Energia, giunta e sindacati contro il Conte-pensiero
Dubbi sulla dorsale e il metano: la posizione non piace al Pd e al centrodestra Elogi per la svolta green del premier arrivano dai 5 Stelle e dagli ambientalisti
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CAGLIARI. Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, che pare poco disponibile a concedere alla Sardegna cinque anni in più per chiudere le centrali a carbone, poi snobba il metano e si dimentica anche della Dorsale sarda, la rete di distribuzione del gas, ha scatenato un putiferio. All’indomani della missione a Cagliari del premier, c’è chi ha parlato di un «clamoroso passo indietro» – la Regione, i sindacati e il deputato del Pd Gavino Manca – mentre sull’altro fronte, quello favorevole alle dichiarazioni di Conte, si sono schierati il Movimento Cinque stelle e Legambiente.
Gli sconcertati. Di sicuro a essere rimasta di stucco stata la Regione. L’assessora all’industria, Anita Pili, lo ha proprio detto: «Sulla questione energia continua a esserci una confusione assurda fra posizioni politiche e pareri tecnici. La Dorsale è stata approvata da una commissione ministeriale, ma subito sconfessata dal premier. È un’altalena che comincia a essere estenuante». Serve chiarezza, è l’appello della Regione: «Non solo – aggiunge l’assessora – speriamo che al più presto Conte si rimangi quanto ha dichiarato a Cagliari, ma soprattutto insistiamo perché ritorni a essere convocato, mentre è bloccato da un mese, il tavolo nazionale dedicato alla Sardegna sul Piano energetico: è in quella sede che, ancora una volta, pretenderemo chiarezza e ribadiremo la nostra richiesta di non essere ostaggio dell’annunciato elettrodotto siciliano». Anche i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, sono stati duri nel condannare il Conte-pensiero. «Non concedere alla Sardegna una proroga di cinque anni per spegnere le centrali a carbone è nei fatti una condanna. Noi siamo d’accordo che la decarbonizzazione debba essere realizzata nei tempi più rapidi possibili pero compatibilmente con le esigenze del sistema economico sardo. Ma senza l’arrivo del metano una transizione sostenibile non sarà possibile. Soprattutto perché, nelle altre regioni e in Europa, proprio il metano è stata considerata l’unica fonte indispensabile per raggiungere l’obiettivo». Per poi puntare il dito contro l’elettrodotto: «È almeno tre volte più costoso di qualunque altro progetto, impossibile da realizzare in tempi rapidi i progetti e comunque in contrasto con quell’autosufficienza energetica di cui ha bisogno la Sardegna». Con un passaggio anche sulla Dorsale: «È indispensabile, altrimenti, con la distribuzione affidata ai camion cisterna, svanirebbero i sicuri benefici grazie all’arrivo del metano». Di clamoroso passo indietro del Governo ha parlato anche il deputato Gavino Manca del Pd: «È preoccupante che Conte non abbia parlato della Dorsale e fa temere la volontà di rimettere in discussione quello che faticosamente era diventato invece un punto fermo. Tanto da ipotizzare la partenza dei cantieri nella seconda metà del 2020. Il silenzio di Conte aumenta quindi la nostra preoccupazione che sull’energia continuino a esserci un passo avanti seguito purtroppo da due indietro».
Gli entusiasti. Prima di tutto i due parlamentari del Movimento Cinque stelle, Alberto Manca e Paola Deiana, che fanno parte della commissione ambiente della Camera: «Bene ha fatto – si legge in un comunicato – il presidente del Consiglio a ricordare alla Sardegna che non potranno esserci proroghe sui tempi di addio al carbone». Poi Legambiente, che da sempre è contraria alla Dorsale e favorevole all’elettrodotto Sicilia-Sardegna. «Conte – è la dichiarazione –non ha fatto che riproporre quanto diciamo da tempo e lunedì, a Cagliari, organizzeremo un convegno in cui spiegheremo nel dettaglio perché la Sardegna può essere un eccellente laboratorio nel passaggio dal carbone alle fonti rinnovabili».
Gli sconcertati. Di sicuro a essere rimasta di stucco stata la Regione. L’assessora all’industria, Anita Pili, lo ha proprio detto: «Sulla questione energia continua a esserci una confusione assurda fra posizioni politiche e pareri tecnici. La Dorsale è stata approvata da una commissione ministeriale, ma subito sconfessata dal premier. È un’altalena che comincia a essere estenuante». Serve chiarezza, è l’appello della Regione: «Non solo – aggiunge l’assessora – speriamo che al più presto Conte si rimangi quanto ha dichiarato a Cagliari, ma soprattutto insistiamo perché ritorni a essere convocato, mentre è bloccato da un mese, il tavolo nazionale dedicato alla Sardegna sul Piano energetico: è in quella sede che, ancora una volta, pretenderemo chiarezza e ribadiremo la nostra richiesta di non essere ostaggio dell’annunciato elettrodotto siciliano». Anche i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, sono stati duri nel condannare il Conte-pensiero. «Non concedere alla Sardegna una proroga di cinque anni per spegnere le centrali a carbone è nei fatti una condanna. Noi siamo d’accordo che la decarbonizzazione debba essere realizzata nei tempi più rapidi possibili pero compatibilmente con le esigenze del sistema economico sardo. Ma senza l’arrivo del metano una transizione sostenibile non sarà possibile. Soprattutto perché, nelle altre regioni e in Europa, proprio il metano è stata considerata l’unica fonte indispensabile per raggiungere l’obiettivo». Per poi puntare il dito contro l’elettrodotto: «È almeno tre volte più costoso di qualunque altro progetto, impossibile da realizzare in tempi rapidi i progetti e comunque in contrasto con quell’autosufficienza energetica di cui ha bisogno la Sardegna». Con un passaggio anche sulla Dorsale: «È indispensabile, altrimenti, con la distribuzione affidata ai camion cisterna, svanirebbero i sicuri benefici grazie all’arrivo del metano». Di clamoroso passo indietro del Governo ha parlato anche il deputato Gavino Manca del Pd: «È preoccupante che Conte non abbia parlato della Dorsale e fa temere la volontà di rimettere in discussione quello che faticosamente era diventato invece un punto fermo. Tanto da ipotizzare la partenza dei cantieri nella seconda metà del 2020. Il silenzio di Conte aumenta quindi la nostra preoccupazione che sull’energia continuino a esserci un passo avanti seguito purtroppo da due indietro».
Gli entusiasti. Prima di tutto i due parlamentari del Movimento Cinque stelle, Alberto Manca e Paola Deiana, che fanno parte della commissione ambiente della Camera: «Bene ha fatto – si legge in un comunicato – il presidente del Consiglio a ricordare alla Sardegna che non potranno esserci proroghe sui tempi di addio al carbone». Poi Legambiente, che da sempre è contraria alla Dorsale e favorevole all’elettrodotto Sicilia-Sardegna. «Conte – è la dichiarazione –non ha fatto che riproporre quanto diciamo da tempo e lunedì, a Cagliari, organizzeremo un convegno in cui spiegheremo nel dettaglio perché la Sardegna può essere un eccellente laboratorio nel passaggio dal carbone alle fonti rinnovabili».
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