Soprintendenze, iniziano le assunzioni
La sottosegretaria Bonaccorsi: «Personale insufficiente per gestire uffici e siti»
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SASSARI. La richiesta era chiara: tutelare e valorizzare il patrimonio archeologico della Sardegna, con particolare riferimento alle civiltà prenuragica e nuragica. Anche le risposta è piuttosto chiara: nuove assunzioni nelle soprintendenze e, quindi, maggiore capacità di controllo e indagine. È il riassunto dell’interrogazione del deputato Mario Perantoni (M5s) che lamentava, rivolto al Mibact, anche l’assenza di programmazione nonostante il patrimonio archeologico sardo sia “una costante e produttiva fonte di lavoro, sviluppo e crescita economico-culturale” e della risposta della sottosegretaria ai Beni Culturali, Lorenza Bonaccorsi, che, di fatto, ha annunciato il potenziamento delle “squadre” delle soprintendenze.
«Il patrimonio archeologico della Sardegna è ricchissimo e, soprattutto nel caso di edifici monumentali quali i nuraghi, riveste un'importanza particolare, sia in ragione del suo stato di conservazione, sia della estrema densità dei monumenti sul territorio – ha esordito la sottosegretaria –. L'ipogeismo funerario del Neolitico e lo sviluppo della civiltà nuragica hanno lasciato testimonianze materiali e monumentali eccezionali e peculiari. Dal 2009 a oggi i decreti di tutela del territorio di competenza della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, solo per i monumenti preistorici, ammontano a 161. Nonostante la drastica riduzione di risorse umane, le Soprintendenze hanno cercato di tutelare il patrimonio e di completare gli interventi avviati nei decenni passati. In particolare la Soprintendenza di Cagliari ha evitato di aprire nuovi fronti di scavo, ha segnalato le emergenze o le criticità dei monumenti e ha fornito consulenza tecnico- scientifica. Nonostante tutto, anche per via dei lavori pubblici, il numero dei beni archeologici continua a crescere. Attualmente ci sono 25 aree archeologiche con servizi di accompagnamento e visite guidate e 21 musei civici che costituiscono un’offerta culturale diffusa sul territorio. Il Mibact, per dare una soluzione alla grave carenza di personale, ha avviato un piano di assunzioni per il triennio 2019/2021 che, si prevede, potrà ovviare ad alcune difficoltà degli uffici, soprattutto di quelli che operano sul territorio. Sicuramente sarebbero necessarie risorse maggiori per mettere in sicurezza il patrimonio archeologico, ma le soprintendenze hanno cercato di cogliere ogni finanziamento e hanno inoltre collaborato con enti che intervengono nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio archeologico» .
«Il patrimonio archeologico della Sardegna è ricchissimo e, soprattutto nel caso di edifici monumentali quali i nuraghi, riveste un'importanza particolare, sia in ragione del suo stato di conservazione, sia della estrema densità dei monumenti sul territorio – ha esordito la sottosegretaria –. L'ipogeismo funerario del Neolitico e lo sviluppo della civiltà nuragica hanno lasciato testimonianze materiali e monumentali eccezionali e peculiari. Dal 2009 a oggi i decreti di tutela del territorio di competenza della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, solo per i monumenti preistorici, ammontano a 161. Nonostante la drastica riduzione di risorse umane, le Soprintendenze hanno cercato di tutelare il patrimonio e di completare gli interventi avviati nei decenni passati. In particolare la Soprintendenza di Cagliari ha evitato di aprire nuovi fronti di scavo, ha segnalato le emergenze o le criticità dei monumenti e ha fornito consulenza tecnico- scientifica. Nonostante tutto, anche per via dei lavori pubblici, il numero dei beni archeologici continua a crescere. Attualmente ci sono 25 aree archeologiche con servizi di accompagnamento e visite guidate e 21 musei civici che costituiscono un’offerta culturale diffusa sul territorio. Il Mibact, per dare una soluzione alla grave carenza di personale, ha avviato un piano di assunzioni per il triennio 2019/2021 che, si prevede, potrà ovviare ad alcune difficoltà degli uffici, soprattutto di quelli che operano sul territorio. Sicuramente sarebbero necessarie risorse maggiori per mettere in sicurezza il patrimonio archeologico, ma le soprintendenze hanno cercato di cogliere ogni finanziamento e hanno inoltre collaborato con enti che intervengono nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio archeologico» .
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