Cancelliera nei guai: adesso è sotto inchiesta
di Simonetta Selloni
La dipendente del tribunale non ha trasmesso 430 fascicoli per l’archiviazione È accusata anche di accesso abusivo alla banca dati informatica della Procura
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LANUSEI. I procedimenti pronti per l’archiviazione richiesta dalla Procura di Lanusei, impilati l’uno sull’altro, formavano cumuli sempre più alti nella scrivania di Anna Rosa Asoni, 50 anni di Lanusei, cancelliere esperta – questa la qualifica – in servizio nella Procura ogliastrina. Il fatto è che quei fascicoli, circa 430, risultavano formalmente inviati all’ufficio del Gip per l’archiviazione: così attestava il registro di scarico della Procura nel quale la donna ne annotava la trasmissione. In teoria, perché nella pratica non si muovevano dalla scrivania; e questo dettaglio, la mancata trasmissione degli atti, si è trasformato in una delle due accuse che la Procura distrettuale di distrettuale di Cagliari le contesta, ossia il falso ideologico per aver attestato – falsamente appunto – di aver evaso le richieste di archiviazione. L’altro reato (per il quale è competente la Distrettuale, ragione per la quale l’inchiesta è a Cagliari) è quello di accesso abusivo alla banca dati della Procura, il Sistema informativo di cognizione penale (Sicp). Si tratta dell’archivio telematico nel quale sono riportati dati delicati che riguardano, ad esempio, l’iscrizione al registro degli indagati di ogni singola persona. Anna Rosa Asoni, in un periodo di circa tre mesi, lo scorso anno, avrebbe compiuto circa duecento accessi documentati: di questi, pochissimi giustificati dalla sua funzione. Nei suoi confronti, nel mese di aprile, il Gip del tribunale di Cagliari ha applicato la misura interdittiva della sospensione dal servizio per un anno. In seguito al ricorso al tribunale della libertà da parte del suo legale, l’avvocato Paolo Demuro, la sospensione è stata dimezzata e qualche giorno fa la Cassazione l’ha annullata con rinvio per un nuovo esame al Tribunale di Cagliari, che non ha ancora fissato la data. Intanto Anna Rosa Asoni si prepara a tornare al lavoro: ma per decisione del ministero della Giustizia, in seguito all’inchiesta è stata trasferita a Nuoro, dove dovrebbe prendere servizio il 2 novembre. Le indagini, condotte dalla squadra mobile della questura di Nuoro coordinata dal dirigente, Silvio Esposito, sono partite dalla Procura in cui la donna presta servizio. Durante una sua assenza per ragioni di salute, si è posta l’esigenza di smaltire il suo carico di lavoro per non ingolfare gli uffici. Lì i funzionari si sono resi conto della difformità tra le pratiche di archiviazione dirette all’ufficio Gip del Tribunale che Anna Rosa Asoni certificava di aver “scaricato”, e quelle effettivamente arrivate. Differenze abissali. In numeri, 430 fascicoli. Che fisicamente si trovavano ancora nella sua scrivania ma sarebbero dovute essere da tutt’altra parte, appunto all’ufficio Gip per l’archiviazione. Alcune di queste pratiche risalivano a un anno prima: per fare un esempio, i cittadini sui quali erano aperte le indagini contenute in quei fascicoli, e per la cui posizione era stata chiesta l’archiviazione, rivestivano ancora la veste di indagati. Proprio per la mancata trasmissione delle richieste di archiviazione. La squadra mobile ha raccolto carte, ha ascoltato intercettazioni ambientali e telefoniche. Poi ha passato gli atti alla Procura di Cagliari. Come la cancelliera pensasse che questa vicenda potesse passare sotto silenzio, è un mistero. La Procura, come tutti gli uffici giudiziari, svolge controlli trimestrali anche per elaborare le statistiche da trasmettere al ministero. Prima o poi, un’anomalia così macroscopica sarebbe venuta a galla, come è effettivamente accaduto. Così l’abnorme accesso alla banca dati, per la quale la donna non era legittimata se non per ragioni d’ufficio. È la stessa ratio che regola l’accesso dei controlli bancari nei conti dei clienti da parte degli impiegati: non possono essere discrezionali ma motivati. Tra gli accessi al sistema Sicp, la cancelliera avrebbe anche controllato la sua posizione. Ora l’inchiesta prosegue; intanto Anna Rosa Asoni ha subito la decurtazione dello stipendio. In caso di condanna definitiva, rischia il licenziamento.
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