La promessa del ministro Speranza: basta con i tagli alla sanità
Il responsabile del discastero della salute a Villasimius al congresso del sindacato dei medici di base. Presto a Roma incontro con l’assessore Nieddu per affrontare le questioni sarde
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CAGLIARI. Il ministro della salute, Roberto Speranza, ha preso possesso dell’incarico da meno di un mese. È troppo presto perché si possa addentrare nel complicato mondo della sanità sarda, anche se presto, a Roma, incontrerà l’assessore Mario Nieddu. Così, al congresso del sindacato dei medici di famiglia, cominciato mercoledì a Villasimius, il neo ministro ha scelto d’intervenire solo sulle questioni nazionali, ma che hanno comunque ricadute anche sulla Sardegna. Ad esempio su questo dramma: sono ormai troppi gli italiani che non si curano più perché non hanno i soldi per pagare medicine e visite. In Sardegna, stando a un’ultima indagine, il 9 per cento della popolazione (quasi 67mila famiglie) sono state costrette a fare un passo indietro. La replica del ministro è stata questa: «Ogni volta che un cittadino rinuncia alla salute è una sconfitta inaccettabile per lo Stato e quindi dobbiamo trovare i rimedi per fermare questo fenomeno che ha immediate e pesanti ricadute sociali». Il suo obiettivo è garantire a tutti il diritto universale alla salute: «Siamo di fronte a un principio costituzionale – ha detto – che mai può essere messo in discussione». Ma è chiaro che il sistema sanitario ha bisogno di più soldi («Non ci saranno tagli nella prossima Legge di stabilità», è stata la previsione) ma soprattutto di maggiore efficienza. Per questo Speranza ha riaffermato con forza il ruolo dei medici di famiglia. «Finora è stato decisivo – ha detto – e in futuro dovrà essere ancora più centrale». Rivolto alla platea degli iscritti alla Federazione dei medici di base, ha aggiunto: «La vostra forza è di sicuro la competenza, ma lo sono soprattutto anche la fiducia che i cittadini ripongono in voi e l’innegabile funzione sociale che avete. Penso all’importanza del medico in un piccolo Paese: è difficile da spiegare in una tabella zeppa di numeri, ma sappiamo che ha un valore fondamentale ed insostituibile». Il ministro ha parlato anche del numero chiuso per l’accesso alle Facoltà di medicina: «È un tema su cui dobbiamo ragionare. Sappiamo che una delle grandi questioni irrisolte è la carenza di medici e infermieri. Se da una parte voglio rispondere alle emergenze, dall’altra vorrei costruire una strategia di lungo periodo che ci dia certezze». Infine, s’è soffermato anche sul caso vaccini: «Di fronte alla salute, in modo particolare quelle dei bambini, vanno abbassate tutte le bandierine della politica e bisogna partire sempre e solo dalla scienza».
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