I CURDI TRADITI E L’IMPOTENZA DI UE E NATO
di NICOLÒ MIGHELI
Non sono bastati gli 11.000 soldati caduti, le lodi dei militari americani, l’aver distrutto l’entità statuale dell’Isis. Gli Usa si ritirano lasciandoli in balia dei turchi, sui quali, scrive Abdi,...
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Non sono bastati gli 11.000 soldati caduti, le lodi dei militari americani, l’aver distrutto l’entità statuale dell’Isis. Gli Usa si ritirano lasciandoli in balia dei turchi, sui quali, scrive Abdi, le Sdf non hanno mai sparato un colpo. Ora sono costretti a chiedere l’aiuto del quasi nemico al-Assad, consci che dovranno rinunciare a molte delle loro conquiste sociali, ma potranno evitare lo sterminio. Il presidente siriano concederà loro una qualche forma di autonomia, tutta da stabilire, in cambio muove le sue truppe con il sostegno aereo russo. I lealisti sono già entrati a Manbij, città sulla frontiera, e si apprestano a farlo a Kobane, dove si stanno dirigendo le truppe turche.
Il confronto diretto è possibile. Voci non confermate dicono che Damasco vorrebbe imporre una no fly zone in tutta la Siria del nord est. Lo farebbe con l’aeronautica russa. Se questo avvenisse i turchi perderebbero il potere aereo, il loro vero vantaggio, perché i curdi sul terreno confermano di essere grandi combattenti e stanno dando filo da torcere alla bande jihadiste, strumento dei turchi, rallentandone l’avanzata. Nell’accordo è previsto che i prigionieri di Daesch vengano presi in carico dai siriani. L’impressione è che Erdogan sia caduto in una trappola.
Putin forse aveva dato un assenso, ma la prospettiva che il suo protettorato siriano fosse amputato dei campi petroliferi - concessi a società russe per l’aiuto dato ad Assad - gli ha fatto cambiare idea. Gli americani se ne vanno e la Ue mostra tutta la sua impotenza politica; non riesce neanche a votare una risoluzione che blocchi la vendita di armamenti a Erdogan lasciandola all’iniziativa dei singoli Stati. Un atto che ha solo una valenza simbolica, visto che i turchi negli ultimi dieci anni hanno creato un combinat militar-industriale e hanno ridotto quest’anno le importazioni al 35% del fabbisogno, diventando loro esportatori di materiali a media tecnologia.
L’altra istituzione in crisi è la Nato, dove per entrare si chiedono standard democratici, ma non ci sono articoli che li facciano rispettare, né l’espulsione è possibile. Ci sarà una “sterilizzazione” dei turchi in seno all’alleanza, verranno estromessi dalle informazioni, dalle decisioni più sensibili, ma nulla più. Come scrive l’analista francese Didier Billion su Le Monde diplomatique, la Turchia per la Nato è diventata un alleato capriccioso e un nemico impossibile. Troppi gli interessi comuni, grande il potere di ricatto di Erdogan sui rifugiati e sulla sua posizione strategica.
Qualcosa si muove però su di un altro fronte. Il Ministro della Difesa greco Panagiotopoylos, in un'intervista, ha annunciato che fregate italiane e francesi raggiungeranno la ZEE cipriota per contrastare le ingerenze turche. Erdogan è quasi solo, ma non sconfitto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il confronto diretto è possibile. Voci non confermate dicono che Damasco vorrebbe imporre una no fly zone in tutta la Siria del nord est. Lo farebbe con l’aeronautica russa. Se questo avvenisse i turchi perderebbero il potere aereo, il loro vero vantaggio, perché i curdi sul terreno confermano di essere grandi combattenti e stanno dando filo da torcere alla bande jihadiste, strumento dei turchi, rallentandone l’avanzata. Nell’accordo è previsto che i prigionieri di Daesch vengano presi in carico dai siriani. L’impressione è che Erdogan sia caduto in una trappola.
Putin forse aveva dato un assenso, ma la prospettiva che il suo protettorato siriano fosse amputato dei campi petroliferi - concessi a società russe per l’aiuto dato ad Assad - gli ha fatto cambiare idea. Gli americani se ne vanno e la Ue mostra tutta la sua impotenza politica; non riesce neanche a votare una risoluzione che blocchi la vendita di armamenti a Erdogan lasciandola all’iniziativa dei singoli Stati. Un atto che ha solo una valenza simbolica, visto che i turchi negli ultimi dieci anni hanno creato un combinat militar-industriale e hanno ridotto quest’anno le importazioni al 35% del fabbisogno, diventando loro esportatori di materiali a media tecnologia.
L’altra istituzione in crisi è la Nato, dove per entrare si chiedono standard democratici, ma non ci sono articoli che li facciano rispettare, né l’espulsione è possibile. Ci sarà una “sterilizzazione” dei turchi in seno all’alleanza, verranno estromessi dalle informazioni, dalle decisioni più sensibili, ma nulla più. Come scrive l’analista francese Didier Billion su Le Monde diplomatique, la Turchia per la Nato è diventata un alleato capriccioso e un nemico impossibile. Troppi gli interessi comuni, grande il potere di ricatto di Erdogan sui rifugiati e sulla sua posizione strategica.
Qualcosa si muove però su di un altro fronte. Il Ministro della Difesa greco Panagiotopoylos, in un'intervista, ha annunciato che fregate italiane e francesi raggiungeranno la ZEE cipriota per contrastare le ingerenze turche. Erdogan è quasi solo, ma non sconfitto.
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