Abbandonare il cash: largo al bancomat Gli italiani alla prova
di Angelica Folonari
Un superbonus da 3 miliardi per chi acquista con le carte Il tetto al contante calerà in due anni da 3mila a mille euro
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ROMA. Con la legge di Bilancio 2020 il governo dichiara guerra aperta al contante, con un occhio alla modernizzazione del Paese e l'altro alla lotta all'evasione fiscale. L’obiettivo che viene inseguito è quello di una vera e propria rivoluzione culturale: il popolo tutt'oggi in fondo alla lista degli europei per uso delle carte sarà costretto ad adeguarsi e ad abbandonare ogni genere di diffidenza nei confronti dei pagamenti elettronici. Con le ultime misure adottate saranno introdotti sia un tetto più stringente all'uso del cash sia incentivi per chi paga in modo “tracciato”.
Per scoraggiare l'uso del cash, un superbonus da 3 miliardi verrà pagato nel 2021 a chi fa specifiche spese utilizzando carte e bancomat a partire da luglio 2020. Nell'elenco delle spese tracciabili da premiare – con un ritorno massimo ipotizzato per ora a 250 euro – entrerebbero parrucchieri ed estetista, ma anche officine ed elettrauto, elettricisti e idraulici e i ristoranti. Ma l'obiettivo di Palazzo Chigi è di ampliare il più possibile la lista, includendo, ad esempio, anche medici e dentisti.
Questa misura è articolata anche con l'arrivo di un tetto all'uso del contante. Si tornerà infatti ai 1.000 euro che furono fissati dal governo Monti nel 2011, dagli attuali 3.000 euro a cui riportò successivamente la soglia l’esecutivo Renzi. Ma il passaggio avverrà gradualmente: si scenderà a 2.000 euro dal 1° luglio 2020 per poi arrivare alla soglia fissata a regime in altri due anni.
La manovra, i cui dettagli devono comunque ancora essere definiti, prevede inoltre una riduzione sensibile delle commissioni per i negozianti, di fatto quasi un azzeramento per i piccoli e piccolissimi acquisti. Arriverà poi una lotteria con estrazioni e premi speciali per le spese pagate con la carta di credito o il bancomat, insieme a sanzioni per chi non accetta questo tipo di pagamenti (anche queste a partire dal 1° luglio dell’anno prossimo): una quota fissa di 30 euro più il 4% della somma che il cliente è stato costretto a pagare in contanti. La lotteria assorbirebbe, ma solo nel futuro quella ipotizzata “per gli scontrini” introdotta, ma mai attuata, con l'ultima manovra che comunque dovrebbe partire a gennaio: prevede l'uso di scontrini per così dire “parlanti”, con l'indicazione del codice fiscale della persona che ha effettuato l’acquisto.
L'obiettivo è quindi quello di «aumentare i pagamenti elettronici» come precisato dallo stesso Consiglio dei ministri, vista la tradizionale maglia nera degli italiani in Europa. E lo dimostrano i numeri. Secondo quanto emerge dagli ultimi dati disponibili di Bankitalia, il nostro è infatti uno dei paesi dove è meno diffuso l'utilizzo di carte di pagamento: rispetto a una media europea superiore a 100 transazioni pro-capite annue nel 2017 (che salgono a 117,4 nell'area dell'euro), in Italia ne vengono effettuate meno della metà: nel 2017 il dato era pari a 55,9, ma l’anno successivo sono salite a 64,8. Meno di noi le usano solo i greci, con 49,3 operazioni con carta di pagamento nel 2017 e, forse un po’ a sorpresa, i tedeschi (54,9). Resta invece sempre consistente il ricorso al contante. Lo scorso anno sono state effettuate più di 1,3 miliardi di operazioni di approvvigionamento di soldi, sostanzialmente in linea con il numero registrato nel 2017. Gli importi prelevati? Nel 2018 circa 372 miliardi di euro, non molti meno dei 385 miliardi di un anno prima.
Per scoraggiare l'uso del cash, un superbonus da 3 miliardi verrà pagato nel 2021 a chi fa specifiche spese utilizzando carte e bancomat a partire da luglio 2020. Nell'elenco delle spese tracciabili da premiare – con un ritorno massimo ipotizzato per ora a 250 euro – entrerebbero parrucchieri ed estetista, ma anche officine ed elettrauto, elettricisti e idraulici e i ristoranti. Ma l'obiettivo di Palazzo Chigi è di ampliare il più possibile la lista, includendo, ad esempio, anche medici e dentisti.
Questa misura è articolata anche con l'arrivo di un tetto all'uso del contante. Si tornerà infatti ai 1.000 euro che furono fissati dal governo Monti nel 2011, dagli attuali 3.000 euro a cui riportò successivamente la soglia l’esecutivo Renzi. Ma il passaggio avverrà gradualmente: si scenderà a 2.000 euro dal 1° luglio 2020 per poi arrivare alla soglia fissata a regime in altri due anni.
La manovra, i cui dettagli devono comunque ancora essere definiti, prevede inoltre una riduzione sensibile delle commissioni per i negozianti, di fatto quasi un azzeramento per i piccoli e piccolissimi acquisti. Arriverà poi una lotteria con estrazioni e premi speciali per le spese pagate con la carta di credito o il bancomat, insieme a sanzioni per chi non accetta questo tipo di pagamenti (anche queste a partire dal 1° luglio dell’anno prossimo): una quota fissa di 30 euro più il 4% della somma che il cliente è stato costretto a pagare in contanti. La lotteria assorbirebbe, ma solo nel futuro quella ipotizzata “per gli scontrini” introdotta, ma mai attuata, con l'ultima manovra che comunque dovrebbe partire a gennaio: prevede l'uso di scontrini per così dire “parlanti”, con l'indicazione del codice fiscale della persona che ha effettuato l’acquisto.
L'obiettivo è quindi quello di «aumentare i pagamenti elettronici» come precisato dallo stesso Consiglio dei ministri, vista la tradizionale maglia nera degli italiani in Europa. E lo dimostrano i numeri. Secondo quanto emerge dagli ultimi dati disponibili di Bankitalia, il nostro è infatti uno dei paesi dove è meno diffuso l'utilizzo di carte di pagamento: rispetto a una media europea superiore a 100 transazioni pro-capite annue nel 2017 (che salgono a 117,4 nell'area dell'euro), in Italia ne vengono effettuate meno della metà: nel 2017 il dato era pari a 55,9, ma l’anno successivo sono salite a 64,8. Meno di noi le usano solo i greci, con 49,3 operazioni con carta di pagamento nel 2017 e, forse un po’ a sorpresa, i tedeschi (54,9). Resta invece sempre consistente il ricorso al contante. Lo scorso anno sono state effettuate più di 1,3 miliardi di operazioni di approvvigionamento di soldi, sostanzialmente in linea con il numero registrato nel 2017. Gli importi prelevati? Nel 2018 circa 372 miliardi di euro, non molti meno dei 385 miliardi di un anno prima.
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