Si barrica in casa col figlio risolve il maresciallo Pinna
di Silvia Sanna
Di Villacidro, è il negoziatore dei Carabinieri: ha convinto l’uomo a uscire
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SASSARI. Nove ore dietro quella porta chiusa, nove ore di trattativa per convincere l’uomo all’interno ad aprirla e a lasciare andare il figlio di 6 anni che stava dentro con lui. Nove ore durante le quali il maresciallo Alessandro Pinna, 47 anni, sardo di Villacidro, è riuscito a ottenere due obiettivi: conquistare la fiducia dell’uomo e non fare pensare neppure per un istante a quel bimbo che quanto stava accadendo non fosse un gioco. Anche il suo papà gli aveva detto così ma è stato importante sentirlo ripetere da Alessandro, l’uomo dietro alla porta che poi un gioco glielo ha regalato davvero: «Gli ho dato un Super Mario Bros», racconta commosso il maresciallo Pinna. Il dono più gradito per il piccolo insieme all’abbraccio della sua mamma.
La storia. È una storia di sofferenza e di grande umanità quella che arriva da Nizza Monferrato, comune di 10mila abitanti in provincia di Asti. Ma anche di straordinarie capacità organizzative e di comunicazione. Perché il lieto fine è arrivato grazie soprattutto al maresciallo Pinna, carabiniere in servizio dal 2001 al comando provinciale di Asti dove ricopre un ruolo cruciale: è lui il negoziatore, la figura chiamata a risolvere le situazioni difficili, quelle in cui occorrono sangue freddo, buona dialettica e tanta pazienza. Il maresciallo Pinna ha dimostrato di averne a volontà. Al punto che quando l’uomo si è arreso e ha aperto la porta gli ha persino chiesto scusa.
Alta tensione. La chiamata alla sala operativa dei carabinieri è arrivata alle 10 del mattino: un uomo dice che il suo vicino di casa, un macedone di 40 anni, si è barricato in casa con il figlio di 6 anni dopo avere chiuso la moglie nel balcone dell’appartamento e minaccia di fare esplodere con il gas l’intero stabile. La coppia ha un altro figlio di 9 anni, fuori città per partecipare a un evento sportivo. È chiaro che si tratta di una situazione complessa, per questo è necessario chiamare il negoziatore. Il maresciallo Pinna, specializzato dal 2016, quel giorno è a riposo ma rientra all’istante al lavoro. E si precipita dietro quella porta sbarrata. «Per prima cosa abbiamo messo in sicurezza la moglie dell’uomo, chiusa nel balcone: i vigili del fuoco l’hanno liberata e portata via. Poi ho stabilito un contatto con il marito. Gli ho detto il mio nome, ho iniziato a parlare. Gli ho chiesto come stava e di raccontarmi la sua storia». Il dialogo è andato avanti per ore, tra passi avanti e marce indietro. L’uomo ha chiesto di parlare con il suo ex datore di lavoro e con i genitori, che rientravano dalla Macedonia. È stato accontentato ma non è bastato per calmarlo. Spesso si irrigidiva «diceva cose sgradevoli, urlava di stare lontani, di non azzardarci ad entrare perché avrebbe fatto esplodere tutto. E io gli sono stato dietro, senza mai perdere la calma ma continuando a parlare. Ho capito che non avrebbe mai fatto del male al bambino, diceva di essere un buon padre e di amarlo. E infatti al piccolo aveva detto che si trattava di un gioco e il bambino non ha mai pensato il contrario. Per stabilire un contatto più profondo con l’uomo gli ho detto qualcosa di me. Gli ho raccontato che io e mia moglie Rita (anche lei di Villacidro ndr) non abbiamo avuto figli ma abbiamo adottato una bambina cinese che oggi ha 21 anni. Lui mi ascoltava, è rimasto così colpito da dirmi “Alessandro quando sarò in galera vorrei che ti prendessi cura dei miei figli”. Mi ha detto che per lui era un periodo difficile, tra problemi di lavoro e nella vita coniugale. L’ho fatto sfogare e l’ho rassicurato, l’ho convinto a venire fuori, per il suo bene e soprattutto per i suoi figli».
Fine dell’incubo. Quando ha aperto la porta era ormai sera e lui indossava un abito elegante. Ha chiesto di potersi consegnare al maresciallo Pinna, ad Alessandro: «Mi ha chiesto scusa, mi ha detto che non aveva alcun detonatore. Gli ho sorriso e gli ho detto che l’avevo capito». L’uomo è stato accompagnato in carcere, deve rispondere di sequestro di persona e sarà seguito da uno psicologo. Il maresciallo Pinna di Villacidro invece è rientrato a casa, a scaricare la tensione dopo una delle giornate più lunghe della sua vita. Ad aiutarlo, in quelle ore difficili, è stata l’abitudine ad affrontare lo stress: «Sono un’atleta, corro da 10 anni, ho fatto 22 maratone. Conosco la fatica. Ma questa volta – confessa – è stata più dura del solito tagliare il traguardo».
La storia. È una storia di sofferenza e di grande umanità quella che arriva da Nizza Monferrato, comune di 10mila abitanti in provincia di Asti. Ma anche di straordinarie capacità organizzative e di comunicazione. Perché il lieto fine è arrivato grazie soprattutto al maresciallo Pinna, carabiniere in servizio dal 2001 al comando provinciale di Asti dove ricopre un ruolo cruciale: è lui il negoziatore, la figura chiamata a risolvere le situazioni difficili, quelle in cui occorrono sangue freddo, buona dialettica e tanta pazienza. Il maresciallo Pinna ha dimostrato di averne a volontà. Al punto che quando l’uomo si è arreso e ha aperto la porta gli ha persino chiesto scusa.
Alta tensione. La chiamata alla sala operativa dei carabinieri è arrivata alle 10 del mattino: un uomo dice che il suo vicino di casa, un macedone di 40 anni, si è barricato in casa con il figlio di 6 anni dopo avere chiuso la moglie nel balcone dell’appartamento e minaccia di fare esplodere con il gas l’intero stabile. La coppia ha un altro figlio di 9 anni, fuori città per partecipare a un evento sportivo. È chiaro che si tratta di una situazione complessa, per questo è necessario chiamare il negoziatore. Il maresciallo Pinna, specializzato dal 2016, quel giorno è a riposo ma rientra all’istante al lavoro. E si precipita dietro quella porta sbarrata. «Per prima cosa abbiamo messo in sicurezza la moglie dell’uomo, chiusa nel balcone: i vigili del fuoco l’hanno liberata e portata via. Poi ho stabilito un contatto con il marito. Gli ho detto il mio nome, ho iniziato a parlare. Gli ho chiesto come stava e di raccontarmi la sua storia». Il dialogo è andato avanti per ore, tra passi avanti e marce indietro. L’uomo ha chiesto di parlare con il suo ex datore di lavoro e con i genitori, che rientravano dalla Macedonia. È stato accontentato ma non è bastato per calmarlo. Spesso si irrigidiva «diceva cose sgradevoli, urlava di stare lontani, di non azzardarci ad entrare perché avrebbe fatto esplodere tutto. E io gli sono stato dietro, senza mai perdere la calma ma continuando a parlare. Ho capito che non avrebbe mai fatto del male al bambino, diceva di essere un buon padre e di amarlo. E infatti al piccolo aveva detto che si trattava di un gioco e il bambino non ha mai pensato il contrario. Per stabilire un contatto più profondo con l’uomo gli ho detto qualcosa di me. Gli ho raccontato che io e mia moglie Rita (anche lei di Villacidro ndr) non abbiamo avuto figli ma abbiamo adottato una bambina cinese che oggi ha 21 anni. Lui mi ascoltava, è rimasto così colpito da dirmi “Alessandro quando sarò in galera vorrei che ti prendessi cura dei miei figli”. Mi ha detto che per lui era un periodo difficile, tra problemi di lavoro e nella vita coniugale. L’ho fatto sfogare e l’ho rassicurato, l’ho convinto a venire fuori, per il suo bene e soprattutto per i suoi figli».
Fine dell’incubo. Quando ha aperto la porta era ormai sera e lui indossava un abito elegante. Ha chiesto di potersi consegnare al maresciallo Pinna, ad Alessandro: «Mi ha chiesto scusa, mi ha detto che non aveva alcun detonatore. Gli ho sorriso e gli ho detto che l’avevo capito». L’uomo è stato accompagnato in carcere, deve rispondere di sequestro di persona e sarà seguito da uno psicologo. Il maresciallo Pinna di Villacidro invece è rientrato a casa, a scaricare la tensione dopo una delle giornate più lunghe della sua vita. Ad aiutarlo, in quelle ore difficili, è stata l’abitudine ad affrontare lo stress: «Sono un’atleta, corro da 10 anni, ho fatto 22 maratone. Conosco la fatica. Ma questa volta – confessa – è stata più dura del solito tagliare il traguardo».
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