La Nuova Sardegna

Sanità in profondo rosso in crescita spese e deficit

di Mauro Lissia
Sanità in profondo rosso in crescita spese e deficit

Salgono del 28% le uscite per i dispositivi medici, picco di spesa sui farmaci Uno sforamento costante da tre anni sui tetti stabiliti dalla spending review

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CAGLIARI. I conti della sanità sarda non tornano, si spende troppo per l’acquisto di protesi, valvole cardiache, reagenti diagnostici, i dispositivi medici che nel loro complesso costano un terzo della spesa generale. Altissima anche la spesa farmaceutica e preoccupante, almeno fino al 2016, il disavanzo complessivo. A mettere il dito su una piaga ormai vecchia che affligge la Regione è stata la Corte dei Conti nell’adunanza pubblica con contradditorio che si è tenuta, presidente Francesco Petronio, davanti all’assessore regionale alla sanità Luigi Arru e al direttore generale dell’Ats Fulvio Moirano. Nella relazione illustrata in aula dal giudice Lucia D’Ambrosio emerge una situazione estremamente critica, perché risulta come la Regione abbia sforato ogni anno sui tetti di spesa stabiliti nelle manovre di spending review a partire dal 2014 malgrado i richiami costanti della magistratura contabile. I dati disaggregati danno l’azienda Brotzu di Cagliari (18,80%) e l’azienda ospedaliera universitaria di Sassari (18,20%) nel ruolo di aziende più spendaccione dell’isola, seguite dall’Assl di Nuoro (14,59%) e dall’Assl di Cagliari (14,13%). La tendenza resta fortemente negativa: dal 2013 al 2016 l'incremento di spesa per i dispositivi medici è salito del 28,3% ma «i dati trasmessi - ha detto il giudice relatore - risultano comunque ancora carenti per un’analisi approfondita». Ma c’è dell’altro: secondo la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti la Regione non riesce a contenere neppure la spesa farmaceutica, che «continua a registrare anche nel 2017 elevatissimi tassi di scostamento dai tetti programmati, risultando la regione con la più elevata incidenza di spesa farmaceutica complessiva» in Italia. Il dato è ancora più allarmante se proiettato sull’anno in corso, perché a leggere i documenti della Regione «nel primo semestre del 2018 la spesa farmaceutica complessiva risulta in ulteriore aumento sia in termini di valore assoluto che di percentuale di incidenza sulle risorse complessive».

Il quadro della spesa sanitaria sarda è preoccupante anche in termini di disavanzo: secondo il giudice D’Ambrosio «emerge che nel 2016 il disavanzo della Regione Sardegna, da sempre particolarmente elevato, risulta essere il più alto tra tutte le regioni italiane, pari a 320,8 milioni di euro. Particolarmente alto - aggiunge il magistrato contabile - risulta essere conseguentemente il disavanzo pro-capite». Fra l’altro - osserva la Corte dei Conti - non sembra esserci speranza di vedere il disavanzo ripianato in tempi ragionevoli, perché «i disavanzi sanitari vengono sistematicamente ripianati con ritardi di anni».

Altri elementi negativi riguardano il sistema informativo sanitario regionale (Sisar): secondo il giudice D’Ambrosio «sono emerse rilevanti problematiche con specifico riguardo al sistema direzionale, che avrebbe dovuto essere lo strumento principale per controllare e governare i processi di spesa». I risultati dell’analisi delle criticità condotta dalla Corte dei Conti dicono che è servito a ben poco.

L'assessore Arru e il manager dell'Ats Moirano hanno replicato evidenziato «il buon miglioramento dei conti sulla sanità degli ultimi anni che hanno permesso alla Sardegna, ad esempio sulla spesa farmaceutica nella farmacia territoriale, di risalire cinque posizione rispetto all'ultimo posto nazionale». Secondo Arru «é stato fatto un grosso lavoro per la riorganizzazione e con la nascita dell'Ats c'è stato uno sforzo di omogeneizzare il controllo di gestione. Uno sforzo complesso per dare finalmente un sistema controllato del sistema sanitario». Moirano ha poi sottolineato come ancora la Sardegna sia «molto indietro sull'uso nel pubblico dei farmaci generici rispetto a quelli, ben più costosi e più noti, commercializzati dalle case farmaceutiche». Se nel Piemonte i generici coprono il 70% delle necessità, in Sardegna non si va oltre il 7%, un dato deludente e costoso.

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