Moby contro hedge fund la guerra in tribunale
Domani il gruppo Onorato dovrà comparire davanti al giudice fallimentare Si discuterà l’istanza di fallimento presentata da alcuni fondi speculativi
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SASSARI. Moby finisce davanti al tribunale fallimentare, ma sarà difficile vedere il gruppo della balena blu affondare. Domani il gruppo armatoriale sarà chiamato a rispondere davanti al presidente del tribunale fallimentare di Milano, Alida Paluchowski, per rispondere all’istanza di fallimento presentata da alcuni hedge fund con sede alle Cayman.
La vicenda è molto complessa e in parte era già esplosa nelle scorse settimane. Perché una decina di giorni prima il gruppo Onorato si era rivolto al giudice denunciando per calunnia i fondi speculativi. In un comunicato il gruppo denunciava «alla Procura della Repubblica i gravi fatti calunniosi contenuti nel ricorso alle procedure concorsuali presentato da alcuni fondi di investimento a carattere speculativo tutti con sede in paradisi fiscali. Moby denuncia questo fatto come l’ultimo atto di una strategia iniziata con un’ossessiva campagna diffamatoria, più volte denunciata a diverse autorità giudiziarie. Moby confida nell’operato della magistratura italiana con serenità in quanto pienamente consapevole della calunniosità del ricorso». Un documento che faceva intuire la guerra in corso tra Moby e i fondi speculativi.
Di fatto Moby fino a oggi ha sempre rispettato le scadenze finanziarie.
Il gruppo Onorato ha in pancia un bond da 300 milioni di euro che scade nel 2023, e fino a oggi il pagamento degli itneressi da parte di Moby è avvenuto sempre in maniera precisa. Ma buona parte di questo bond è stato comprato sul mercato secondario proprio dagli hedge found a prezzi da saldo, appena 30 centesimi.
Secondo questi fondi ora ci sarebbe il pericolo che il gruppo Onorato non fosse più in grado di onorare il debito. E per questo hanno chiesto l’intervento del tribunale. In base a una norma l'insolvenza può essere dimostrata anche con la prova di una gestione scorretta, che può portare a intaccare il patrimonio del gruppo.
I fondi prendono come giustificazione della propria azione la vendita da parte di Moby di due tra le navi più nuove, la Wonder e la Aki , del 2001 e del 2005, a una compagnia di navigazione danese. Nello stesso tempo il gruppo Onorato ha acquistato altri due traghetti, ma più datati, risalgono alla fine degli anni Novanta.
Secondo gli hedge fund questa operazione indebolirebbe il patrimonio del gruppo e quindi esporrebbe gli investitori a un rischio per i loro capitali.
Moby di fatto in questi anni è sempre riuscita a gestire tutte le operazioni finanziare. Compreso il maxi bond. Dopo il rimborso di una rata da 50 milioni l'esposizione verso un pool di banche guidate da Unicredit è a quota 160 milioni di euro, con una rata di 50 milioni da pagare il prossimo anno e il saldo a scadenza.
Il gruppo può contare anche su un gettito ulteriore. Tra le altre cose ha un tesoretto di 70 milioni di euro. Risorse garantire dalla Tirrenia che riceve ogni anno dallo Stato per garantire le rotte in continuità con le isole. Ma anche in questo caso deve fare i conti con la scadenza della convenzione con lo Stato, fissata per il luglio del 2020.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La vicenda è molto complessa e in parte era già esplosa nelle scorse settimane. Perché una decina di giorni prima il gruppo Onorato si era rivolto al giudice denunciando per calunnia i fondi speculativi. In un comunicato il gruppo denunciava «alla Procura della Repubblica i gravi fatti calunniosi contenuti nel ricorso alle procedure concorsuali presentato da alcuni fondi di investimento a carattere speculativo tutti con sede in paradisi fiscali. Moby denuncia questo fatto come l’ultimo atto di una strategia iniziata con un’ossessiva campagna diffamatoria, più volte denunciata a diverse autorità giudiziarie. Moby confida nell’operato della magistratura italiana con serenità in quanto pienamente consapevole della calunniosità del ricorso». Un documento che faceva intuire la guerra in corso tra Moby e i fondi speculativi.
Di fatto Moby fino a oggi ha sempre rispettato le scadenze finanziarie.
Il gruppo Onorato ha in pancia un bond da 300 milioni di euro che scade nel 2023, e fino a oggi il pagamento degli itneressi da parte di Moby è avvenuto sempre in maniera precisa. Ma buona parte di questo bond è stato comprato sul mercato secondario proprio dagli hedge found a prezzi da saldo, appena 30 centesimi.
Secondo questi fondi ora ci sarebbe il pericolo che il gruppo Onorato non fosse più in grado di onorare il debito. E per questo hanno chiesto l’intervento del tribunale. In base a una norma l'insolvenza può essere dimostrata anche con la prova di una gestione scorretta, che può portare a intaccare il patrimonio del gruppo.
I fondi prendono come giustificazione della propria azione la vendita da parte di Moby di due tra le navi più nuove, la Wonder e la Aki , del 2001 e del 2005, a una compagnia di navigazione danese. Nello stesso tempo il gruppo Onorato ha acquistato altri due traghetti, ma più datati, risalgono alla fine degli anni Novanta.
Secondo gli hedge fund questa operazione indebolirebbe il patrimonio del gruppo e quindi esporrebbe gli investitori a un rischio per i loro capitali.
Moby di fatto in questi anni è sempre riuscita a gestire tutte le operazioni finanziare. Compreso il maxi bond. Dopo il rimborso di una rata da 50 milioni l'esposizione verso un pool di banche guidate da Unicredit è a quota 160 milioni di euro, con una rata di 50 milioni da pagare il prossimo anno e il saldo a scadenza.
Il gruppo può contare anche su un gettito ulteriore. Tra le altre cose ha un tesoretto di 70 milioni di euro. Risorse garantire dalla Tirrenia che riceve ogni anno dallo Stato per garantire le rotte in continuità con le isole. Ma anche in questo caso deve fare i conti con la scadenza della convenzione con lo Stato, fissata per il luglio del 2020.
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