Bonifiche all’ex Arsenale Pigliaru contro il governo
Bloccati 50 milioni: da mesi manca la nomina della società “operativa”
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CAGLIARI. I milioni, una cinquantina, sono in cassa dal 2017, poi otto mesi fa il commissario straordinario, che è Francesco Pigliaru, ha ricevuto l’incarico dal governo Gentiloni: pronti si parte? Macché, manca sempre qualcosa, per far rinascere l’ex Arsenale di La Maddalena dopo la storica disfatta, il mancato G8 del 2009. Se non fosse per il lavori di bonifica della Darsena interna, appaltati dal Comune per 8 milioni e affidati di recente alla «Reserch Tetis», il Gigante sarebbe ancora spiaggiato e immobile.
Il grande assente. Quello che oggi manca è il “braccio operativo”, che invece i tecnici chiamano “soggetto attuatore”. È la società che dovrebbe progettare, spendere e soprattutto affidare i lavori, compresi quelli su larga scala. Il “soggetto” doveva nominarlo Gentiloni, però non ce l’ha fatta prima di andar via e se non avesse cincischiato su chi scegliere, forse ci sarebbe riuscito. Poi, a giugno, sono arrivati il premier Giuseppe Conte e i ministri giallo-verdi, ma anche loro sull’Arsenale non si sono fatti sentire ancora neanche una volta. «A settembre, con una lettera, li abbiamo sollecitati ma non ci hanno risposto. Non possiamo più aspettare. Ci sono 50,4 milioni bloccati e c’è un progetto di riconversione turistica neanche cominciato», ha denunciato Pigliaru, nella sua doppia veste. «È un silenzio sospetto – ha rilanciato Pierfranco Zanchetta del’Upc e consigliere regionale di La Maddalena – Non vorrei che Palazzo Chigi stesse aspettando l’esito delle prossime Regionali prima di decidere. Se il mio sospetto fosse vero, sarebbe molto grave». Anche per il sindaco Luca Montella è il momento di stringere i tempi: «Se non c’è il braccio operativo, siamo con le mani legate, mentre abbiamo fretta di aprire il cantiere sulla terra ferma e quello per la bonifica del mare oltre la Darsena. Sono interventi indispensabili se vogliamo trasformare, in pochi anni, l’Arsenale in un’eccellenza».
La grande paura. È proprio il tempo che passa senza neanche un segnale da Roma a preoccupare di più. A non far sperare in granché di buono è un clamoroso precedente: i dieci anni che ci sono voluti per chiudere il contenzioso fra la Protezione civile nazionale e l’ex gestore, il Gruppo Mita-Marcegaglia. «No, stavolta – ha ribadito Pigliaru – i tempi devono essere rapidi. Il Comune ha cominciato a fare quanto doveva, la Regione è pronta, manca solo il Governo». Che nella scelta del “braccio operativo” avrebbe l’imbarazzo della scelta. Un nome su tutti: Invitalia. Però la denuncia sui ritardi di Roma è stata contestata da Francesco Desogus, il candidato governatore dei 5 stelle. «La colpa – ha scritto – non può essere scaricata sul Governo. È di Pigliaru che avrebbe dovuto insistere con il ministero del Sud, per sollecitare l’immediata assistenza d’Invitalia nella spesa». La replica a Desogus è arrivata da Zanchetta: «Non sa quello che dice. Prima s’informi su date e solleciti, altrimenti parla a vanvera».
Il protocollo. Subito dopo la denuncia, Regione e Comune di La Maddalena hanno firmato un accordo per lavorare insieme. Lo faranno sia nel comitato di coordinamento delle grandi opere, affidate al commissario, sia nell’ufficio tecnico di supporto, in cui saranno presenti con i loro delegati. Perché – ha detto Pigliaru – per «smuovere qualunque cosa all’Arsenale, serve sempre un forte gioco di squadra».
Il maxi progetto. Il sindaco Montella l’ha ribadito più volte: «Noi siamo pronti anche con la riqualificazione del porto turistico e del waterfront (qui i milioni finanziati sono 17) ma è tutto il progetto che deve partire assieme. Se le altre bonifiche, restano ferme, sarà difficile andare avanti». La Regione, ha sottolineato l’assessore all’ambiente Donatella Spano, il suo l’ha fatto: «A marzo abbiamo concluso i carotaggi nel cantiere a mare oltre la Darsena e sappiamo cosa c’è da bonificare, ma senza il braccio operativo non possiamo andare oltre». Quanto la Regione creda nel rilancio l’ha confermato l’assessore agli enti locali Cristiano Erriu. «I beni li abbiamo trasferiti al Comune. Compresi i fari, Punta Rossa, e l’ex Club Med, perché sia proprio il Comune a pubblicare i bandi europei destrinati a far rinascere La Maddalena una volta per tutte». (ua)
Il grande assente. Quello che oggi manca è il “braccio operativo”, che invece i tecnici chiamano “soggetto attuatore”. È la società che dovrebbe progettare, spendere e soprattutto affidare i lavori, compresi quelli su larga scala. Il “soggetto” doveva nominarlo Gentiloni, però non ce l’ha fatta prima di andar via e se non avesse cincischiato su chi scegliere, forse ci sarebbe riuscito. Poi, a giugno, sono arrivati il premier Giuseppe Conte e i ministri giallo-verdi, ma anche loro sull’Arsenale non si sono fatti sentire ancora neanche una volta. «A settembre, con una lettera, li abbiamo sollecitati ma non ci hanno risposto. Non possiamo più aspettare. Ci sono 50,4 milioni bloccati e c’è un progetto di riconversione turistica neanche cominciato», ha denunciato Pigliaru, nella sua doppia veste. «È un silenzio sospetto – ha rilanciato Pierfranco Zanchetta del’Upc e consigliere regionale di La Maddalena – Non vorrei che Palazzo Chigi stesse aspettando l’esito delle prossime Regionali prima di decidere. Se il mio sospetto fosse vero, sarebbe molto grave». Anche per il sindaco Luca Montella è il momento di stringere i tempi: «Se non c’è il braccio operativo, siamo con le mani legate, mentre abbiamo fretta di aprire il cantiere sulla terra ferma e quello per la bonifica del mare oltre la Darsena. Sono interventi indispensabili se vogliamo trasformare, in pochi anni, l’Arsenale in un’eccellenza».
La grande paura. È proprio il tempo che passa senza neanche un segnale da Roma a preoccupare di più. A non far sperare in granché di buono è un clamoroso precedente: i dieci anni che ci sono voluti per chiudere il contenzioso fra la Protezione civile nazionale e l’ex gestore, il Gruppo Mita-Marcegaglia. «No, stavolta – ha ribadito Pigliaru – i tempi devono essere rapidi. Il Comune ha cominciato a fare quanto doveva, la Regione è pronta, manca solo il Governo». Che nella scelta del “braccio operativo” avrebbe l’imbarazzo della scelta. Un nome su tutti: Invitalia. Però la denuncia sui ritardi di Roma è stata contestata da Francesco Desogus, il candidato governatore dei 5 stelle. «La colpa – ha scritto – non può essere scaricata sul Governo. È di Pigliaru che avrebbe dovuto insistere con il ministero del Sud, per sollecitare l’immediata assistenza d’Invitalia nella spesa». La replica a Desogus è arrivata da Zanchetta: «Non sa quello che dice. Prima s’informi su date e solleciti, altrimenti parla a vanvera».
Il protocollo. Subito dopo la denuncia, Regione e Comune di La Maddalena hanno firmato un accordo per lavorare insieme. Lo faranno sia nel comitato di coordinamento delle grandi opere, affidate al commissario, sia nell’ufficio tecnico di supporto, in cui saranno presenti con i loro delegati. Perché – ha detto Pigliaru – per «smuovere qualunque cosa all’Arsenale, serve sempre un forte gioco di squadra».
Il maxi progetto. Il sindaco Montella l’ha ribadito più volte: «Noi siamo pronti anche con la riqualificazione del porto turistico e del waterfront (qui i milioni finanziati sono 17) ma è tutto il progetto che deve partire assieme. Se le altre bonifiche, restano ferme, sarà difficile andare avanti». La Regione, ha sottolineato l’assessore all’ambiente Donatella Spano, il suo l’ha fatto: «A marzo abbiamo concluso i carotaggi nel cantiere a mare oltre la Darsena e sappiamo cosa c’è da bonificare, ma senza il braccio operativo non possiamo andare oltre». Quanto la Regione creda nel rilancio l’ha confermato l’assessore agli enti locali Cristiano Erriu. «I beni li abbiamo trasferiti al Comune. Compresi i fari, Punta Rossa, e l’ex Club Med, perché sia proprio il Comune a pubblicare i bandi europei destrinati a far rinascere La Maddalena una volta per tutte». (ua)
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