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Primarias, 18mila voti stravince Maninchedda

Primarias, 18mila voti stravince Maninchedda

Il segretario del Pds sarà il candidato governatore, sì anche alla Nazione sarda Il vincitore: dobbiamo fare capire ai partiti italiani che non ci divideranno mai

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SASSARI. Le Primarias fanno il botto e Paolo Maninchedda si siede su un tesoretto di oltre 18mila voti elettronici. Il leader del Partito dei sardi ha azzeccato la mossa e al di là dell’esercizio di democrazia le Primarias hanno un effetto tutto politico.

Il Pds ha fatto capire di avere una solida base elettorale e di potersi lanciare in solitudine alle Regionali.

I numeri. Al primo quesito delle Primarias, quello che chiedeva se la Sardegna è una nazione, hanno partecipato 20.610 internauti. Hanno votato in 18.552, perché oltre 2mila non hanno completato tutti i passaggi del voto. Hanno votato sì 17.725 utenti, per il no si sono espressi 396, oltre 400 le bianche.

Anche per il secondo quesito l’adesione è stata alta. Si doveva scegliere il candidato governatore. A iscriversi sono stati 20.455. A votare 18.605, perché 1850 non hanno concluso le operazioni di voto. A vincere con grande distacco è stato Paolo Maninchedda con 15.452, seguito da Matteo Murgia: 1.024, Antonio Sardu: 1.011, Giovanni Panunzio: 343, e Gian Paolo Casula: 335. Le schede bianche sono state 440.

Le reazioni. Maninchedda saluta con entusiasmo il risultato. «I Sardi hanno cominciato a dire “Noi” – spiega –. Oggi è finita la clandestinità della nazione sarda. Tutte le inibizioni e le falsificazioni sono state travolte da un voto terribilmente complicato eppure partecipato da decine di migliaia di persone. Sono numeri che dovrebbero far emozionare tutti, non solo noi. Non per comandare abbiamo fatto tutto questo, ma per non essere più comandati, per essere liberi e responsabili e non siamo stati animati da ambizioni, ma da convinzioni. Adesso il passo successivo è parlare di poteri e non solo di problemi. È emanciparsi dallo scambio ineguale che ci ha trasformato tutti in consumatori assistiti e in bilingui inibiti. È imparare a difendere i nostri interessi pacificamente ma collettivamente, anziché affidarci agli eroi o ai salvatori. Dobbiamo fare un grande passo, dobbiamo insegnare ai partiti italiani che non ci divideranno mai».

Il peso. A fare più rumore è il dato politico. Il Pds sulla carta è costretto ad andare da solo. Ha numeri e un candidato governatore. Sulla base di un calcolo fatto dalla società che ha fornito la piattaforma di voto, la Eligo, con un sistema più semplice avrebbero preso parte al voto almeno 60mila persone. L’iscrizione e i 10 passaggi necessari per votare, dalla registrazione al codice fiscale, al numero di cellulare, agli altri dati, avrebbero scoraggiato almeno un terzo dei potenziali votanti. Sarebbe un errore trasformare tutti i potenziali voti on line in preferenze nelle urne a febbraio, ma il Pds porta a casa un tesoretto che lo rende molto affascinante.

Inutile non pensare al corteggiamento già partito da centrodestra e centrosinistra alla ricerca di un’alleanza elettorale. L’ago della bilancia potrebbe diventare proprio il pacchetto di voti del Pds, o almeno questo testimonierebbero le Primarias.

La novità. Al di là della sua lettura politica, che resta in primo piano, le Primarias hanno certificato almeno altre due verità. Le uniche primarie reali sono state fatte solo dal Pds in queste Regionali. Il voto dei 5 Stelle era una scelta interna tra tesserati e il candidato è arrivato da una consultazione a cui hanno partecipato 1500 persone.

Viene certificata anche una rivoluzione digitale della politica. Le sedi di partito sembrano sempre più vecchi arnesi, soppiantati da pc, mouse, server e piattaforme di voto. (l.roj)

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