La Nuova Sardegna

Via libera al concordato ma il piano ancora non c’è

di Mauro Lissia

Il giudice fallimentare ha dato sessanta giorni di tempo ai legali dei Randazzo Dovranno proporre una via d’uscita credibile alla crisi e produrre le garanzie

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CAGLIARI. Era scontato, lo stabilisce la legge: il giudice fallimentare Andrea Bernardino ha dato il via libera al concordato preventivo «in bianco» richiesto due giorni fa per l’Aias dai legali della famiglia Randazzo, impegnati in un estremo tentativo di salvataggio dell’azienda per l’assistenza ai disabili afflitta da un buco finanziario che secondo la Procura ammonterebbe a 20 milioni. La conseguenza della decisione è la sospensione della procedura di fallimento, almeno per i sessanta giorni che le norme concedono per lasciarsi alle spalle la fese delle promesse e «vestire» l’istanza di contenuti e soprattutto del denaro sufficiente per far fronte alle esposizioni maturate nei confronti dei dipendenti e dell’Agenzia delle Entrate. «Il piano di ristrutturazione che presenteremo al giudice fallimentare - hanno spiegato i legali dell’Aias - garantirà la continuità dei servizi alle tremila persone ospiti dei centri e darà prospettive certe ai dipendenti. Dev'essere chiaro a tutti che esistono tutte le condizioni per fare il concordato in piena continuità aziendale, senza che i servizi ne risentano in alcun modo».

Non è un compito facile quello che attende consulenti e legali dell’Aias, che con l’annuncio di una radicale riorganizzazione aziendale da proporre al tribunale non sono riusciti a rassicurare i 1300 dipendenti, pronti a proclamare dieci giornate di sciopero da qui alla fine di novembre. Una decisione comprensibile da parte dei sindacati, visto che alla richiesta di concordato non hanno fatto seguito garanzie precise e concrete, ma solo l’impegno generico a tutelare la continuità dei livelli dell’assistenza ai malati e il futuro dei lavoratori. La sola certezza, partendo sempre dalle parole dell’avvocato Massimo Bottari e del consulente Gianluca Timpone, al centro di una conferenza stampa martedì scorso, è che i Randazzo e i loro collaboratori lavoreranno immediatamente a un piano di riorganizzazione che preveda anche il rientro dalle posizioni debitorie, ma nessuno ha spiegato che cosa accadrà nell’arco dei due mesi stabiliti per elaborare il piano: i dipendenti riceveranno almeno una parte degli stipendi arretrati, che sono dodici? Perché se questo non avverrà sarà molto difficile che l’operazione di salvataggio partita con lo scontato ok al concordato preventivo possa filare liscia.

Un via libera al concordato che non cambia di una virgola la situazione: i debiti c’erano e ci sono, la procedura fallimentare avviata dal pm Daniele Caria in seguito alla sequenza di cause di lavoro intentate dai dipendenti Aias è sospesa ma non revocata. La sola certezza è che i passi decisivi per dare una svolta alla vertenza non potranno essere compiuti prima di gennaio e questa non è una buona notizia per i dipendenti ridotti allo stremo.



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