I consorzi di bonifica chiedono più competenze
di Paolo Ardovino
Sono i 20 anni di quello di Gallura, ma sotto accusa finisce la riforma del 2006 Tutti i poteri trasferiti all’Enas. Ora c’è la rivolta del mondo delle campagne
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OLBIA. Più che celebrare i suoi 20 anni il Consorzio guarda al futuro. E lo fa con il modo pragmatico di chi vive nelle campagne. Dopo la riforma del 2006 che di fatto ha levato la gestione delle dighe ai Consorzi e le ha date nelle mani dell’Enas, questi enti hanno perso una parte della competenze. E sono stati trasformati in “trasportatori d’acqua”. La riforma sembra non avere avuto in questi anni gli effetti sperati, come dimostra la rivolta non solo dei vertici del Consorzio, ma anche degli esponenti di Coldiretti e Confagricoltura. E anche dalle parole del presidente della commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella, che ha annunciato l’apertura di un’inchiesta conoscitiva sul funzionamento dei consorzi e sul successo globale della riforma. Notizia salutata con favore dal direttore di Coldiretti Luca Saba. «Ottimo, si indaghi su tutti – dice –. Noi siamo pronti. Si guardi cosa produce l’Enas che in 12 anni è passato da 70 a 400 dipendenti. E su come questa riforma abbia danneggiato il mondo delle campagne».
Tra i tanti passamano di microfono è stato ripetuto più volte: l'acqua è un bene primario per la vita di tutti i giorni, anzi no, il bene primario. Si celebrano i primi vent'anni del consorzio di bonifica della Gallura. Candeline di compleanno a parte, l'obbiettivo dell'incontro, moderato dal giornalista Luca Rojch della Nuova Sardegna, è stato quello di riconoscere e proporre, a fronte dei risultati ottenuti in questi ultimi decenni, un ruolo sempre più centrale dell'ente rivolto al mondo dell'agricoltura. Uno sguardo al passato, ma più di uno al futuro.
Una realtà. A dirla tutta, il consorzio gallurese l'adolescenza l'ha superata da un bel po’. Istituito nel 1956, ha iniziato a funzionare realmente solo nel 1994. Nel 1998 si svolgono le prime elezioni consortili con le nomine democratiche degli organi. «Oggi contiamo 3500 consorziati, operiamo su più di 205mila ettari e ricopriamo 17 comuni – ha esordito Giosuè Brundu, direttore generale dell'ente –. Siamo qui per raccontarci, perché è sempre valida la frase che chi non ha memoria non ha storia. In vent'anni abbiamo ereditato opere in stato di fatiscenza, ma ce l'abbiamo fatta con duro lavoro e investimenti. Oggi è arrivato il momento di alzare la testa e pensare al futuro». In sala era presente anche l'unione veneta bonifiche, «Perché è importante – spiega Brundu –, confrontarsi con le esperienze di altre regioni, e in questo settore il Veneto è il top, in modo da capire le opportunità di sviluppo per gli enti di bonifica sardi».
«Il nostro passato ci fa parlare di cose positive, non vedo perché non dovrebbe essere così anche per il futuro - così invece il presidente del consorzio gallurese Marco Marrone -. Un risultato forse neanche troppo apprezzato in Gallura è stato quello di aver portato al suo massimo invaso la diga del Liscia, prima risorsa idrica del territorio».
La questione centrale. Nel suo intervento, Marrone ha parlato anche di partire dai più giovani e quindi dalle scuole in fatto di formazione, poi i riflettori si sono accesi sul nodo-centrale idroelettrica. «Noi ci siamo visti contrapposti alla Regione, ed è stata una battaglia che ci ha visti vincenti al tribunale delle acque pubbliche, e ora ci vediamo contrapposti alla Cassazione. La Regione dimostra di non avere il coraggio di voler portare in porto quest'opera». Il riferimento è al progetto di un impianto idroelettrico sul canale adduttore alimentato dalla diga del Liscia. Dopo il bando nazionale vinto dal consorzio nel 2014, nel luglio dell'anno scorso è arrivata anche la sentenza del tribunale superiore delle acque pubbliche a favore. «È assurdo che non si faccia, ed è assurdo che la regione invece di fermarsi a riflettere destini fondi all'Enas, ciò mi fa pensare strano. Bisognerebbe ragionarci su e permetterci di dare una mano». A rincarare la dose è il sindaco di Olbia Settimo Nizzi. «Parliamo di un bene importante, che dà vita al nostro territorio e per di più se pensiamo allo sviluppo del turismo e dell'agroalimentare», per poi affondare il colpo: «Ci siamo un po' persi quando la Regione ci ha tolto gran parte del governo dell'acqua per portarlo a Cagliari - ha sostenuto Nizzi -, La gestione dell'acqua va data a chi la controlla, e mi batterò per questo».
La Regione. «Vogliamo capire se siamo un ostacolo o possiamo rappresentare un'opportunità»: l'aut-aut l'ha lanciato Giosuè Brundu, e l'ha raccolto l'assessore regionale all'agricoltura Pierluigi Caria, «I consorzi di bonifica sono certamente un'opportunità, non sono in contrapposizione con la Regione, ma anzi si lavora insieme per quelle che sono finalità condivise - ha commentato -, Il consorzio gallurese festeggia vent'anni non è un fatto scontato, quello di Oristano e della Sardegna meridionale sono in corso di commissariamento. Ciò dimostra che l'autogestione che proviene dal basso è stata la scelta migliore, e il consorzio di bonifica della Gallura dimostra nelle proposte e nelle innovazioni, non ultima quella dell'utilizzo dei reflui, di essere capace e valido, ed è stato premiato con un finanziamento straordinario». Ad attaccare è anche Gavino Zirattu, presidente regionale dell’Anbi, associazione nazionale bonifiche irrigue. «In Sardegna si irriga solo il 15 per cento delle colture – spiega –. Un dato che da solo basta a spiegare il fallimento di questa riforma che ha svuotato di competenze i Consorzi. Ha dato poteri all’Enas, centralizzandoli a Cagliari. E alle Province, che ora non esistono più. Chi lavora in campagna non ha più un riferimento. I consorzi potrebbero essere gli unici enti intermedi attivi sul territorio. Ma sono stati svuotati di competenze. È ora che si volti pagina».
Tra i tanti passamano di microfono è stato ripetuto più volte: l'acqua è un bene primario per la vita di tutti i giorni, anzi no, il bene primario. Si celebrano i primi vent'anni del consorzio di bonifica della Gallura. Candeline di compleanno a parte, l'obbiettivo dell'incontro, moderato dal giornalista Luca Rojch della Nuova Sardegna, è stato quello di riconoscere e proporre, a fronte dei risultati ottenuti in questi ultimi decenni, un ruolo sempre più centrale dell'ente rivolto al mondo dell'agricoltura. Uno sguardo al passato, ma più di uno al futuro.
Una realtà. A dirla tutta, il consorzio gallurese l'adolescenza l'ha superata da un bel po’. Istituito nel 1956, ha iniziato a funzionare realmente solo nel 1994. Nel 1998 si svolgono le prime elezioni consortili con le nomine democratiche degli organi. «Oggi contiamo 3500 consorziati, operiamo su più di 205mila ettari e ricopriamo 17 comuni – ha esordito Giosuè Brundu, direttore generale dell'ente –. Siamo qui per raccontarci, perché è sempre valida la frase che chi non ha memoria non ha storia. In vent'anni abbiamo ereditato opere in stato di fatiscenza, ma ce l'abbiamo fatta con duro lavoro e investimenti. Oggi è arrivato il momento di alzare la testa e pensare al futuro». In sala era presente anche l'unione veneta bonifiche, «Perché è importante – spiega Brundu –, confrontarsi con le esperienze di altre regioni, e in questo settore il Veneto è il top, in modo da capire le opportunità di sviluppo per gli enti di bonifica sardi».
«Il nostro passato ci fa parlare di cose positive, non vedo perché non dovrebbe essere così anche per il futuro - così invece il presidente del consorzio gallurese Marco Marrone -. Un risultato forse neanche troppo apprezzato in Gallura è stato quello di aver portato al suo massimo invaso la diga del Liscia, prima risorsa idrica del territorio».
La questione centrale. Nel suo intervento, Marrone ha parlato anche di partire dai più giovani e quindi dalle scuole in fatto di formazione, poi i riflettori si sono accesi sul nodo-centrale idroelettrica. «Noi ci siamo visti contrapposti alla Regione, ed è stata una battaglia che ci ha visti vincenti al tribunale delle acque pubbliche, e ora ci vediamo contrapposti alla Cassazione. La Regione dimostra di non avere il coraggio di voler portare in porto quest'opera». Il riferimento è al progetto di un impianto idroelettrico sul canale adduttore alimentato dalla diga del Liscia. Dopo il bando nazionale vinto dal consorzio nel 2014, nel luglio dell'anno scorso è arrivata anche la sentenza del tribunale superiore delle acque pubbliche a favore. «È assurdo che non si faccia, ed è assurdo che la regione invece di fermarsi a riflettere destini fondi all'Enas, ciò mi fa pensare strano. Bisognerebbe ragionarci su e permetterci di dare una mano». A rincarare la dose è il sindaco di Olbia Settimo Nizzi. «Parliamo di un bene importante, che dà vita al nostro territorio e per di più se pensiamo allo sviluppo del turismo e dell'agroalimentare», per poi affondare il colpo: «Ci siamo un po' persi quando la Regione ci ha tolto gran parte del governo dell'acqua per portarlo a Cagliari - ha sostenuto Nizzi -, La gestione dell'acqua va data a chi la controlla, e mi batterò per questo».
La Regione. «Vogliamo capire se siamo un ostacolo o possiamo rappresentare un'opportunità»: l'aut-aut l'ha lanciato Giosuè Brundu, e l'ha raccolto l'assessore regionale all'agricoltura Pierluigi Caria, «I consorzi di bonifica sono certamente un'opportunità, non sono in contrapposizione con la Regione, ma anzi si lavora insieme per quelle che sono finalità condivise - ha commentato -, Il consorzio gallurese festeggia vent'anni non è un fatto scontato, quello di Oristano e della Sardegna meridionale sono in corso di commissariamento. Ciò dimostra che l'autogestione che proviene dal basso è stata la scelta migliore, e il consorzio di bonifica della Gallura dimostra nelle proposte e nelle innovazioni, non ultima quella dell'utilizzo dei reflui, di essere capace e valido, ed è stato premiato con un finanziamento straordinario». Ad attaccare è anche Gavino Zirattu, presidente regionale dell’Anbi, associazione nazionale bonifiche irrigue. «In Sardegna si irriga solo il 15 per cento delle colture – spiega –. Un dato che da solo basta a spiegare il fallimento di questa riforma che ha svuotato di competenze i Consorzi. Ha dato poteri all’Enas, centralizzandoli a Cagliari. E alle Province, che ora non esistono più. Chi lavora in campagna non ha più un riferimento. I consorzi potrebbero essere gli unici enti intermedi attivi sul territorio. Ma sono stati svuotati di competenze. È ora che si volti pagina».
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