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Pigliaru a Conte: stop alle armi all’Arabia Saudita

Pigliaru a Conte: stop alle armi all’Arabia Saudita

Il governatore chiede al governo di attivare l’embargo come ha fatto la Germania, azionista di Rwm

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SASSARI. «Prima i diritti umani, poi la produzione di armamenti». Con una lettera al premier Giuseppe Conte, il governatore Francesco Pigliaru chiede al governo se abbia intenzione di attivare l’embargo nei confronti dell’Arabia saudita, così come hanno già fatto altri paesi europei, compresa la Germania, azionista di Rwm.

«La Sardegna non vuole essere identificata come terra da cui partono armamenti utilizzati in scenari di guerra nei quali si coinvolgono popolazioni civili e che nulla hanno a che fare con le esigenze di difesa del nostro Paese o dei nostri alleati occidentali – scrive Pigliaru – Capiamo bene che Rwm nel Sulcis significa occupazione, così come prendiamo atto dell’impossibilità di progetti di riconversione dichiarata dall’azienda, ma anche la produzione e l’uso di armamenti deve aver luogo nelle consapevolezza che i diritti umani vengono prima di qualunque altra cosa». Proprio per questo il presidente della Regione sottolinea «la necessità di trovare soluzioni per destinare la produzione di armi localizzata in Sardegna a finalità coerenti con la nostra Costituzione, e con le risoluzioni adottate dal Parlamento europeo in tema di esportazioni di armamenti verso l’Arabia Saudita in particolare». Pigliaru ricorda poi al premier Conte come il Parlamento europeo abbia più volte indicato l’Arabia Saudita come un paese verso il quale adottare un embargo all’esportazione di armi da parte degli Stati europei. «Molti paesi hanno già attivato autonomamente l’embargo. Tra questi c’è la Germania, l’azionista di Rwm. Chiediamo che ora lo faccia anche il Governo italiano. Per quanto riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro in un territorio che di lavoro ha estremo bisogno, chiediamo l’impegno specifico del Governo italiano a favorire la ricollocazione dell’intera produzione localizzata in Sardegna avendo come riferimento l’importante mercato rappresentato dai Paesi europei e dai nostri più stretti alleati e dalla loro necessità di rinnovare e adeguare i propri stock di armamenti ai fini della difesa dei propri confini». Intanto domani, alle 10, ci sarà una protesta davanti alla Regione contro l’ampliamento della fabbrica di bombe.

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