Ruggiu: basta promesse la politica cambi il passo
di Gianna Zazzara
L’appello del presidente della Confindustria del Centro-Nord Sardegna «Serve uno scatto. Finora non si è fatto molto per far ripartire l’economia»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Della giunta Pigliaru quasi non parla: «Bene il progetto di metanizzazione e il sostegno alle imprese per l’internazionalizzazione, comunque ora siamo in attesa di vedere cosa riusciranno a fare i prossimi che saliranno al potere. Preferenze? Noi giudichiamo i provvedimenti, non siamo pro o contro un partito. Guardiamo i fatti. Finora in Sardegna non si è fatto molto per far ripartire l’economia. Il risultato è che le imprese stanno soffrendo e il lavoro è sempre di meno». Giuseppe Ruggiu, oristanese, 53 anni, dal 1992 alla guida dell’azienda di famiglia, realtà di punta nel settore estrattivo, appena eletto presidente della Confindustria del Centro Nord Sardegna per i prossimi 4 anni, ha le idee chiare su quello che serve alla Sardegna. «Uno scatto di reni che la proietti nel futuro. Noi industriali lo chiediamo da anni, da decenni. Per far ripartire l’isola ci vuole una vera e propria rivoluzione: infrastrutture, trasporti, collegamenti interni, istruzione di qualità. Solo così potremo dare un futuro ai nostri giovani, perché se loro continuano a fuggire l’isola è condannata a un destino amaro».
I giovani sono al centro del programma col quale Ruggiu si è presentato alla platea degli imprenditori del centro e del nord Sardegna. «I giovani devono capire che il posto fisso in Italia non esiste più, dobbiamo promuovere una cultura d’impresa. E noi siamo al loro fianco. Per questo l’associazione collabora con gli istituti tecnici, i licei e l’università di Sassari per formare le figure richieste dal mercato dal lavoro: oggi mancano 500mila tecnici in Italia. Il lavoro c’è, almeno nel resto d’Italia, purtroppo le aziende hanno difficoltà a trovare i profili di cui hanno bisogno. Confindustria cerca di colmare questo gap avvicinando la scuola alle imprese».
Ma su quali settori deve puntare la Sardegna per ripartire? «Il turismo, ovviamente, è la voce trainante dell’economia sarda, soprattutto nel nord dell’isola. Ma è un settore ancora poco sfruttato. Anzi, dirò di più. Gli imprenditori turistici sardi sono degli eroi, viste le condizioni in cui sono costretti ad operare. Non ci sono collegamenti interni, per non parlare dei trasporti e in particolare della continuità territoriale. Oggi sui voli in continuità dopo marzo non si può più prenotare: ma come si fa a fare programmazione turistica in questo modo? ».
La Sardegna, per Ruggiu, non è solo turismo. «Anche l’industria deve avere un suo spazio. Non siamo più negli anni ’70 quando la grande industria era sinonimo di inquinamento, oggi anche le grandi imprese sono attente all’ambiente. Come associazione ci auguriamo che parta al più presto il progetto Matrica della chimica verde, a Porto Torres. E siamo molto soddisfatti per l’avvio dei lavori per i depositi costieri di Gnl, a Oristano». Attenzione anche all’agroalimentare. «Confindustria ha sempre spinto le imprese sarde a conquistarsi uno spazio nei mercati esteri, con risultati lusinghieri. La Sardegna ha prodotti di qualità che meritano di essere conosciuti».
Un tasto dolente per le imprese è l’eccessiva burocrazia. «In questo l’attuale giunta ci ha messo del suo. I bandi T1, T2 e T3 a sostegno delle piccole e medie imprese, ad esempio, sono di una complicazione mostruosa. Ecco, al prossimo governo regionale chiederemo di partire proprio da qui. Serve una struttura snella e veloce, che dia risposte in tempi certi. Di questo hanno bisogno gli imprenditori, solo così si può ripartire». Perché non ha avuto successo il bonus previsto dal progetto Lavoras per assumere i giovani? «Un’azienda assume quando le previsioni economiche sono buone non perché ha uno sconto, è questa l’amara verità». Un auspicio per i sardi e per la Sardegna? «Che i prossimi cinque anni siano l’occasione giusta. Confindustria Sardegna presenterà un progetto alle forze politiche che governeranno la Regione. Gli imprenditori ci sono, ora tocca alla politica fare la sua parte. Basta con le promesse a vuoto».
I giovani sono al centro del programma col quale Ruggiu si è presentato alla platea degli imprenditori del centro e del nord Sardegna. «I giovani devono capire che il posto fisso in Italia non esiste più, dobbiamo promuovere una cultura d’impresa. E noi siamo al loro fianco. Per questo l’associazione collabora con gli istituti tecnici, i licei e l’università di Sassari per formare le figure richieste dal mercato dal lavoro: oggi mancano 500mila tecnici in Italia. Il lavoro c’è, almeno nel resto d’Italia, purtroppo le aziende hanno difficoltà a trovare i profili di cui hanno bisogno. Confindustria cerca di colmare questo gap avvicinando la scuola alle imprese».
Ma su quali settori deve puntare la Sardegna per ripartire? «Il turismo, ovviamente, è la voce trainante dell’economia sarda, soprattutto nel nord dell’isola. Ma è un settore ancora poco sfruttato. Anzi, dirò di più. Gli imprenditori turistici sardi sono degli eroi, viste le condizioni in cui sono costretti ad operare. Non ci sono collegamenti interni, per non parlare dei trasporti e in particolare della continuità territoriale. Oggi sui voli in continuità dopo marzo non si può più prenotare: ma come si fa a fare programmazione turistica in questo modo? ».
La Sardegna, per Ruggiu, non è solo turismo. «Anche l’industria deve avere un suo spazio. Non siamo più negli anni ’70 quando la grande industria era sinonimo di inquinamento, oggi anche le grandi imprese sono attente all’ambiente. Come associazione ci auguriamo che parta al più presto il progetto Matrica della chimica verde, a Porto Torres. E siamo molto soddisfatti per l’avvio dei lavori per i depositi costieri di Gnl, a Oristano». Attenzione anche all’agroalimentare. «Confindustria ha sempre spinto le imprese sarde a conquistarsi uno spazio nei mercati esteri, con risultati lusinghieri. La Sardegna ha prodotti di qualità che meritano di essere conosciuti».
Un tasto dolente per le imprese è l’eccessiva burocrazia. «In questo l’attuale giunta ci ha messo del suo. I bandi T1, T2 e T3 a sostegno delle piccole e medie imprese, ad esempio, sono di una complicazione mostruosa. Ecco, al prossimo governo regionale chiederemo di partire proprio da qui. Serve una struttura snella e veloce, che dia risposte in tempi certi. Di questo hanno bisogno gli imprenditori, solo così si può ripartire». Perché non ha avuto successo il bonus previsto dal progetto Lavoras per assumere i giovani? «Un’azienda assume quando le previsioni economiche sono buone non perché ha uno sconto, è questa l’amara verità». Un auspicio per i sardi e per la Sardegna? «Che i prossimi cinque anni siano l’occasione giusta. Confindustria Sardegna presenterà un progetto alle forze politiche che governeranno la Regione. Gli imprenditori ci sono, ora tocca alla politica fare la sua parte. Basta con le promesse a vuoto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
