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Legambiente insiste: andiamo oltre il metano

Legambiente insiste: andiamo oltre il metano

Gli ecologisti: la Regione non ha una strategia energetica. Trenta associazioni per le rinnovabili

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CAGLIARI. Sul metano ci sono troppe aspettative e sulla Dorsale, la rete di distribuzione, addirittura il doppio: «Attenzione, però entrambi rischiano di diventare delle gabbie, mentre esistono un bel po’ di alternative, serie e fattibili, per dire addio al carbone entro il 2025 e non cinque anni più tardi». È questa, in estremi sintesi, la posizione di Legambiente, da sempre contraria a un futuro possibile strapotere del metano e anche della Dorsale. Per rendere ancora più chiara questa presa di posizione, gli ambientalisti hanno organizzato un convegno dal titolo secco («Emergenza cambiamenti climatici)», ma dal sottotitolo provocatorio nei confronti di chi invece non vede altro oltre il gas liquefatto naturale: «Accelerare la transizione energetica, opportunità di nuovo sviluppo sostenibile per la Sardegna». Così oltre al presidente del comitato scientifico Vincenzo Tiana, che ha denunciato: «Non c’è una strategia energetica. La Regione continua a dire troppi no sulla decarbonizzazione, rischiando di restare emarginata in Italia e in Europa», sono stati gli esperti a dare lo scossone che molti si aspettavano. Il vulcanico Gian Battista Zorzoli, presidente del Coordinamento Free, che raggruppa una trentina di associazioni sostenitrici delle fonti rinnovabili, ha detto: «Basterebbe solo raddoppiare eolico, fotovoltaico e biogas per rendere la Sardegna quasi autosufficiente. Con poi il nuovo elettrodotto Sicilia-Sardegna-Continente, previsto dal Piano energetico nazionale, e un bel po’ di batterie per stoccare la cosiddetta sovrapproduzione, la stabilità sarebbe perfetta. E invece purtroppo la Regione non pare disposta a investire sulle alternative, nonostante l’Europa abbia pronti mille miliardi per favorire in tutti gli Stati la decabonizzazione entro il 2025». Inseguire il metano come l’unica soluzione («È roba vecchia», dirà Ismail Samed , portavoce dei ragazzi del Fridays for future) è stata considerata una trappola anche da Alex Sorokin, esperto di impianti eolici off shore, quelli piazzati in mare aperto. «In Sardegna potrebbero essere installate fino a 5mila turbine, ma mi rendo conto che sarebbe un’esagerazione. E infatti esiste un progetto, solo a carico di aziende private, per sole 1.250 turbine, però capace di produrre tre volte il fabbisogno della Sardegna. Che, alla fine, esporterebbe energia sulla terraferma, con un fatturato di 1,8 miliardi l’anno e una ricaduta di 15mila posti di lavoro fra installazioni e manutenzioni». Sorokin è stato pronto anche nella risposta sulle inevitabili critiche scatenate dall’impatto ambientale: «Il progetto prevede di installare le piattaforme galleggianti oltre i 40 chilometri dalla costa e quindi sarebbero invisibili, rimanendo super efficienti». Seppure di fronte a queste alternative sono rimaste però le perplessità di Regione, Confindustria e sindacati: «Col metano e la Dorsale a margine delle future strategie energetiche, chiudere le centrali a carbone entro il 2025 sarà impossibile». Il confronto fra le fazioni è cominciato, anche se Legambiente ha detto: «Non sprechiamo altro tempo».



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