La Nuova Sardegna

Maestre accusate a Budoni, abuso di mezzi di correzione

di Simonetta Selloni
Maestre accusate a Budoni, abuso di mezzi di correzione

Scuola dell’infanzia, il Riesame giustifica il reintegro: non ci fu maltrattamento sui bimbi

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BUDONI. Spinte, urla, strattonamenti, qualche scappellotto e le minacce di punizioni anacronistiche come la privazione del pranzo, della merenda, del gioco con i compagni. Ma non si sarebbe trattato di sistematiche violenze e quindi di maltrattamenti, quanto piuttosto di abuso dei mezzi di correzione e disciplina. È questo il tipo di reato ravvisabile nelle condotte delle due insegnanti della scuola dell’infanzia di Budoni, travolta dall’inchiesta sui metodi non propriamente riferibili al modello Montessori applicati da quattro maestre. Per due di loro, appunto, il Gip del tribunale di Nuoro Teresa Castagna, aveva dapprima disposto la misura interdittiva della sospensione dall’insegnamento, salvo revocarla dopo averle interrogate.

Contro questa revoca aveva proposto appello al tribunale del Riesame di Sassari il magistrato titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Giorgio Bocciarelli. Il collegio del riesame però (presidente Marinaro, giudici Meloni e Nuvoli), ha confermato la decisione del Gip e ora se ne conoscono le ragioni, depositate il 7 ottobre scorso. Secondo i giudici, non si può affermare che le due insegnanti abbiano sistematicamente fatto uso di violenza nei confronti dei bambini o che li abbiano sottoposti con regolarità a vessazioni fisiche e psicologiche. In questo senso le accuse, così come formulate, non sarebbero giustificate: non si configurerebbe il reato di maltrattamenti, da ridimensionare in abuso dei mezzi di correzione o di disciplina che non prevede l’applicazione di misure interdittive.

Detto questo, nella ricostruzione compiuta dai giudici del Riesame è posto l’accento sulle condotte delle insegnanti. Riprese dalle telecamere fatte sistemare dopo la denuncia, a gennaio, dei genitori di uno degli alunni. Il piccolo era diventato aggressivo, e ai genitori aveva raccontato di aver imparato «a scuola» certi comportamenti. Tra gli episodi contestati e immortalati, alcuni sono significativi. In uno di questi, una delle maestre chiede a due bambini di inginocchiarsi per poi sgridarli con urla; il pianto del bambino provoca la reazione dell’insegnante che lo afferra per un braccio per portarlo verso un banco. Segue la minaccia di uno schiaffo, l’invito a frignare da un’altra parte e il trascinamento del piccolo fuori dall’aula, nonostante il bambino avesse cercato di aggrapparsi ad uno stipite della porta per non uscire. In un altro episodio, persino sistemare il fermacapelli di una bambina provoca una reazione spropositata dell’insegnante. E, capitolo a parte, la minaccia di non far pranzare o privare della merenda un piccolo, “reo” di non aver completato il disegno o di averlo fatto seguendo canoni non graditi all’insegnante: le mani colorate di viola e non di rosa. Un punto questo sul quale gli stessi giudici del Riesame si soffermano per sottolinearne la gravità, «per la tutela della libera espressione dei minori».

Comunque: atteggiamenti certamente censurabili, dice il tribunale del Riesame ma non ritenuti ascrivibili a un sistematico, cosciente e volontario compimento di atti di violenza.

Ora bisognerà vedere come si svilupperà l’inchiesta che ha già provocato polemiche e conseguenze pratiche. Intanto, il fatto che le insegnanti siano potute tornare a insegnare, essendo venute meno le misure interdittive, ha convinto gran parte dei genitori dei bambini (16 su 18) a non mandare i figli a scuola. Sulla vicenda è intervenuto prima l’assessore regionale all’Istruzione Andrea Biancareddu, quindi il responsabile scolastico regionale, Francesco Feliziani, che ha chiuso la terza C della sezione dell’infanzia. Qualche giorno fa il Consiglio d’istituto ha inviato una lettera allo stesso Feliziani e all’assessore chiedendo tutela per tutte le componenti della scuola.
 

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