La filiera del latte: la Regione faccia la sua parte
Consorzio: questione tutta sarda. Ma per la Coldiretti è necessario anche tornare al tavolo ministeriale
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SASSARI. Divisi nelle posizioni e ora anche da controversie di carattere giudiziario, ma su una cosa Consorzio del pecorino romano e Coldiretti sono sulla stessa linea, anche se con dei distinguo: quella del prezzo del latte è una problematica sarda che va gestita principalmente nell’isola. Emerge dalle reazioni alle dichiarazioni del governatore Solinas secondo cui il tema deve tornare sui tavoli ministeriali.
Per il presidente del Consorzio Salvatore Palitta non ci sono dubbi: «Ricordiamoci che il 95% del pecorino romano è fatto nell’isola e che determina il prezzo del latte, è chiaro che si tratta di una problematica molto sarda e Solinas dovrebbe avere il coraggio di affrontarla in prima persona, mentre ho invece l’impressione che si faccia a gara per girare alla larga sulla questione. È un ruolo che deve assumere lui, in quanto massimo esponente della giunta. La Regione deve mediare, esercitare il suo ruolo politico tra le parti, avere un progetto strategico da proporre loro. Delegare ad altri, lontani, con difficoltà a percepire i problemi e in grado di influenzare pochissimo le scelte dei produttori sardi, mi sembra un modo per non prendere in mano le situazioni». «Tra l’altro – aggiunge Palitta – ho l’impressione che non ci sia un grandissimo interesse a occuparsi di questa materia a livello ministeriale. E alla fine sono i pastori a restare col cerino in mano. La Regione, che investe in agricoltura e cofinanzia i fondi Ue, non può decidere il prezzo del latte, perché questo spetta a pastori e caseifici, ma deve avere la capacità di operare una mediazione alta».
«Riteniamo che il tavolo ministeriale sia necessario, anche come elemento terzo – dice il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – soprattutto perché a quei livelli si è sviluppato l’impegno sul bando degli indigenti o come quello dei 10 milioni destinati ai progetti di filiera. E Coldiretti ha ottenuto l’impegno che fosse il prefetto a verificare le giacenze. Ma è un problema molto sardo, da risolvere con uno spirito diverso: siamo noi in Sardegna a dover trovare la quadra e gestire in trasparenza i passaggi della filiera, soprattutto quantificando tutte le tipologie di formaggi, per far sì che il prezzo del latte sia equo e remunerativo per il pastore. Passaggi da fare col ministero, ma anche con la Regione che ad esempio deve vigilare sulla regolare trasmissione dei dati. Altrimenti accade che, come ora, ci siano segnali positivi (si è venduto più formaggio producendone meno, è stato sventato il pericolo dazi) ma senza l’auspicata impennata del prezzo del latte».
I pastori del movimento autonomo hanno partecipato attivamente ai tavoli nati dalla loro protesta e hanno sempre propugnato l’importanza del ruolo ministeriale. Se con l’assessore regionale all’agricoltura Murgia è guerra fredda, non sembrano farsi incantare dalle dichiarazioni del governatore: «Stiamo ancora aspettando il prosieguo di quei lavori – dice Nenneddu Sanna – siamo arrivati quasi a novembre e non sappiamo di che morte dobbiamo morire. La Regione? Prima volevano che i tavoli tornassero a Cagliari, ora auspicano che si torni dal ministero, dove tutto si fa più difficile essendo cambiato il governo quando eravamo a un passo dallo scrivere delle regole... Se i lavori devono riprendere, è chiaro che la Regione debba fare la sua parte e un caso emblematico di cui dovrebbe farsi carico è quello di Oilos, mai decollato. Sembra quasi che nessuno voglia assumersi le responsabilità, evidentemente non interessa che la situazione cambi». (a.palmas)
Per il presidente del Consorzio Salvatore Palitta non ci sono dubbi: «Ricordiamoci che il 95% del pecorino romano è fatto nell’isola e che determina il prezzo del latte, è chiaro che si tratta di una problematica molto sarda e Solinas dovrebbe avere il coraggio di affrontarla in prima persona, mentre ho invece l’impressione che si faccia a gara per girare alla larga sulla questione. È un ruolo che deve assumere lui, in quanto massimo esponente della giunta. La Regione deve mediare, esercitare il suo ruolo politico tra le parti, avere un progetto strategico da proporre loro. Delegare ad altri, lontani, con difficoltà a percepire i problemi e in grado di influenzare pochissimo le scelte dei produttori sardi, mi sembra un modo per non prendere in mano le situazioni». «Tra l’altro – aggiunge Palitta – ho l’impressione che non ci sia un grandissimo interesse a occuparsi di questa materia a livello ministeriale. E alla fine sono i pastori a restare col cerino in mano. La Regione, che investe in agricoltura e cofinanzia i fondi Ue, non può decidere il prezzo del latte, perché questo spetta a pastori e caseifici, ma deve avere la capacità di operare una mediazione alta».
«Riteniamo che il tavolo ministeriale sia necessario, anche come elemento terzo – dice il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – soprattutto perché a quei livelli si è sviluppato l’impegno sul bando degli indigenti o come quello dei 10 milioni destinati ai progetti di filiera. E Coldiretti ha ottenuto l’impegno che fosse il prefetto a verificare le giacenze. Ma è un problema molto sardo, da risolvere con uno spirito diverso: siamo noi in Sardegna a dover trovare la quadra e gestire in trasparenza i passaggi della filiera, soprattutto quantificando tutte le tipologie di formaggi, per far sì che il prezzo del latte sia equo e remunerativo per il pastore. Passaggi da fare col ministero, ma anche con la Regione che ad esempio deve vigilare sulla regolare trasmissione dei dati. Altrimenti accade che, come ora, ci siano segnali positivi (si è venduto più formaggio producendone meno, è stato sventato il pericolo dazi) ma senza l’auspicata impennata del prezzo del latte».
I pastori del movimento autonomo hanno partecipato attivamente ai tavoli nati dalla loro protesta e hanno sempre propugnato l’importanza del ruolo ministeriale. Se con l’assessore regionale all’agricoltura Murgia è guerra fredda, non sembrano farsi incantare dalle dichiarazioni del governatore: «Stiamo ancora aspettando il prosieguo di quei lavori – dice Nenneddu Sanna – siamo arrivati quasi a novembre e non sappiamo di che morte dobbiamo morire. La Regione? Prima volevano che i tavoli tornassero a Cagliari, ora auspicano che si torni dal ministero, dove tutto si fa più difficile essendo cambiato il governo quando eravamo a un passo dallo scrivere delle regole... Se i lavori devono riprendere, è chiaro che la Regione debba fare la sua parte e un caso emblematico di cui dovrebbe farsi carico è quello di Oilos, mai decollato. Sembra quasi che nessuno voglia assumersi le responsabilità, evidentemente non interessa che la situazione cambi». (a.palmas)
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