il report unioncamere
L’isola fatica a uscire dalla crisi Segnali positivi solo dal turismo
SASSARI. Qual è la salute dell’economia sarda dopo la Grande crisi del 2008? A questa risposta ha cercato di dare una risposta il primo report regionale su economia, imprese e territorio realizzato...
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SASSARI. Qual è la salute dell’economia sarda dopo la Grande crisi del 2008? A questa risposta ha cercato di dare una risposta il primo report regionale su economia, imprese e territorio realizzato da Agenzia per la Coesione territoriale e Unioncamere, e presentato ieri alla Camera di Commercio di Cagliari. In platea il presidente Maurizio De Pascale e l’assessore regionale alla programmazione, Raffaele Paci (nella foto).
Secondo gli analisti, l’economia della Sardegna non è ancora uscita dalla crisi. L’unico settore che sta facendo da traino è il turismo ma, purtroppo, non è sufficiente a spazzare via i problemi, tanto che il Pil dell’isola è inferiore alla media nazionale. A questo bisogna aggiungere l’invecchiamento demografico e la scarsa capacità di esplorare i mercati internazionali che aprirebbero nuove prospettive economiche.
Come emerge dal report, il Pil dell’isola ha avuto negli ultimi anni un andamento altalenante. Da un valore negativo nel 2013, nel 2015 ha superato la media di Italia e Sud e Isole, con un +2,3%. La tendenza si è nuovamente invertita nel 2016 con un meno 0,9%. In difficoltà l’industria e le costruzioni. Il primo settore dall’inizio della crisi ha perso oltre il 40% del proprio valore economico. Le costruzioni invece hanno cominciato a manifestare solo nel 2016 segnali positivi, ma non sufficienti a recuperare il 41% di valore aggiunto perduto. In crisi anche l’industria mineraria. Preoccupano anche il numero di occupati, con un calo di 44mila unità dal 2008 al 2017, la spesa media delle famiglie ridotta in termini nominali del 18%, l’elevata presenza di famiglie povere e l’indice di vecchiaia che si attesta su un valore di 195%, rispetto ad una media del Mezzogiorno di 148,7%. Nel 2017 per la prima volta nella storia l’isola ha superato la soglia di 200 (2 anziani ogni giovane) ed è la quarta regione più anziana d’Italia. Gli unici segnali positivi arrivano dal turismo, con un aumento consistente delle presenze (+24,4% tra 2012 e 2016). Sul fronte di agricoltura e allevamento, infine, le aziende incidono per il 20,4% sul totale delle imprese: pur essendo diminuite nel 2017 (-0,7% sul 2012), registrano un notevole incremento del proprio valore aggiunto e un aumento dell’occupazione.
Secondo gli analisti, l’economia della Sardegna non è ancora uscita dalla crisi. L’unico settore che sta facendo da traino è il turismo ma, purtroppo, non è sufficiente a spazzare via i problemi, tanto che il Pil dell’isola è inferiore alla media nazionale. A questo bisogna aggiungere l’invecchiamento demografico e la scarsa capacità di esplorare i mercati internazionali che aprirebbero nuove prospettive economiche.
Come emerge dal report, il Pil dell’isola ha avuto negli ultimi anni un andamento altalenante. Da un valore negativo nel 2013, nel 2015 ha superato la media di Italia e Sud e Isole, con un +2,3%. La tendenza si è nuovamente invertita nel 2016 con un meno 0,9%. In difficoltà l’industria e le costruzioni. Il primo settore dall’inizio della crisi ha perso oltre il 40% del proprio valore economico. Le costruzioni invece hanno cominciato a manifestare solo nel 2016 segnali positivi, ma non sufficienti a recuperare il 41% di valore aggiunto perduto. In crisi anche l’industria mineraria. Preoccupano anche il numero di occupati, con un calo di 44mila unità dal 2008 al 2017, la spesa media delle famiglie ridotta in termini nominali del 18%, l’elevata presenza di famiglie povere e l’indice di vecchiaia che si attesta su un valore di 195%, rispetto ad una media del Mezzogiorno di 148,7%. Nel 2017 per la prima volta nella storia l’isola ha superato la soglia di 200 (2 anziani ogni giovane) ed è la quarta regione più anziana d’Italia. Gli unici segnali positivi arrivano dal turismo, con un aumento consistente delle presenze (+24,4% tra 2012 e 2016). Sul fronte di agricoltura e allevamento, infine, le aziende incidono per il 20,4% sul totale delle imprese: pur essendo diminuite nel 2017 (-0,7% sul 2012), registrano un notevole incremento del proprio valore aggiunto e un aumento dell’occupazione.
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