Pecorino escluso dai dazi Consorzio: il 18 la certezza

Il presidente Palitta: «Giorni cruciali, gli Usa possono ancora modificare la lista» I dati dell’ambasciata italiana a Washington: Italia quinto Paese Ue più colpito

SASSARI. Altri nove giorni per avere la certezza che il pecorino romano da grattugia non è tra i prodotti agroalimentari colpiti dall’ondata di dazi Usa contro la Ue, ma il Consorzio di tutela del formaggio prodotto in Sardegna più venduto al mondo manifesta moderato ottimismo. Per ora le forme importate negli States non appaiono nella black list, ma occorre attendere. «Fino al 18 ottobre la dei lista dei prodotti non è da considerarsi definitiva – spiega il presidente Salvatore Palitta – perchè l’Ustr (il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti d'America), come precisato dallo stesso ambasciatore Lighthizer, si riserva la possibilità di modificare – a seconda dell'andamento del negoziato con la UE – le categorie di beni colpiti, i Paesi Ue interessati e l'ammontare dei dazi. Non è al momento prevista una procedura per la richiesta – da parte di eventuali soggetti americani interessati – di esclusioni».

Ecco perché Palitta conferma il massimo impegno dei legali del Consorzio negli Stati Uniti in questi ultimi, cruciali giorni, per scongiurare l’inserimento del pecorino romano nell’elenco. «Da anni lavoriamo costantemente e con grande impegno per proteggere la nostra Dop, abbiamo già difeso la posizione del Consorzio con osservazioni e memorie e siamo pronti a tutelare in ogni modo il nostro prodotto» sottolinea Palitta, ricordando che il pecorino da grattugia di fatto non ha concorrenti nel mercato nordamericano dove viene utilizzato esclusivamente latte bovino e questo potrebbe rappresentare un motivo valido per sventare la minaccia. Chesulla carta fa paura: il mercato Usa vale il 52% della produzione totale, circa 120-130mila quintali per un fatturato di 100 milioni di euro all’anno.

Il Consorzio ha poi reso noti i dati ufficializzati dall’ambasciata italiana a Washington, sull’impatto dei dazi annunciati. L’analisi, elaborata da Ice New York e realizzata su dati 2018, fa emergere che l'Italia col 6,4% sarà il quinto Paese Ue colpito, con un valore dell'export interessato pari a quello dell'Irlanda e di molto inferiore ai quattro membri del Consorzio Airbus (nell'ordine, Francia col 27,7%, Regno Unito col 25,9, Germania col 19,8 e Spagna con l’11,2). Assai ridotti gli importi relativi a tutti gli altri Paesi, con in testa Danimarca, Grecia e Paesi Bassi, sul 3%. Sul piano procedurale si attende la pubblicazione del provvedimento ufficiale sul Federal Register per avere la lista definitiva.



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