La Nuova Sardegna

La Pisano scende in campo «Sono io l’unica novità»

di Silvia Sanna
La Pisano scende in campo «Sono io l’unica novità»

Il giudice bosano in corsa come governatore: su Facebook me lo chiedono 10mila «Non sono legata a nessuno, i miei avversari sono vecchi politicamente»

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SASSARI. C’è chi la definisce la spina nel fianco del centrodestra, perché a lungo il suo nome è rimbalzato al tavolo della coalizione, in quota Lega-Psd’Az. Ines Pisano fa spallucce: «La mia volontà di scendere in campo l’ho espressa molto prima che quel tavolo scegliesse di puntare su Christian Solinas. Io avevo fatto una promessa e l’ho mantenuta. Come sempre nella mia vita». Il magistrato del Tar del Lazio, 48 anni, nata a Cagliari ma bosana al 100 per cento, ha scelto la candidatura social: ha dato la notizia su Facebook il giorno del suo compleanno, quando ha festeggiato anche 10mila iscritti nel gruppo che la sostiene. «L’obiettivo è stato raggiunto, dunque eccomi qui. Pronta a impegnarmi per la mia terra, da donna libera e indipendente». Ma da outsider si toglie qualche sassolino dalla scarpa e strizza l’occhio (inconsapevolmente oppure no?) a quella parte della coalizione di centrodestra che non esulta per l’incoronazione di Solinas.

Giudice Pisano, meglio la destra o la sinistra?

«Non mi interessa dire destra o sinistra. Io sono un magistrato e come tale non posso avere la tessera di un partito e devo mantenere un certo distacco, come impone la Corte Costituzionale».

Quindi avrebbe rifiutato l’investitura da parte di un partito tradizionale?

«Diciamo che per me il percorso sarebbe stato più semplice ma poi mi sarei scontrata con la difficoltà di affrancarmi da tessere e partiti».

I suoi voti arriveranno da destra o da sinistra?

«Arriveranno dai delusi dalla vecchia politica».

Perché ha deciso di candidarsi?

«Voglio aiutare la Sardegna e i sardi, voglio che nella mia terra non ci sia più miseria: ora si muore di fame».

È una critica all’attuale giunta regionale?

«No, è una constatazione».

Come si combatte la miseria?

«Non con il reddito di cittadinanza. Ma con un lavoro dignitoso per tutti e tasse giuste. Ed è fondamentale la zona franca, per attuarla mi batterò con tutta la forza possibile».

Quali sono le altre priorità?

«I trasporti, con una continuità marittima inaccettabile e da riscrivere. La sanità, perché siamo la regione con la più alta incidenza di malattie neurologiche e di suicidi tra i giovani e i pensionati. E poi c’è il tema delicatissimo del Dopo di noi».

Una legge sul tema esiste già.

«Partiamo da quello per migliorare, ancora si può e si deve fare tanto».

A sostenerla c’è un gruppo nato su Facebook che conta circa 10mila persone, basterà?

«Non so se basterà ma sono tantissimi, più degli abitanti della mia Bosa. Non conosco quasi nessuno di loro, è un gruppo privo di collocazione politica formato da persone che hanno riposto la loro fiducia in me e mi hanno chiesto di scendere in campo».

Come ha fatto a conquistarli?

«Immagino apprezzino il mio percorso professionale, il mio essere lontana dai giochi della politica. E anche il fatto di essere donna, tra tanti politici uomini, gioca a mio favore».

A proposito di questo, come giudica la rosa di aspiranti governatori?

«Non parlerò male di nessuno di loro, non è mia abitudine farlo. Però posso dire che nessuno di loro è stato scelto da una platea di 10mila persone come successo a me, ma da gruppi o tavoli molto più ristretti».

Nient’altro da dire?

«A parte l’esponente del Movimento 5 Stelle, gli altri sono legati al passato perché stanno in politica da tanti anni. Alcuni di loro sono giovani soltanto anagraficamente. Io avrei fatto scelte diverse e avrei preferito più donne».

Faccia qualche nome.

«Per esempio apprezzo Alessandra Zedda di Forza Italia e Carla Puligheddu del Psd’Az».

Zedda e Puligheddu fanno parte della coalizione di centrodestra che sostiene Christian Solinas.

«Sono donne intelligenti e capaci, persone pulite, senza problemi giudiziari. Mi sarebbe piaciuto confrontarmi con loro».

Nella sua squadra ci saranno molte donne?

«Si, è uno dei miei obiettivi. Molte le sto contattando personalmente, scrivo a persone che neppure mi conoscono per chiedere se hanno voglia di intraprendere questo percorso insieme».

Come individuerà i papabili candidati?

«Guardo le storie, mi colpiscono molto quelle dei giovani super preparati che non hanno lavoro e per campare devono fare i camerieri nei bar».

Come andrà? Faccia un pronostico.

«Non mi interessa il risultato. Molti citano i casi di Mauro Pili e Michela Murgia, persone capaci che non hanno riscosso ampio consenso. Io non so come finirà, ma sento che in ogni caso andrà bene».

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