Matteo Salvini ora suona la carica: da marzo libereremo l’isola
Il tour a Olbia e Nuoro del vicepremier e leader leghista in vista delle Regionali
L’ex regno del berlusconismo si converte al salvinismo. Ad accogliere il leader della Lega a Olbia una folla che rimanda all’epoca d’oro di Forza Italia quando in città sbarcava l’ex premier. Poche ore dopo stesse scene di delirio a Nuoro, ormai ex capitale sarda della sinistra. E poi a Tortolì dove Matteo Salvini termina la sua prima giornata del breve tour nell’isola che oggi si concluderà a Cagliari. Per il ministro un bagno di folla, al di sopra di ogni aspettativa. Prima a Olbia e poi a Nuoro sale troppo piccole per contenere tutta la gente, fan di tutte le età in fila per un selfie ricordo con il loro idolo, applausi e urla di giubilo a ogni parola del leader. Soprattutto quando rivendica con orgoglio «i porti chiusi» per respingere i migranti. In ogni tappa Salvini mette in scena uno vero e proprio show con una scaletta ben definita. Sanità, spopolamento, trasporti, infrastrutture, Europa. Tutti argomenti che - lui ne è consapevole - hanno un particolare effetto sulla sua gente. Ma è più di tutti il tema dell’accoglienza a scaldare la folla. Ogni volta che Salvini parla di migranti, richiedenti asilo, clandestini - condendo gli interventi con attacchi a Renzi, alla Boldrini e all’Europa matrigna - il pubblico lo accompagna con urla, boati, applausi infiniti. Insomma, dalla Gallura all’Ogliastra, passando per la Barbagia il ministro dell’Interno trasforma il suo comizio in uno show che ogni volta va a concludersi con l’immancabile rito del selfie. «Passate però tutti da destra, mai da sinistra», è la chiusa di ogni tappa.
Lo sbarco a Olbia. A Olbia, appena sbarcato, spilla d’oro di Alberto da Giussano al petto, il suo primo pensiero è per l’Europa di Moscovici. «Ma come si permette di dire che siamo venditori di tappeti? Lui è pagato anche dagli italiani. La smetta di passare le giornate a offendere 60 milioni di cittadini». Fine delle trasmissioni europee. Salvini preferisce sintonizzarsi sulle frequenze sarde. È da mesi che studia questa trasferta nell’isola, il suo luogotenente Eugenio Zoffili, commissario regionale della Lega, gli ha tracciato la strada. E infatti non appena prende la parola Salvini affronta tutte quelle che, a suo dire, sono le emergenze della Sardegna. E dunque anche quelle che saranno le parole d’ordine della campagna elettorale: sanità, spopolamento, agricoltura, trasporti, turismo. «Come ho detto nell’intervista alla Nuova ho ben chiare le priorità dell’isola. E per la prima volta da marzo sarà la Lega a governare e a liberare la Sardegna. Noi rimetteremo al centro le persone», urla dal palco della stazione marittima, senza mai fare il nome di Christian Solinas, il candidato governatore in pectore che sarà annunciato oggi a Cagliari. «In Sardegna c’è una lingua, una bandiera, una cultura. Figurarsi se i candidati li scegliamo a Roma o a Milano a tavolino. Come ho detto a una signora in aeroporto che mi ringraziava per essere venuto a salvare i sardi, lo ribadisco qui: io faccio quello che posso, ma la Sardegna non la salviamo né io né il governo, ma i sardi».
La Regione nel mirino. Sanità e migranti sono gli argomenti più gettonati del Salvini pensiero. «Io mi chiedo come si faccia a risparmiare sulla sanità, chiudendo pronto soccorso, punti nascita, e poi mantenere un esercito di immigrati. Qui c’è un assessore di sinistra (Luigi Arru, ndr) che in un’intervista disse che la Sardegna va ripopolata con i migranti. Gli stessi che poi magari non possono neanche mangiare il porceddu». E poi i trasporti. «Dal Governo centrale decine di milioni di euro a chi gestisce i traghetti e dal giorno alla mattina li cancella. Colpa anche di chi ha fatto in modo che l'autonomia resti sulla carta». E le infrastrutture. «Non è possibile che in un Paese dove si pagano le tasse non arrivino le ferrovie. Bisogna ricostruire le infrastrutture in questo territorio». Non sono mancati riferimenti alla politica nazionale. «Abolirò la legge Fornero, la più infame delle leggi». E poi al rapporto con i 5 stelle. «Io ho tanti difetti, ma se prendo un impegno lo porto fino in fondo. Ho firmato un contratto che dura 5 anni e lo rispetterò. Costi quel che costi».
Contestazioni a Nuoro. Anche in Barbagia c’è la folla ad accoglierlo. Ma a Nuoro non mancano le contestazioni. Alcune centinaia di manifestanti, tenuti a distanza dalle forze dell’ordine, espongono i cartelli “Mai con Salvini” e intonano “Bella ciao”. «Reperti con la bandiera rossa e la falce e martello – li apostrofa Salvini mentre all’ExMe riceve in dono un bronzetto nuragico –. Una risata li accompagnerà». E poi via con la scaletta: sanità, migranti, trasporti, Europa. A Nuoro ne ha anche per Salmo. «È solo l’ultimo che se la prende con me dopo Saviano, Balotelli, Lerner». Da lì corsa a Tortolì per un altro bagno di folla e una cena con i sostenitori. Cinque persone vengono identificate dalla polizia: il motivo? Cantavano “Bella ciao”. Oggi il Salvini tour, prima tappa a Villasimius, si concluderà a Cagliari per l’annuncio della candidatura di Solinas a governatore.
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