Più dinamismo per grandi opere e infrastrutture
L'assessore regionale ai Lavori pubblici entra nel dettaglio del funzionamento della nuova società costituita dalla Regione
La recente costituzione della società Opere e Infrastrutture della Sardegna ha dato luogo a una serie di prese di posizione che, spesso, paiono prescindere da analisi di contesto e di merito. Ho infatti la sensazione che aspetti contingenti di posizionamento politico- elettorale o di attenzione verso fasce di ipotetico consenso prevalgano rispetto a una discussione che valuti serenamente genesi, contenuti, finalità e ambizioni della Società. Se l'attuale ciclo di gestione del percorso di realizzazione di opere pubbliche, strategicamente rilevanti per la comunità sarda, fosse connotato da celerità ed efficacia, non avrei difficoltà a comprendere perplessità e resistenze, soprattutto da parte degli ordini professionali. Il contesto reale è però caratterizzato da articolazioni procedurali spesso ridondanti, da complicazioni e lentezze che impediscono la rapida realizzazione di importanti interventi: ciò rende necessaria ogni possibile azione di snellimento e accelerazione da parte della politica regionale.Un intervento importante è già stato compiuto con l'approvazione della legge n. 8 del 2018, di riforma delle norme in materia di contratti di lavori, servizi e forniture.
Tra le altre cose, in quella legge, in linea con le esperienze più virtuose, si prevede la figura del project manager che sovrintende l'intero "ciclo dell'opera pubblica". Non casualmente, nella stessa legge, è prevista la costituzione della Società ad intero capitale pubblico di cui, oggi, parliamo.Vuole essere la declinazione pratica dell'ambizione di sperimentare una prassi gestionale che smuova una situazione che non brilla per dinamismo. Peraltro, si prevede che l'attività, proprio per la sua natura sperimentale, debba avere un orizzonte temporale definito, tre anni, e si debba esplicitare su opere di rilevanza strategica, individuate dalla Giunta nel Piano industriale, che verrà preliminarmente sottoposto ai portatori di interesse. Per queste ragioni, ho davvero difficoltà a comprendere come la Società possa essere percepita o dipinta come confliggente con i legittimi interessi dei professionisti coinvolti nel ciclo dell'opera pubblica. Credo, piuttosto, che costituisca per tutti un'importante occasione rispetto alle prassi consolidate di attività svolte, per conto della Regione Sardegna, da organismi nazionali quali Sogesid, Invitalia o, per altri versi, Anas.
La funzione della Società sarà diversa da una qualsiasi struttura assessoriale, attualmente operante, o dai consueti soggetti delegati alla realizzazione di opere di rilievo strategico. Sicuramente, non sarà "uno studio professionale parallelo", sotto mentite spoglie. Di questo il sistema delle opere pubbliche della regione non ha bisogno. Ha, invece, bisogno di una struttura snella e operativa che presidi il ciclo di realizzazione di opere pubbliche di respiro strategico e di un luogo di coordinamento che restituisca unitarietà al frammentato processo realizzativo delle stesse. Per questo, non credo che gli ordini professionali e le associazioni dei tecnici possano nutrire timori per eventuali improprie sovrapposizioni di ruoli o funzioni e sono, invece, certo che, adeguatamente chiariti contenuti e finalità, non potranno che salutare con favore la costituzione di Opere e Infrastrutture della Sardegna. Per meglio illustrare l'argomento e fugare ogni possibile perplessità, desidero avviare, nei prossimi giorni, una fase di ulteriore confronto con gli ordini professionali, la Rete delle professioni tecniche, con il Comitato o con altri soggetti, a diverso titolo, interessati alla tematica.
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