Regione: stop alla convenzione con l’Aias
La commissione d’inchiesta a un passo dalla revoca: impensabile che non abbia pagato gli stipendi
3 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Negli ultimi cinque anni l’Aias ha incassato dall’Ats 107 milioni e quindi è «impensabile che non abbia i soldi per pagare gli stipendi». La commissione d’inchiesta del Consiglio regionale ha chiuso all’unanimità, con questa presa d’atto che pare essere una sentenza di condanna, l’indagine sui complicati rapporti fra l’Associazione controllata dalla famiglia cagliaritana Randazzo e la Regione. A questo punto la storica convenzione è molto vicina al capolinea, a essere stracciata, e non solo perché nella cancelleria del Tribunale civile pende un’istanza di fallimento. È infatti la stessa commissione del Consiglio, presieduta da Gianfranco Ganau del Pd, a scrivere: «L’attuale situazione dovrà essere presto superata e quindi la Giunta ha da noi il mandato di verificare ogni possibile soluzione che dia continuità all’assistenza ai pazienti e ai posti di lavoro». Per essere ancora più precisa qualche riga dopo: «È questa una convenzione non più sostenibile e l’assessorato alla sanità deve prenderne atto». Tra l’altro prima di votare la risoluzione i commissari avevano respinto la richiesta arrivata l’altro giorno dai vertici dell’Associazione: volevano raccontare la loro versione, ma la risposta è stato un no secco.
I conti. Nei tre mesi d’indagine e dopo aver controllato i documenti consegnati dal tavolo tecnico in cui la Regione e l’Aias trattano da mesi sull’ammontare degli arretrati, la Commissione ha tirato le somme. A fronte dei 107 milioni incassati dall’Associazione, il contenzioso, in questi ultimi cinque anni, è invece di soli 1,6 milioni e al massimo un altro milione potrebbe essere motivo di una possibile transizione. Ancora: gli oltre 5 milioni pretesi dall’Aias ai Comuni per i servizi di riabilitazione e trasporti sono in gran parte contestati. In altre parole, i presunti ritardi della pubblica amministrazione nei pagamenti non possono un alibi per lasciare i 1.200 dipendenti dell’Associazione senza stipendio da 11 mesi. «Abbiamo controllato e preso atto della situazione – sono le parole del presidente Ganau – e quindi nulla può più giustificare l’Aias». Associazione che tra l’altro ora rischia di essere travolta da un possibile fallimento e da numerosi pignoramenti.
Le reazioni. Il voto all’unanimità ha confermato che per tutti i partiti ormai la lunga stagione dell’Aias è finita. Per il vicepresidente della commissione, Michele Ennas della Lega, «l’assessorato alla sanità dovrà cercare subito una soluzione definitiva». Secondo Francesco Agus dei Progressisti: «Siamo finalmente usciti da una situazione che è stata ambigua per troppo tempo». Anche per i Cinque stelle, con Michele Ciusa, è arrivato «il momento di cambiare registro e organizzare al più presto un sistema che dia solide garanzie ai pazienti e ai lavoratori».
Ritornerà Sas Domos? È stato il consigliere regionale di Leu Eugenio Lai a proporre che la Regione riprenda in considerazione la società pubblica Sas Domos, pensata a suo tempo dalla giunta Pigliaru e dall’Ats ma a febbraio sospesa dal centrodestra. «In commissione – sostiene – siamo arrivati alle stesse conclusioni della precedente legislatura e poi sfociate nella nascita di Sas Domos. Quindi, in questi mesi, si è solo perso del tempo invece di far partire quella che oggi rimane l’unica vera alternativa all’Aias». Anche se la Lega non è convinta che sia questa la soluzione: «Il progetto Sas Domos l’abbiamo bloccato perché era confuso, come minimo va rivisto e riscritto».
La Regione. In questi giorni, l’assessore alla sanità Mario Nieddu ha incontrato più volte i sindacati. Nessuno sa ancora con certezza come sarà riorganizzato il dopo Aias, ma la Regione, anche negli ultimi faccia a faccia con le diverse segreterie, ha confermato: «Qualunque sia la soluzione a cui approderemo, i punti fermi restano quelli che ci hanno guidato finora: la continuità dei servizi erogati a garanzia dei tantissimi pazienti e la tutela dei posti di lavoro». (ua)
I conti. Nei tre mesi d’indagine e dopo aver controllato i documenti consegnati dal tavolo tecnico in cui la Regione e l’Aias trattano da mesi sull’ammontare degli arretrati, la Commissione ha tirato le somme. A fronte dei 107 milioni incassati dall’Associazione, il contenzioso, in questi ultimi cinque anni, è invece di soli 1,6 milioni e al massimo un altro milione potrebbe essere motivo di una possibile transizione. Ancora: gli oltre 5 milioni pretesi dall’Aias ai Comuni per i servizi di riabilitazione e trasporti sono in gran parte contestati. In altre parole, i presunti ritardi della pubblica amministrazione nei pagamenti non possono un alibi per lasciare i 1.200 dipendenti dell’Associazione senza stipendio da 11 mesi. «Abbiamo controllato e preso atto della situazione – sono le parole del presidente Ganau – e quindi nulla può più giustificare l’Aias». Associazione che tra l’altro ora rischia di essere travolta da un possibile fallimento e da numerosi pignoramenti.
Le reazioni. Il voto all’unanimità ha confermato che per tutti i partiti ormai la lunga stagione dell’Aias è finita. Per il vicepresidente della commissione, Michele Ennas della Lega, «l’assessorato alla sanità dovrà cercare subito una soluzione definitiva». Secondo Francesco Agus dei Progressisti: «Siamo finalmente usciti da una situazione che è stata ambigua per troppo tempo». Anche per i Cinque stelle, con Michele Ciusa, è arrivato «il momento di cambiare registro e organizzare al più presto un sistema che dia solide garanzie ai pazienti e ai lavoratori».
Ritornerà Sas Domos? È stato il consigliere regionale di Leu Eugenio Lai a proporre che la Regione riprenda in considerazione la società pubblica Sas Domos, pensata a suo tempo dalla giunta Pigliaru e dall’Ats ma a febbraio sospesa dal centrodestra. «In commissione – sostiene – siamo arrivati alle stesse conclusioni della precedente legislatura e poi sfociate nella nascita di Sas Domos. Quindi, in questi mesi, si è solo perso del tempo invece di far partire quella che oggi rimane l’unica vera alternativa all’Aias». Anche se la Lega non è convinta che sia questa la soluzione: «Il progetto Sas Domos l’abbiamo bloccato perché era confuso, come minimo va rivisto e riscritto».
La Regione. In questi giorni, l’assessore alla sanità Mario Nieddu ha incontrato più volte i sindacati. Nessuno sa ancora con certezza come sarà riorganizzato il dopo Aias, ma la Regione, anche negli ultimi faccia a faccia con le diverse segreterie, ha confermato: «Qualunque sia la soluzione a cui approderemo, i punti fermi restano quelli che ci hanno guidato finora: la continuità dei servizi erogati a garanzia dei tantissimi pazienti e la tutela dei posti di lavoro». (ua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
