Tra l’Aias e la Regione braccio di ferro da 20 anni
di Silvia Sanna
Mai risolti i contrasti sui rimborsi. I lavoratori in sciopero: noi non molliamo
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SASSARI. Un contenzioso vecchio di 20 anni, quando la Assl si chiamavano ancora Usl, Unità sanitarie locali. Alla fine degli anni Novanta la famiglia Randazzo, che gestisce sin dalla nascita – era il 1967 – l’Aias Sardegna, batteva cassa nei confronti della Regione, sostenendo che i rimborsi per le prestazioni erogate non fossero sufficienti. Da allora, nonostante i malumori e le proteste, l’Associazione assistenza spastici, alla quale si sono aggiunte in un secondo momento le 3 Rsa della Fondazione Stefania Randazzo ha continuato a garantire il servizio in convenzione, attraverso l’accreditamento regionale. Nel frattempo l’ammontare del credito vantato dall’Aias è lievitato sino a cifre a molti zeri. E sono iniziati i problemi, con l’erogazione a singhiozzo degli stipendi ai circa 1200 dipendenti: erano almeno un centinaio in più, ma molti sono andati via proprio perché esasperati dai ritardi/assenza dei pagamenti. Una parte dei lavoratori “sopravvissuti” che vantano 11-12 mensilità arretrate, da lunedì ha iniziato lo sciopero della fame: l’ennesima protesta in una vicenda surreale che, a parte la recente accelerata, per 20 anni è stata praticamente ignorata dalla politica. E a farne le spese sono stati soprattutto i dipendenti che mostrando un encomiabile senso di responsabilità, hanno continuato a garantire il servizio nei confronti dei pazienti, molti anziani, quasi tutti molti fragili.
Debiti-crediti. In 20 anni il credito vantato è cresciuto a dismisura: secondo la famiglia Randazzo sono circa 40 i milioni mai versati dalla Regione attraverso le Usl, poi Asl e ora Assl. E l’associazione ha sempre giustificato i ritardi nell’erogazione degli stipendi ai dipendenti proprio con i mancati rimborsi. Solo di recente, con la giunta Pigliaru prima e con la giunta Solinas da qualche mese, la politica ha provato a mettere ordine nella complicata vertenza. Ottenendo almeno un paio di risultati significativi. Il primo: la firma di un nuovo contratto per le prestazioni sanitarie in convenzione che prevede la revoca nel caso non sia garantito il puntuale pagamento degli stipendi ai dipendenti. Il secondo: l’accertamento, attraverso il tavolo costituito in assessorato e la commissione d’inchiesta Aias (presieduta da Gianfranco Ganau, Pd), delle somme versate negli ultimi 5 anni, a partire dal 2013, e quantificando i crediti esigibili dall’Aias. La conclusione, messa nero su bianco nella risoluzione della Commissione approvata all’unanimità dal consiglio regionale, è stata questa: non c’è alcuna giustificazione per il mancato pagamento degli stipendi, considerato che in 5 anni l’associazione ha ricevuto rimborsi per 107 milioni di euro e deve incassarne 1,6 più un altro milione oggetto di transazione. Un finale non condiviso dai legali della famiglia Randazzo, che chiedono verifiche accurate sul periodo 1998-2013. L’assessorato ha dato disponibilità, ma non sarà semplice e il lavoro richiederà molto tempo.
Concordato e sciopero. Nel frattempo il tribunale di Cagliari ha accolto la richiesta di concordato da parte dell’Aias, che si è impegnata a presentare un piano di ristrutturazione aziendale con due punti fermi: garanzia del servizio e tutela dei dipendenti. Per 60 giorni è congelata l’istanza di fallimento del pm per i debiti dell’associazione: 10 milioni di euro verso i dipendenti e altrettanti verso il fisco. Ma il via libera al concordato non ha soddisfatto i lavoratori, che sollecitavano il commissariamento dell’associazione. E ora vivono nell’incubo che nei prossimi 60 giorni la situazione resti ferma e loro non ricevano un soldo. Per questo lo sciopero della fame – a Cagliari e Cortoghiana – va avanti: noi non molliamo, dicono i lavoratori con il sostegno dei sindacati che hanno incontrato l’assessore alla Sanità Nieddu e hanno rivolto un appello al prefetto affinché i rimborsi per le prestazioni all’Aias siano utilizzati per pagare gli stipendi ai dipendenti. Che hanno rivolto un accorato sos anche all’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio.
Rimborsi e prestazioni. Per capire quanto sia urgente trovare una soluzione basta qualche numero. In Sardegna il 70% della riabilitazione è in mano ai privati. E l’Aias copre il 40% della torta. Nei 41 centri, di cui 27 nel Cagliaritano, e nelle 3 Rsa della Fondazione, si viaggia a una media di 1400 prestazioni al giorno, circa 500mila all’anno, rimborsate dalla Regione-Assl, Comuni e privati. Le persone assistite sono circa 3mila, di cui 1300 anziani. Un bacino enorme che richiede massima tutela.
Debiti-crediti. In 20 anni il credito vantato è cresciuto a dismisura: secondo la famiglia Randazzo sono circa 40 i milioni mai versati dalla Regione attraverso le Usl, poi Asl e ora Assl. E l’associazione ha sempre giustificato i ritardi nell’erogazione degli stipendi ai dipendenti proprio con i mancati rimborsi. Solo di recente, con la giunta Pigliaru prima e con la giunta Solinas da qualche mese, la politica ha provato a mettere ordine nella complicata vertenza. Ottenendo almeno un paio di risultati significativi. Il primo: la firma di un nuovo contratto per le prestazioni sanitarie in convenzione che prevede la revoca nel caso non sia garantito il puntuale pagamento degli stipendi ai dipendenti. Il secondo: l’accertamento, attraverso il tavolo costituito in assessorato e la commissione d’inchiesta Aias (presieduta da Gianfranco Ganau, Pd), delle somme versate negli ultimi 5 anni, a partire dal 2013, e quantificando i crediti esigibili dall’Aias. La conclusione, messa nero su bianco nella risoluzione della Commissione approvata all’unanimità dal consiglio regionale, è stata questa: non c’è alcuna giustificazione per il mancato pagamento degli stipendi, considerato che in 5 anni l’associazione ha ricevuto rimborsi per 107 milioni di euro e deve incassarne 1,6 più un altro milione oggetto di transazione. Un finale non condiviso dai legali della famiglia Randazzo, che chiedono verifiche accurate sul periodo 1998-2013. L’assessorato ha dato disponibilità, ma non sarà semplice e il lavoro richiederà molto tempo.
Concordato e sciopero. Nel frattempo il tribunale di Cagliari ha accolto la richiesta di concordato da parte dell’Aias, che si è impegnata a presentare un piano di ristrutturazione aziendale con due punti fermi: garanzia del servizio e tutela dei dipendenti. Per 60 giorni è congelata l’istanza di fallimento del pm per i debiti dell’associazione: 10 milioni di euro verso i dipendenti e altrettanti verso il fisco. Ma il via libera al concordato non ha soddisfatto i lavoratori, che sollecitavano il commissariamento dell’associazione. E ora vivono nell’incubo che nei prossimi 60 giorni la situazione resti ferma e loro non ricevano un soldo. Per questo lo sciopero della fame – a Cagliari e Cortoghiana – va avanti: noi non molliamo, dicono i lavoratori con il sostegno dei sindacati che hanno incontrato l’assessore alla Sanità Nieddu e hanno rivolto un appello al prefetto affinché i rimborsi per le prestazioni all’Aias siano utilizzati per pagare gli stipendi ai dipendenti. Che hanno rivolto un accorato sos anche all’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio.
Rimborsi e prestazioni. Per capire quanto sia urgente trovare una soluzione basta qualche numero. In Sardegna il 70% della riabilitazione è in mano ai privati. E l’Aias copre il 40% della torta. Nei 41 centri, di cui 27 nel Cagliaritano, e nelle 3 Rsa della Fondazione, si viaggia a una media di 1400 prestazioni al giorno, circa 500mila all’anno, rimborsate dalla Regione-Assl, Comuni e privati. Le persone assistite sono circa 3mila, di cui 1300 anziani. Un bacino enorme che richiede massima tutela.
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