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Opposizioni, censura per la Murgia

Opposizioni, censura per la Murgia

Tre consiglieri accusano l’assessore: ingerenza negli atti amministrativi 

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CAGLIARI. La contestazione è precisa: «L’assessora all’agricoltura, Gabriella Murgia, ha commesso una palese ingerenza negli atti amministrativi, controllando ancora prima le decisioni dei dirigenti regionali ancora della firma definitiva». A sollevare il caso sono stati i tre partiti di opposizione in Consiglio regionale – Pd, Progressisti e Movimento Cinque stelle – che hanno presentato un ordine del giorno di censura dell’assessora. Perché, si legge, «ha superato il confine, previsto dalla legge, fra le funzioni d’indirizzo politico e quelle in capo alla gestione amministrativa, mettendo a rischio la trasparenza e l’imparzialità di diversi atti». La ricostruzione della minoranza è questa: «Il 13 settembre – si legge nella richiesta di censura – ai dirigenti dell’assessorato all’agricoltura è stata consegnata una nota dell’assessora in cui era sollecitato l’invio preliminare delle bozze di qualunque decisione amministrativa in modo da esercitare un controllo preventivo». Secondo i tre pariti, invece «i dirigenti pubblici devono avere l’autonomia di emanare atti che mai debbono essere piegati al controllo politico, come lo sono l’approvazione di progetti, capitolati e gare d’appalto, oppure l’assegnazione di risorse regionali e il via libera alle graduatorie dei concorsi. È un confine inviolabile – ribadiscono – per evitare che l’amministrazione pubblica finisca per essere sottomessa a interessi di parte, superando tutte le norme poste a garanzia della finanza pubblica e dell’imparzialità dei procedimenti amministrativi». La richiesta di censura sarà ora discussa dal Consiglio regionale e il voto in aula dovrà essere nominale, cioè ogni consigliere sarà chiamato a esprimersi pubblicamente. «Auspichiamo – concludono Pd, Progressisti e M5s - che tutto il Consiglio regionale, maggioranza e minoranza, prenda una posizione chiara sul rispetto delle regole. Regole che non possono essere piegate ai desideri di un partito politico o anche di un solo assessore».

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