Un’eredità sfruttata solo a metà
Delle 24 navi ritrovate nel 1999 due sono esposte al museo archeologico
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OLBIA. In città è quasi impossibile tenere il conto delle scoperte archeologiche. Perché tombe romane e anfore ben conservate spuntano dal sottosuolo ogni volta che nel centro storico si scava un po’ più a fondo. Due anni fa, per esempio, nella centralissima via D’Annunzio gli operai stavano impiantando la nuova rete del gas quando vennero fuori scheletri e corredi funerari. Una delle scoperte più importanti fu quella del 2011, quando il Comune aveva deciso di demolire abitazioni e depositi dei bus per realizzare una grande piazza davanti alla basilica di San Simplicio. In questo caso spuntarono 450 tombe romane, più la rampa di accesso al tempio di Cerere (che si trovava al posto della basilica), due pozzi greci, gioielli, statuine ex voto e una fornace medievale. Una parte del sito è stata salvata e protetta dietro le mura spesse di un museo. Invece una decina di anni fa, davanti al municipio, venne fuori una bella porzione del foro romano, poi salvato solo in parte. Ma ciò che rende Olbia una città unica al mondo è la scoperta del 1999, quando durante i lavori per la realizzazione del tunnel gli archeologi trovarono la bellezza di ventiquattro antichissime navi. Un patrimonio dal valore inestimabile ma che non si riesce a valorizzare, visto che il museo archeologico al momento ospita solo due navi romane e una piccola imbarcazione medievale. Grandi scoperte anche in via Regina Elena. Qui, sempre una decina di anni fa, fu scoperto un intero quartiere di età punica. Tutto venne fotografato e risotterrato, perché le esigenze del presente quasi mai vanno d’accordo con le bellezze del passato. Numerosi ancora i ritrovamenti nel centro storico, a cominciare dal tempio di Ercole trovato nel piazzale della chiesa di San Paolo. Nei sotterranei della Locanda del Conte Mameli, uno degli hotel più rinomati della città, si può addirittura passeggiare dentro una condotta dell’acquedotto romano trasformata in una elegante area relax. E poi, sia nel centro città che nell’agro, ci sono decine di siti archeologici ben visibili ma per nulla valorizzati, anche se l’obiettivo più volte espresso dall’amministrazione comunale è quello di creare una rete di gestione che comprenda anche il museo archeologico. Le mura puniche di via Torino, unico esempio nel Mediterraneo, sono state più volte prese di mira dai vandali armati di bomboletta spray. Semi abbandonato anche il castello di Pedres e totalmente abbandonato il castello bizantino di Sa Paulazza. Sono ben curati, invece, altri siti come la tomba dei giganti, il pozzo sacro e l’acquedotto romano. Il caso più vergognoso però è sicuramente quello rappresentato dal villaggio nuragico Belveghile, non lontano dalla zona industriale: nessuno lo ha mai visto perché quasi 30 anni fa ci costruirono sopra un cavalcavia. (d.b.)
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