Gli scarichi delle aziende diventano fertilizzanti
di Michela Cuccu
L’idea della coop degli allevatori nel circuito dei progetti anti desertificazione I reflui dell’allevamento dei bovini si trasformano in concimi per l’agricoltura
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ARBOREA. Da rifiuto altamente inquinante a risorsa per l'agricoltura e l'ambiente: la tecnologia impiegata ad Arborea per abbattere la concentrazione di nitrati nella falda determinata dagli scarichi delle aziende zootecniche, trasformandoli in fertilizzanti per l'agricoltura, diventa un modello da copiare. Non è un caso infatti, che l'impianto di trattamento dei reflui prodotti nell'allevamento di bovini da carne adottato dalla Cooperativa produttori di Arborea sia stato inserito nel progetto Mediss, acronimo che sta per “Mediterranean Integrated System for water Supply”, uno dei 41 progetti finanziati dal Programma di cooperazione transfrontaliera 2014-2020 Eni Cbc “Mediterranean Sea Basin Programme”.
Finanziato nell’ambito dell’obiettivo tematico “B.4 Environmental protection, climate change adaptation and mitigation” con priorità “B.4.1 Water efficiency”, il progetto coinvolge 6 partner operanti in quattro aree che con la Sardegna hanno in comune i problemi legati ai cambiamenti climatici : Palestina (con Palestinian Wastewater Engineers Group e la Comunità di Jerico), Giordania (Aqaba Water Company), Tunisia (Institute des Regions Arides), Italia (Cirem-Crenos ed Enas in collaborazione con la Cooperativa coltivatori Arborea e il Comune. Un progetto, della durata di 3 anni, ha una dotazione finanziato per 2 milioni e 400 mila euro, dei quali 2 milioni e 200mila dell'Unione europea. L’obiettivo è la riutilizzazione dei reflui trattati, miscelati con acque dolci di falda ma anche piovane in aree con scarsità idrica evidente o in presenza di salinizzazione delle falde stressate da importanti prelievi.
Per ottenere tali risultati saranno impiegate tecnologie avanzate e pilota per l’estrazione di fertilizzanti dai fanghi di risulta. È il caso dell'impianto realizzato dalla Cooperativa Allevatori di Arborea che ieri mattina, ha ospitato una delegazione dei rappresentati dei Paesi coinvolti nel progetto. A fare gli onori di casa sono stati il presidente della cooperativa, Giovanni Sardo e il direttore, Marco Peterle, che, durante una visita guidata nell'azienda, hanno illustrato le tecnologie utilizzate nell'impianto dove, gli scarichi fognari dell'allevamento bovino vengono separati e trasformati: la parte solida in letame ma anche la parte liquida, adeguatamente trattata e miscelata ad acido solforico diventa un fertilizzante. Lo steso impianto trasforma il biogas in energia. La delegazione, guidata fra gli altri, dai professori Emanuele Sistu e Pier Paolo Roggero, dell'Università di Sassari, ha ascoltato con attenzione le spiegazioni dei tecnici della cooperativa di Arborea, soffermandosi anche a visitare l'impianto pilota per la produzione di alga spirulina destinata all'industria ma che, come ha spiegato il direttore Marco Peterle, è oggetto di una sperimentazione come alimento dei vitelli che, hanno dimostrato una maggior resistenza alle malattie. La disponibilità limitata d’acqua è un problema condiviso da molti paesi dell’area Mediterranea, con notevoli differenze tra loro. I Paesi del Sud e dell'Est sono particolarmente colpiti dalla siccità. Palestina, Giordania e Tunisia soffrono di carenza strutturale: avendo a disposizione una quantità d'acqua annua inferiore a 500 metri cubi pro capite.
La Sardegna, è una delle regioni dell'Europa mediterranea con meno risorse idriche e più alto rischio di desertificazione.
In molti Paesi, la scarsità d'acqua si traduce in una maggiore pressione sulla falda. In Sardegna si concretizza con una crescente domanda di risorse dai grandi bacini artificiali.
Nelle aree identificate il pompaggio eccessivo dell’acqua, in combinazione con i cambiamenti climatici e il tasso di precipitazioni inferiori, hanno portato ad una riduzione della capacità delle falde acquifere, all'intrusione salina e alla conseguente elevata salinità delle risorse irrigue.
Finanziato nell’ambito dell’obiettivo tematico “B.4 Environmental protection, climate change adaptation and mitigation” con priorità “B.4.1 Water efficiency”, il progetto coinvolge 6 partner operanti in quattro aree che con la Sardegna hanno in comune i problemi legati ai cambiamenti climatici : Palestina (con Palestinian Wastewater Engineers Group e la Comunità di Jerico), Giordania (Aqaba Water Company), Tunisia (Institute des Regions Arides), Italia (Cirem-Crenos ed Enas in collaborazione con la Cooperativa coltivatori Arborea e il Comune. Un progetto, della durata di 3 anni, ha una dotazione finanziato per 2 milioni e 400 mila euro, dei quali 2 milioni e 200mila dell'Unione europea. L’obiettivo è la riutilizzazione dei reflui trattati, miscelati con acque dolci di falda ma anche piovane in aree con scarsità idrica evidente o in presenza di salinizzazione delle falde stressate da importanti prelievi.
Per ottenere tali risultati saranno impiegate tecnologie avanzate e pilota per l’estrazione di fertilizzanti dai fanghi di risulta. È il caso dell'impianto realizzato dalla Cooperativa Allevatori di Arborea che ieri mattina, ha ospitato una delegazione dei rappresentati dei Paesi coinvolti nel progetto. A fare gli onori di casa sono stati il presidente della cooperativa, Giovanni Sardo e il direttore, Marco Peterle, che, durante una visita guidata nell'azienda, hanno illustrato le tecnologie utilizzate nell'impianto dove, gli scarichi fognari dell'allevamento bovino vengono separati e trasformati: la parte solida in letame ma anche la parte liquida, adeguatamente trattata e miscelata ad acido solforico diventa un fertilizzante. Lo steso impianto trasforma il biogas in energia. La delegazione, guidata fra gli altri, dai professori Emanuele Sistu e Pier Paolo Roggero, dell'Università di Sassari, ha ascoltato con attenzione le spiegazioni dei tecnici della cooperativa di Arborea, soffermandosi anche a visitare l'impianto pilota per la produzione di alga spirulina destinata all'industria ma che, come ha spiegato il direttore Marco Peterle, è oggetto di una sperimentazione come alimento dei vitelli che, hanno dimostrato una maggior resistenza alle malattie. La disponibilità limitata d’acqua è un problema condiviso da molti paesi dell’area Mediterranea, con notevoli differenze tra loro. I Paesi del Sud e dell'Est sono particolarmente colpiti dalla siccità. Palestina, Giordania e Tunisia soffrono di carenza strutturale: avendo a disposizione una quantità d'acqua annua inferiore a 500 metri cubi pro capite.
La Sardegna, è una delle regioni dell'Europa mediterranea con meno risorse idriche e più alto rischio di desertificazione.
In molti Paesi, la scarsità d'acqua si traduce in una maggiore pressione sulla falda. In Sardegna si concretizza con una crescente domanda di risorse dai grandi bacini artificiali.
Nelle aree identificate il pompaggio eccessivo dell’acqua, in combinazione con i cambiamenti climatici e il tasso di precipitazioni inferiori, hanno portato ad una riduzione della capacità delle falde acquifere, all'intrusione salina e alla conseguente elevata salinità delle risorse irrigue.
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