Teologia, gli iscritti laici superano i seminaristi
di Mario Girau
Aperto il 93esimo anno accademico della Pontifica facoltà della Sardegna: al via oltre 100 giovani
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CAGLIARI. Oltre 100 giovani sardi hanno deciso quest’anno di dedicarsi agli studi teologici, nella Pontificia facoltà della Sardegna, che lunedì ha inaugurato il 93esimo anno accademico. Ragazzi e ragazze ormai costantemente più numerosi dei seminaristi che seguono i corsi, obbligatori, per diventare preti o frati. Il numero dei laici potrebbe aumentare dopo il riconoscimento, nel luglio scorso, del valore legale dei titoli di studio rilasciati dalle facoltà teologiche e dagli istituti superiori di scienze religiose. «Speriamo che sia proprio così – dice padre Francesco Maceri, gesuita, da tre anni preside della Facoltà – anche se, a mio parere, non è auspicabile un aumento quantitativo a scapito della qualità delle motivazioni di chi si iscrive».
Nella rossa palazzina ai piedi di Monteurpinu sono pronti a fare lezione 25 professori (7 ordinari, 3 straordinari, 7 associati, 8 incaricati) ai quali se ne aggiungeranno altri 16 “invitati”, esperti di materie specialistiche per integrare un programma di studio che prevede 57 esami per il conseguimento, in 5 anni, del titolo base, il baccellierato, requisito minimo per i preti. Per la “Licenza”, la facoltà dispone altri 20 esami in due anni. Il dottorato in uno dei tre rami della teologia - morale, dogmatica, pastorale - richiede un ulteriore biennio di studi concluso con la discussione e la pubblicazione di una tesi che – precisa Maceri - «deve essere tale da contribuire al progresso della scienza teologica». Non manca l’interesse della facoltà nei confronti della Sardegna. «Si può e si deve dirigere l’attenzione alla storia e alla cultura sarda – dice il preside – anche attraverso convegni, ricerche e pubblicazioni di singoli docenti, collaborazioni con Istituzioni civili e culturali dell’Isola. Da questo punto di vista sia in passato sia negli ultimi anni c’è stata un’attenzione concreta».
La facoltà è aperta a tutti, italiani e stranieri. Per l’immatricolazione iniziale come studente ordinario è indispensabile il diploma di scuola secondaria di secondo grado. È prevista la possibilità di iscriversi anche come straordinario (nel caso in cui non si intenda conseguire i gradi accademici), o come uditore (se si è interessati soltanto ad alcuni corsi). La Facoltà Teologica – ha detto padre Maceri nella prolusione – non è solo «espletamento degli insegnamenti curricolari» ma può e deve essere «uno spazio di conoscenza approfondita e di comunicazione con il mondo reale, ormai scristianizzato». In questo senso dunque si può intendere la “teologia dell’accoglienza e del dialogo” evocata da papa Francesco: «formare discepoli-missionari per un mondo che non è più cristiano, forse neppure quando, a motivo di certe manifestazioni pubbliche, crediamo di avere le prove che lo sia». Tutto ciò è possibile, ha concluso il preside, solo se la teologia si dispone all’“ascolto”: un ascolto che, sull’esempio di Simone Weil (scrittrice e pensatrice francese morta nel 1943 a 34 anni), sia “un distacco da sé, una dimenticanza di sé e l’amore che apprezza un oggetto nella sua particolarità”.
Nella rossa palazzina ai piedi di Monteurpinu sono pronti a fare lezione 25 professori (7 ordinari, 3 straordinari, 7 associati, 8 incaricati) ai quali se ne aggiungeranno altri 16 “invitati”, esperti di materie specialistiche per integrare un programma di studio che prevede 57 esami per il conseguimento, in 5 anni, del titolo base, il baccellierato, requisito minimo per i preti. Per la “Licenza”, la facoltà dispone altri 20 esami in due anni. Il dottorato in uno dei tre rami della teologia - morale, dogmatica, pastorale - richiede un ulteriore biennio di studi concluso con la discussione e la pubblicazione di una tesi che – precisa Maceri - «deve essere tale da contribuire al progresso della scienza teologica». Non manca l’interesse della facoltà nei confronti della Sardegna. «Si può e si deve dirigere l’attenzione alla storia e alla cultura sarda – dice il preside – anche attraverso convegni, ricerche e pubblicazioni di singoli docenti, collaborazioni con Istituzioni civili e culturali dell’Isola. Da questo punto di vista sia in passato sia negli ultimi anni c’è stata un’attenzione concreta».
La facoltà è aperta a tutti, italiani e stranieri. Per l’immatricolazione iniziale come studente ordinario è indispensabile il diploma di scuola secondaria di secondo grado. È prevista la possibilità di iscriversi anche come straordinario (nel caso in cui non si intenda conseguire i gradi accademici), o come uditore (se si è interessati soltanto ad alcuni corsi). La Facoltà Teologica – ha detto padre Maceri nella prolusione – non è solo «espletamento degli insegnamenti curricolari» ma può e deve essere «uno spazio di conoscenza approfondita e di comunicazione con il mondo reale, ormai scristianizzato». In questo senso dunque si può intendere la “teologia dell’accoglienza e del dialogo” evocata da papa Francesco: «formare discepoli-missionari per un mondo che non è più cristiano, forse neppure quando, a motivo di certe manifestazioni pubbliche, crediamo di avere le prove che lo sia». Tutto ciò è possibile, ha concluso il preside, solo se la teologia si dispone all’“ascolto”: un ascolto che, sull’esempio di Simone Weil (scrittrice e pensatrice francese morta nel 1943 a 34 anni), sia “un distacco da sé, una dimenticanza di sé e l’amore che apprezza un oggetto nella sua particolarità”.
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