In Nepal durante il terremoto: «Accompagnavo i feriti in ospedale»
Carlo Murenu è uno dei volontari che ha partecipato ai progetti di cooperazione internazionale organizzati delle associazioni sarde di volontariato
SASSARI. Era partito dalla Sardegna per provare a dare una mano ai giovani studenti nepalesi e, mentre si dava da fare per provare a mettere in contatto tra loro anche le più piccole realtà rurali, la terra ha iniziato a tremare. Carlo Murenu è uno dei volontari che ha partecipato ai progetti di cooperazione internazionale organizzati delle associazioni sarde di volontariato, in questo caso la Tdm 2000 diretta da Michele Demontis, e ha vissuto in prima persona il drammatico terremoto del 2015. Un disastro generato da 7.8 punti di magnitudo che ha causato più di 8mila morti.
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«Ero arrivato in Nepal per lavorare a contatto con la popolazione locale dando una mano ad organizzare una biblioteca nei villaggi del sud del Paese, particolarmente poveri e isolati dalle zone urbanizzate. Praticamente c’erano solo risaie oltre a un bellissimo parco nazionale – racconta il giovane cooperante che anche in Nepal ha coltivato la sua passione per la fotografia realizzando un reportage che descrive alla perfezione il disastro causato dal terremoto –. Ero appena rientrato a Katmandu dal sud quando la terra ha tremato. Per fortuna alloggiavo in uno stabile piuttosto recente che ha retto alla scossa». Scampato il pericolo, Carlo ha iniziato a rendersi conto di quello che era successo perché se la “sua” casa aveva retto, tante altre erano state letteralmente rase al suolo. Oltre a scattare immagini impressionanti con la sua reflex, il giovane cagliaritano si è subito dato da fare per cercare di dare una mano: «Innanzi tutto abbiamo deciso, insieme a un amico, di non rientrare in Italia con uno dei voli organizzati dalla Farnesina per rimpatriare tutti i connazionali che si trovavano in Nepal. Poi, abbiamo iniziato a collaborare con chi stava trasportando i feriti e ci siamo dati da fare per raccogliere le donazioni di sangue che in quei momenti era indispensabile per i feriti». Carlo è rimasto in Nepal per altre due settimane dopo il terremoto e, oltre a lavorare, completava il suo repportage. Non era un vezzo perché aveva già deciso che quelle foto si sarebbero potute trasformare in un aiuto concreto alle popolazione colpite dal terremoto: «Appena rientrato in Sardegna abbiamo organizzato una mostra con l’idea di raccogliere fondi da destinare proprio alla ricostruzione – spiega Carlo che, dopo il successo della sua mostra, è tornato in Nepal –. Sono ritornato per completare il progetto che eravamo stati costretti a interrompere bruscamente anche se ormai la nostra missione si era trasformata in qualcosa di più complicato. Abbiamo contribuito alla ricostruzione di alcune scuole acquistando i materiali necessari ma ci siamo anche dati da fare per sostenere un paio di famiglie che avevano perso tutto dopo il terremoto, ovviamente documentando tutte le spese. C’era tanto da fare e noi ci abbiamo provato, per quanto possibile». (c.z.)
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