Conad-Auchan, è stallo Scatta lo stato d’agitazione
di Silvia Sanna
Salta l’intesa tra azienda e sindacati: respinte le richieste di tutela dei dipendenti Rinviato il passaggio dei primi 109 negozi, il confronto ritorna al Mise
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SASSARI. Sempre peggio, nonostante l’ottimismo dei primi giorni. Le rassicurazioni da parte di Conad sul mantenimento di tutti i posti di lavoro si sono infrante nel tavolo del confronto sindacale. Un tavolo che l’altro ieri è saltato perché l’intesa auspicata non è stata raggiunta. Al punto che la discussione ritorna nella sede istituzionale, al Ministero dello sviluppo economico, con la speranza di riuscire a limare le posizioni per ora agli antipodi. Al momento le certezze sono due: stato d’agitazione e assemblee nei luoghi di lavoro da parte dei dipendenti Auchan e stop all’avvio della procedura di trasferimento da Auchan a Conad dei primi 109 negozi con un carico di 5700 dipendenti, passaggio da avviarsi questo mese per concludersi entro marzo 2020: nel pacchetto dei 109 – considerati i punti vendita più performanti, cioè con i migliori fatturati, c’è anche l’ipermercato Santa Gilla di Cagliari. Si tratta di uno dei quattro iper dell’isola al centro della mega operazione: per gli altri, cioè Sassari, Olbia e Marconi a Cagliari, il trasferimento è previsto nella seconda fase. In gioco c’è il futuro di 750 dipendenti in Sardegna, 18mila a livello nazionale.
Salta il tavolo. All’incontro a Roma con i dirigenti e rappresentanti aziendali incaricati di seguire la complessa trattativa c’erano i segretari nazionali Alessio Di Labio per la Filcams-Cgil, Vincenzo Dell’Orefice per la Fisascat-Cisl, Marco Marroni per la Uiltucs e quasi duecento partecipanti tra segretari regionali, territoriali e delegati. Otto ore di confronto in una atmosfera «molto tesa – dice Cristiano Ardau, segretario regionale Uil Tucs – segnata dalla evidente difficoltà di trovare punti di intesa». Ardau confessa di essere molto preoccupato perché dopo 7 incontri non ci sono garanzie per i dipendenti. Conad non ha presentato il piano industriale e non ha dato garanzie su alcuni punti crociali sottolineati in rosso dai sindacati.
Proposte respinte. I rappresentanti di parte aziendale hanno respinto le proposte elaborate dai sindacati di categoria giudicandole troppo rigide per Conad, che sarebbe costretta ad avviare il nuovo business muovendosi all’interno di una gabbia molto stretta. I sindacati non hanno ceduto di un millimetro sottolineando che “la gabbia” in questione altro non è che la doverosa azione di tutela nei confronti dei lavoratori. In particolare Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che la trattativa sia unica, a livello nazionale. Il rischio da evitare è che le singole coop o imprenditori del consorzio che operano nei territori abbiano mano libera nelle ristrutturazioni, con conseguenti rischi altissimi di licenziamenti in particolare nei punti vendita meno produttivi. Per questo i sindacati hanno chiesto di allargare il tavolo del confronto anche ai soggetti subaffittuari: da parte dell’azienda c’è stata una apertura solo per quanto riguarda le coop che però non è stata giudicata sufficiente. Non solo: essenziale per i sindacati è anche la previsione della tutela dei lavoratori che passeranno alle dipendenze di aziende con meno di 15 addetti «ed è necessaria anche l’introduzione di un meccanismo di responsabilità in solido in caso di inadempienze a carico dei singoli gestori soprattutto per quanto riguarda le imprese neo costituite».
Muro contro muro. I toni sono saliti e i sindacati non han no risparmiato critiche. Marroni della Uil Tucs ha accusato Conad di voler spogliare dei diritti minimi i lavoratori Auchan-Sma A e di volerli equiparare ai dipendenti Conad che in molte realtà non sono sindacalizzati o non sono emancipati sul piano lavorativo. E ha ricordato che le persone “sono state messe dietro alla cose” controvertendo il famoso slogan Conad. È finita come era previsto: stop al passaggio dei primi 109 negozi, stato d’agitazione e assemblee dei lavoratori e rinvio del confronto al Ministero dello Sviluppo economico. Chiamato a fare da arbitro in una partita sempre più complessa.
Salta il tavolo. All’incontro a Roma con i dirigenti e rappresentanti aziendali incaricati di seguire la complessa trattativa c’erano i segretari nazionali Alessio Di Labio per la Filcams-Cgil, Vincenzo Dell’Orefice per la Fisascat-Cisl, Marco Marroni per la Uiltucs e quasi duecento partecipanti tra segretari regionali, territoriali e delegati. Otto ore di confronto in una atmosfera «molto tesa – dice Cristiano Ardau, segretario regionale Uil Tucs – segnata dalla evidente difficoltà di trovare punti di intesa». Ardau confessa di essere molto preoccupato perché dopo 7 incontri non ci sono garanzie per i dipendenti. Conad non ha presentato il piano industriale e non ha dato garanzie su alcuni punti crociali sottolineati in rosso dai sindacati.
Proposte respinte. I rappresentanti di parte aziendale hanno respinto le proposte elaborate dai sindacati di categoria giudicandole troppo rigide per Conad, che sarebbe costretta ad avviare il nuovo business muovendosi all’interno di una gabbia molto stretta. I sindacati non hanno ceduto di un millimetro sottolineando che “la gabbia” in questione altro non è che la doverosa azione di tutela nei confronti dei lavoratori. In particolare Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che la trattativa sia unica, a livello nazionale. Il rischio da evitare è che le singole coop o imprenditori del consorzio che operano nei territori abbiano mano libera nelle ristrutturazioni, con conseguenti rischi altissimi di licenziamenti in particolare nei punti vendita meno produttivi. Per questo i sindacati hanno chiesto di allargare il tavolo del confronto anche ai soggetti subaffittuari: da parte dell’azienda c’è stata una apertura solo per quanto riguarda le coop che però non è stata giudicata sufficiente. Non solo: essenziale per i sindacati è anche la previsione della tutela dei lavoratori che passeranno alle dipendenze di aziende con meno di 15 addetti «ed è necessaria anche l’introduzione di un meccanismo di responsabilità in solido in caso di inadempienze a carico dei singoli gestori soprattutto per quanto riguarda le imprese neo costituite».
Muro contro muro. I toni sono saliti e i sindacati non han no risparmiato critiche. Marroni della Uil Tucs ha accusato Conad di voler spogliare dei diritti minimi i lavoratori Auchan-Sma A e di volerli equiparare ai dipendenti Conad che in molte realtà non sono sindacalizzati o non sono emancipati sul piano lavorativo. E ha ricordato che le persone “sono state messe dietro alla cose” controvertendo il famoso slogan Conad. È finita come era previsto: stop al passaggio dei primi 109 negozi, stato d’agitazione e assemblee dei lavoratori e rinvio del confronto al Ministero dello Sviluppo economico. Chiamato a fare da arbitro in una partita sempre più complessa.
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