Il tesoro di Olbia: scoperta la domus segreta
di Dario Budroni
Archeologi al lavoro su muri e affreschi di un edificio di epoca romana
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OLBIA. Il viaggio nel tempo comincia da una anonima porticina che si affaccia su un cortile. La sensazione è quella di perdersi dentro un tunnel che pian piano ti riporta indietro nei millenni. Siamo nel cuore antico della città. Esattamente sotto corso Umberto, dove le robuste fondamenta del palazzo dell’ex scolastico si impiantano nell’oscurità della terra asciutta. È qua sotto che i resti di quella che appare come una grande domus romana hanno resistito allo scorrere dei secoli. Per illuminare quel che resta dello splendore dell’impero romano serve armarsi di una piccola torcia. Tutto attorno compaiono antiche mura e anfore incastrate nella terra. È solo l’ultimo regalo di una città che forse troppe volte ha dimenticato di avere un passato da fare invidia. Olbia è fatta così: sopra i ritmi frenetici della quotidianità, sotto il silenzio della storia sepolta dalla modernità. I resti dell’edificio che si trovano esattamente sotto l’ex palazzone dello scolastico, da qualche anno trasformato in sede comunale, sono conosciuti soltanto dagli archeologi e al massimo da qualche attento appassionato di storia. Ma il resto della città ignora totalmente la loro esistenza. Nessuno li ha mai visti, nessuno ne sa nulla. Il Comune però ha preso un impegno: l’antico edificio sarà presto scavato e qui, in pieno centro storico, nascerà un piccolo museo. Anche perché ci sono ancora degli straordinari affreschi da comporre, restaurare e mettere in mostra. Cose che a Olbia nessuno ha ancora avuto la fortuna di ammirare.
Splendore imperiale. L’antico edificio si trova sotto gli archi di scarico delle fondamenta dell’ex scolastico. La posizione centrale, le dimensioni e soprattutto le pareti affrescate suggeriscono che si tratti di una delle strutture più belle ed eleganti dell’Olbia antica. «Nel 1911 il Taramelli, che era il soprintendente della Sardegna, durante i lavori del palazzo dello scolastico trovò due teste di statua: una dell’imperatore Nerone e l’altra dell’imperatore Traiano, oggi esposte al museo di Cagliari – spiega Rubens D’Oriano, archeologo della Soprintendenza –. Invece verso la fine degli anni Settanta venne fatto un intervento di scavo parziale e furono messi in luce i muri poderosi che possiamo ammirare oggi. Inoltre vennero fuori svariati frammenti di affreschi. Comunque è ancora difficile dire se si tratti di una importante casa privata, cioè una domus, oppure di un edificio pubblico. Ma stiamo sicuramente parlando di una delle strutture più rilevanti e più significative trovate nella storia degli scavi di Olbia dalla fine dell’Ottocento». La struttura, insomma, era una delle più belle della città antica. Anche perché si trovava nel cuore pulsante dell’Olbia romana. «Si affacciava sulla strada principale, perché quello che oggi è Corso Umberto era la strada più importante anche nell’antichità – continua Rubens D’Oriano –. Dal porto urbano, che era qui vicino, la strada portava al santuario di Ercole, che si trova sotto la chiesa di San Paolo, e arrivava fino in piazza Regina Margherita. Proprio come oggi».
Un nuovo scavo. La soprintendenza archeologica, con il sostegno annunciato dall’amministrazione comunale, adesso si prepara a effettuare uno scavo per riportare alla luce l’antico edificio. «I settori non sono stati tutti scavati – dice Francesco Carrera, anche lui archeologo della soprintendenza –. E questo significa che, attraverso nuovi scavi, possiamo trovare quella che per noi è la stratigrafia, cioè la successione di strati che definiscono i vari periodi. Potremo così dare una datazione precisa all’edificio. Se osserviamo bene il luogo, notiamo altre strutture che si trovano al di sotto e che non sono state mai scavate». Qualche certezza, però, al momento c’è. «Di sicuro stiamo parlando dell’età imperiale di Roma. Su questo non c’è alcun dubbio – sottolinea Rubens D’Oriano –. E i vari dati raccolti ci fanno capire che di questo edificio esistono diverse fasi. Sicuramente ci sono due momenti di edificazione e di riedificazione».
Gli affreschi. Una quarantina di anni fa, sotto le arcate sotterranee dello scolastico, erano stati recuperati importanti frammenti di pareti affrescate, poi messi da parte e quasi dimenticati. Da poco, però, gli archeologi hanno cominciato a prendere nuovamente in esame gli affreschi trovati nel sottosuolo. E visto che il materiale è davvero numeroso, il Comune ha deciso di partecipare a un bando della Fondazione di Sardegna con la speranza di poter reperire le risorse per poter finanziare il restauro. Anche perché gli affreschi, che riportano cornici colorate, fantasie vegetali e anche figure umane, sono di rara bellezza. «Si vede per esempio una testona umana con una parte del corpo – afferma D’Oriano, grande conoscitore della storia olbiese –. Stiamo parlando di affreschi di ottima qualità. Poi vedremo un po’ cosa ne verrà fuori. C’è ancora tanto da scoprire».
Olbia come Roma. La sorpresa ora riguarda l’ex scolastico, ma il centro storico di Olbia è tutto così. «La città antica è letteralmente sotto i nostri piedi – ricorda Rubens D’Oriano –. E non sotto cinque metri, ma sotto cinquanta centimetri. L’Olbia moderna è stata costruita esattamente sopra l’Olbia antica». Una caratteristica dal valore inestimabile. «È un caso più unico che raro in Italia – sottolinea Francesco Carrera –. Gli edifici antichi sono sotto di noi. Solo Roma ha cose del genere».
Splendore imperiale. L’antico edificio si trova sotto gli archi di scarico delle fondamenta dell’ex scolastico. La posizione centrale, le dimensioni e soprattutto le pareti affrescate suggeriscono che si tratti di una delle strutture più belle ed eleganti dell’Olbia antica. «Nel 1911 il Taramelli, che era il soprintendente della Sardegna, durante i lavori del palazzo dello scolastico trovò due teste di statua: una dell’imperatore Nerone e l’altra dell’imperatore Traiano, oggi esposte al museo di Cagliari – spiega Rubens D’Oriano, archeologo della Soprintendenza –. Invece verso la fine degli anni Settanta venne fatto un intervento di scavo parziale e furono messi in luce i muri poderosi che possiamo ammirare oggi. Inoltre vennero fuori svariati frammenti di affreschi. Comunque è ancora difficile dire se si tratti di una importante casa privata, cioè una domus, oppure di un edificio pubblico. Ma stiamo sicuramente parlando di una delle strutture più rilevanti e più significative trovate nella storia degli scavi di Olbia dalla fine dell’Ottocento». La struttura, insomma, era una delle più belle della città antica. Anche perché si trovava nel cuore pulsante dell’Olbia romana. «Si affacciava sulla strada principale, perché quello che oggi è Corso Umberto era la strada più importante anche nell’antichità – continua Rubens D’Oriano –. Dal porto urbano, che era qui vicino, la strada portava al santuario di Ercole, che si trova sotto la chiesa di San Paolo, e arrivava fino in piazza Regina Margherita. Proprio come oggi».
Un nuovo scavo. La soprintendenza archeologica, con il sostegno annunciato dall’amministrazione comunale, adesso si prepara a effettuare uno scavo per riportare alla luce l’antico edificio. «I settori non sono stati tutti scavati – dice Francesco Carrera, anche lui archeologo della soprintendenza –. E questo significa che, attraverso nuovi scavi, possiamo trovare quella che per noi è la stratigrafia, cioè la successione di strati che definiscono i vari periodi. Potremo così dare una datazione precisa all’edificio. Se osserviamo bene il luogo, notiamo altre strutture che si trovano al di sotto e che non sono state mai scavate». Qualche certezza, però, al momento c’è. «Di sicuro stiamo parlando dell’età imperiale di Roma. Su questo non c’è alcun dubbio – sottolinea Rubens D’Oriano –. E i vari dati raccolti ci fanno capire che di questo edificio esistono diverse fasi. Sicuramente ci sono due momenti di edificazione e di riedificazione».
Gli affreschi. Una quarantina di anni fa, sotto le arcate sotterranee dello scolastico, erano stati recuperati importanti frammenti di pareti affrescate, poi messi da parte e quasi dimenticati. Da poco, però, gli archeologi hanno cominciato a prendere nuovamente in esame gli affreschi trovati nel sottosuolo. E visto che il materiale è davvero numeroso, il Comune ha deciso di partecipare a un bando della Fondazione di Sardegna con la speranza di poter reperire le risorse per poter finanziare il restauro. Anche perché gli affreschi, che riportano cornici colorate, fantasie vegetali e anche figure umane, sono di rara bellezza. «Si vede per esempio una testona umana con una parte del corpo – afferma D’Oriano, grande conoscitore della storia olbiese –. Stiamo parlando di affreschi di ottima qualità. Poi vedremo un po’ cosa ne verrà fuori. C’è ancora tanto da scoprire».
Olbia come Roma. La sorpresa ora riguarda l’ex scolastico, ma il centro storico di Olbia è tutto così. «La città antica è letteralmente sotto i nostri piedi – ricorda Rubens D’Oriano –. E non sotto cinque metri, ma sotto cinquanta centimetri. L’Olbia moderna è stata costruita esattamente sopra l’Olbia antica». Una caratteristica dal valore inestimabile. «È un caso più unico che raro in Italia – sottolinea Francesco Carrera –. Gli edifici antichi sono sotto di noi. Solo Roma ha cose del genere».
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