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Insularità, sfida allo Stato la Regione apre la vertenza

Insularità, sfida allo Stato la Regione apre la vertenza

Via libera alla delibera che rivendica il federalismo fiscale e più trasferimenti Frongia: «Roma riconosca lo svantaggio e garantisca ai sardi pari opportunità» 

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CAGLIARI. Nella sfida all’Europa la Sardegna ha fatto squadra con le altre isole del Mediterraneo. In quella al Governo italiano, invece, la giunta Solinas ha scelto il faccia a faccia con Roma. Il motivo delle due contese è sempre lo stesso: il peso dell’insularità sull’economia e non solo. Dopo aver firmato il patto, inviato a Bruxelles, con Corsica, Baleari e la maltese Gozo, la Regione s’è mossa anche sull’altro fronte. Con una delibera, la Giunta ha aperto ufficialmente la vertenza insularità con lo Stato. In una nota l’assessore ai lavori pubblici, Roberto Frongia, ha scritto: «Vogliamo ottenere dallo Stato il riconoscimento del nostro grave e permanente svantaggio causato dall’essere un’isola e quindi vederci riconosciuti tutti quegli necessari per garantire ai sardi un'effettiva parità e un reale godimento di ogni diritto individuale inalienabile». Le strade scelte dalla per rivendicare un «meritato e congruo risarcimento» sono due. La prima, sollecitata in questi giorni anche dall’ex deputato Mauro Pili di Unidos, è quella di mettere in pratica quanto previsto da uno degli articoli della Legge nazionale sul federalismo fiscale del 2009. È quello – scrive la Regione – in cui è «riconosciuto il diritto a un riequilibrio delle infrastrutture, dalle strade alle ferrovie e dall’energia ai trasporti, dopo aver quantificato il mancato sviluppo economico causato proprio dall’insularità». Per 10 anni quest’articolo è rimasto bloccato in qualche cassetto, ma come sostengono, nello stesso momento, l’assessore e l’ex deputato: «Oggi va aperta in fretta una trattativa serrata con il Governo perché quell’articolo sia applicato dall’inizio alla fine e quindi la Sardegna ottenga quanto l’è dovuto da una legge dello Stato». La seconda strada, indicata nella delibera, è quella di ottenere un aumento dei trasferimenti nazionali a favore dei sardi, con «il calcolo di un coefficiente (o moltiplicatore) che tenga conto degli attuali svantaggi economici e sociali». Un punto di partenza potrebbe essere il calcolo fatto a suo tempo dai Riformatori: ogni anno sui sardi peserebbe un maggior costo che sfiora i tre miliardi fra trasporti, energia e infrastrutture carenti. Ed è proprio questo il disavanzo da cui la Giunta vuole partire in questa nuova trattativa con lo Stato. Trattativa in cui, prima o poi, però dovrà essere coinvolta anche l’Europa, o altrimenti sarà impossibile per la Sardegna uscire dalla crisi. (ua)

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