La Nuova Sardegna

LA SARDEGNA DEVE TORNARE ALL’ATTACCO

di SILVIA SANNA

Otto punti sotto la media nazionale, e la disoccupazione stabilmente sopra di circa 7 nella fascia 15-64 anni, di almeno 15 per quanto riguarda i più giovani, dove la situazione è comunque migliorata...

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Otto punti sotto la media nazionale, e la disoccupazione stabilmente sopra di circa 7 nella fascia 15-64 anni, di almeno 15 per quanto riguarda i più giovani, dove la situazione è comunque migliorata grazie alle politiche recenti. Poi c’è quello che dai dati ufficiali non emerge. Cioè la generale insoddisfazione e la sensazione di non farcela a raggiungere un livello almeno sufficiente di affermazione professionale. Che poi è la chiave che apre tutte le altre porte perché difficilmente chi non ha un lavoro osa formare una famiglia e mettere al mondo dei figli. La precarietà ha un’altra conseguenza pesante e capace di scavare nel profondo l’esistenza: i figli non si sentono all’altezza dei genitori perché non sono riusciti a raggiungere gli stessi traguardi, personali e professionali. Le nuove generazioni provano inadeguatezza, sono ferite nella dignità.

Per ripartire occorre tenere ben presente tutto questo. Chi guiderà la Regione nei prossimi 5 anni deve portare in dote progetti e fiducia. Un Caronte che svegli anime spente e faccia capire che un futuro diverso è possibile, perché anche se la vita da mediano può essere nobilissima, sono i guizzi a lasciare il segno e fare la differenza. E i sardi hanno diritto di provare a giocare all’attacco. Per farlo servono le basi solide dell’istruzione e della formazione, gambe forti per affrontare il domani. E serve un tessuto economico adeguato e aperto allo scambio: l’isola non è un’isola ma è una parte del mondo. L’innovazione, i trasporti, le strade, le imprese, devono essere ponti capaci di annullare le distanze. Non può esserci arrendevolezza, deve essere resettato un certo tipo di cultura che negli anni si è diffusa come una pianta infestante: quella secondo cui bisogna accontentarsi del poco che si ha e magari confidare nell’assistenzialismo. La prospettiva deve essere rovesciata, il vizio del lamento messo a tacere. Serve un nuovo spirito, che attecchisce solo in un contesto che offra strumenti giusti. I candidati alla guida della Regione devono conoscere il compito impegnativo che li aspetta. E dovrebbero avere l’onestà di fare un passo indietro se non sono pronti ad affrontarlo. Perché l’isola, i giovani, di tutto hanno bisogno tranne che di capitani poco coraggiosi.



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