La Nuova Sardegna

La cocaina dal Sud America in cella 52enne di Borore

di Silvia Sanna
La cocaina dal Sud America in cella 52enne di Borore

Residente a Sassari, è considerato il referente sardo dell’organizzazione

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SASSARI. Alle 6 del mattino gli agenti della squadra mobile di Sassari sono andati a prenderlo nell’azienda a Truncu Reale. Lussorio Manca, 52 anni, di Borore, una vita a Sassari, ancora dormiva. L’imprenditore, titolare della Calcestruzzi Mejlogu, con sede legale a Ittiri, è accusato di fare parte di un'associazione criminale finalizzata al traffico internazionale e alla distribuzione di ingenti quantitativi di cocaina. Secondo le indagini della Procura distrettuale antimafia di Milano, Manca era il referente sardo della rete che operava tra il Sud America, la Lombardia e la Calabria, con una base logistica nel Varesotto: in contemporanea all’arresto di Lussorio Manca a Sassari, altri 6 ordinanze di custodia in carcere sono state eseguite dagli agenti del commissariato di polizia di Busto Arsizio, guidati da Franco Novati. Manca, assistito dall’avvocato Gian Marco Mura, dopo la perquisizione personale e all’interno dell’azienda eseguita dai poliziotti coordinati dal dirigente Dario Mongiovì, è stato accompagnato nel carcere di Bancali. Secondo gli investigatori attraverso società e imprese dall'apparenza pulite sarebbe riuscito a fornire copertura all'acquisto di partite di cocaina attraverso falsi ordini di merce e di organizzarne il trasporto via mare, nascondendola su mezzi industriali o container.

Operazione Pineapple. L’hanno chiamata così perché la droga viaggiava insieme alle cassette cariche di ananas provenienti da Santo Domingo. I panetti nascosti in mezzo alla frutta tropicale venivano presi in carico nell’area cargo dell’aeroporto di Milano Malpensa da due componenti dell’organizzazione che lavoravano nello scalo come addetti di una cooperativa: erano loro a recuperare la droga e a fare in modo che superasse indenne i controlli di sicurezza e la videosorveglianza per poi consegnarla ai complici che si sarebbero occupati di smistarla e distribuirla. Non sempre però l’operazione andava a buon fine: l’indagine prese il via nel 2016 in seguito alla segnalazione di un commerciante di Padova che in mezzo alle cassette di ananas appena scaricate nel suo magazzino trovò due panetti di cocaina, evidentemente dimenticati durante la fase di trasbordo dall’aeroporto.

L’organizzazione. L’indagine, condotta dal commissariato di Busto Arsizio sotto la direzione della procura cittadina e della Dds di Milano poi, prese le mosse da quell’episodio e si concentrò nella fase iniziale sulla figura di Francesco Ceravolo, 64 anni, originario di Montebello Ionico (Reggio Calabria) ma bustese di adozione, indicato come trafficante in grado di trattare notevoli quantitativi di cocaina. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire tutto l’organigramma dell’associazione, nella quale Ceravolo agiva come intermediario. Al vertice del gruppo secondo gli inquirenti c’è Mario Palamara (49 anni), originario di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) e residente a Barlassina (provincia di Monza Brianza) latitante dal 2015 in seguito ad un’altra operazione antidroga della procura di Venezia. Al suo fianco agiva Salvatore Antonino Costantino (53 anni), originario di Nicotera (Vibo Valentia) e residente a Milano. Mentre Raffaele Cirillo (48 anni) e Angelo Grilli (51 anni), entrambi di Lonate Pozzolo (Varese) erano gli addetti dello scalo di Malpensa che si occupava di recuperare la cocaina dalle cassette di ananas sbarcate da Santo Domingo. I carichi settimanali di droga oscillavano tra i 5 e i 10 chili. L’anello di collegamento tra la parte lombarda dell’organizzazione e il referente in Sardegna Lussorio Manca secondo gli inquirenti era Marco Airoldi, 53 enne di Samarate (Varese), ritenuto un insospettabile «procacciatore d'affari» dello spaccio.

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