SOLINAS VA MA RESTANO LE DIVISIONI
di LUCA ROJCH
Le regioni spartite a tavolino a Roma e assegnate come province dell’impero a sfere di influenza.E neanche un sondaggio last minute, sulla non troppo brillante performance del candidato, è servito...
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Le regioni spartite a tavolino a Roma e assegnate come province dell’impero a sfere di influenza.
E neanche un sondaggio last minute, sulla non troppo brillante performance del candidato, è servito per ora a scalfire le decisioni di Roma. Ma ci potrebbe essere un ulteriore colpo di scena. Si potrebbero rimettere in gioco le decisioni. Salvini ha disertato il tavolo con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni ad Arcore, al suo posto è andato Giancarlo Giorgetti. Si è abbozzata l’ipotesi di spostare le bandierine nella cartina dell’Italia delle Regioni. Ridiscutere i candidati nel Risiko degli equilibri del centrodestra.
In altre parole la nomina di Solinas dovrà passare per Arcore.
Ma la vera debolezza di Forza Italia, al di là delle percentuali da grande depressione dei sondaggi, è stata fino a ora la mancanza di un reale candidato. Un homo novus che possa riscrivere la storia narcotizzata di queste primarie da tavolino ristretto. Gli azzurri hanno cercato di nascondere le profonde spaccature sotto lo strato di cerone di una apparente unità. La conferma della piena fiducia di Berlusconi al coordinatore Cappellacci non è bastata da sola a sedare la lotta tra fazioni all’interno del partito. Forza Italia somiglia a una scintillante fuoriserie dal motore esploso. Il loro è un azzurro stanco.
Solinas dalla sua parte ha un’agilità politica che lo ha portato con naturalezza ad appoggiare tre anni fa la coalizione di Massimo Zedda alle Comunali di Cagliari. Solo due anni prima aveva sostenuto Ugo Cappellacci nelle fila del centrodestra per le Regionali.
Ma la vera svolta Solinas l’ha fatta quando ha abbracciato la Lega. Dimenticata la richiesta dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio, che nel 2012 aveva proposto di vendere la Sardegna per ridurre il deficit, il nuovo leader del centrodestra sardo ha fatto un patto d’acciaio con Matteo Salvini. La Lega ha fatto breccia nel cuore dei sardi. Il Psd’Az è passato dal 4,6 per cento delle Regionali del 2014, all’11 per cento delle Politiche nel 2018, in tandem con la Lega. Il Carroccio è schizzato da un lilliputziano 0,1 del 2013 all’11 per cento del voto di marzo. E ora la creatura di Salvini non si ferma più.
I sondaggi la danno in costante ascesa e la indicano come primo partito del centrodestra. Solinas è riuscito a diventare senatore e ora a guidare la coalizione alle Regionali. Solo due anni fa sarebbe stata fantascienza. A febbraio a innalzare il vessillo della Lega sul palazzo della Regione saranno quattro mori.
@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA
E neanche un sondaggio last minute, sulla non troppo brillante performance del candidato, è servito per ora a scalfire le decisioni di Roma. Ma ci potrebbe essere un ulteriore colpo di scena. Si potrebbero rimettere in gioco le decisioni. Salvini ha disertato il tavolo con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni ad Arcore, al suo posto è andato Giancarlo Giorgetti. Si è abbozzata l’ipotesi di spostare le bandierine nella cartina dell’Italia delle Regioni. Ridiscutere i candidati nel Risiko degli equilibri del centrodestra.
In altre parole la nomina di Solinas dovrà passare per Arcore.
Ma la vera debolezza di Forza Italia, al di là delle percentuali da grande depressione dei sondaggi, è stata fino a ora la mancanza di un reale candidato. Un homo novus che possa riscrivere la storia narcotizzata di queste primarie da tavolino ristretto. Gli azzurri hanno cercato di nascondere le profonde spaccature sotto lo strato di cerone di una apparente unità. La conferma della piena fiducia di Berlusconi al coordinatore Cappellacci non è bastata da sola a sedare la lotta tra fazioni all’interno del partito. Forza Italia somiglia a una scintillante fuoriserie dal motore esploso. Il loro è un azzurro stanco.
Solinas dalla sua parte ha un’agilità politica che lo ha portato con naturalezza ad appoggiare tre anni fa la coalizione di Massimo Zedda alle Comunali di Cagliari. Solo due anni prima aveva sostenuto Ugo Cappellacci nelle fila del centrodestra per le Regionali.
Ma la vera svolta Solinas l’ha fatta quando ha abbracciato la Lega. Dimenticata la richiesta dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio, che nel 2012 aveva proposto di vendere la Sardegna per ridurre il deficit, il nuovo leader del centrodestra sardo ha fatto un patto d’acciaio con Matteo Salvini. La Lega ha fatto breccia nel cuore dei sardi. Il Psd’Az è passato dal 4,6 per cento delle Regionali del 2014, all’11 per cento delle Politiche nel 2018, in tandem con la Lega. Il Carroccio è schizzato da un lilliputziano 0,1 del 2013 all’11 per cento del voto di marzo. E ora la creatura di Salvini non si ferma più.
I sondaggi la danno in costante ascesa e la indicano come primo partito del centrodestra. Solinas è riuscito a diventare senatore e ora a guidare la coalizione alle Regionali. Solo due anni fa sarebbe stata fantascienza. A febbraio a innalzare il vessillo della Lega sul palazzo della Regione saranno quattro mori.
@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA
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