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Sanità: Sardegna bocciata, ma è boom di vaccinazioni

Sanità: Sardegna bocciata, ma è boom di vaccinazioni

L’isola è tra le regioni che non garantiscono ancora i livelli minimi di assistenza. Male anche sulle liste di attesa. Cittadinanzattiva: non esiste un piano per ridurle

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CAGLIARI. La pagella di Cittadinanzattiva sullo stato della sanità è da brividi. La Sardegna è una delle dodici regioni su venti che non sono ancora in grado di garantire i livelli minimi d’assistenza così come previsti dalle tabelle nazionale. Ancora: sulla trasparenza delle liste d’attesa e quindi su quanto siano più o meno lunghe, e tutti sanno che sono lunghissime, esiste solo un archivio storico, mentre «non c’è traccia di un piano regionale per ridurle e rendere più efficiente il servizio». Infine, sempre secondo Cittadinanzattiva, «la Sardegna, insieme a Basilicata, Campania e Sicilia, è una delle quattro regioni che ancora non ha un piano per migliorare la qualità dell’assistenza per i pazienti che ogni giorno combattono contro le patologie croniche, i tumori prima di tutto». Però fra tanti record positivi, si fa strada anche un primato molto interessante: la Sardegna è una delle poche regioni in cui è stata raggiunta una delle percentuali più alte nelle vaccinazioni obbligatorie per i bambini: oltre nove casi su dieci. Mentre nei vaccini antinfluenzali per i soggetti a rischio, bambini e anziani, la Sardegna ritorna purtroppo a far parte delle regioni inadempienti.

Il report. La pagella della Sardegna e delle altre regioni è il cuore dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul federalismo in sanità, presentato a Roma. Cittadinanzattiva ha indagato sull’anno scorso, ma al di là dei mesi presi in considerazione, il risultato finale è stato calcolato soprattutto sugli effetti negativi che «un sistema ancora inadeguato, soprattutto al Sud, scarica sui cittadini fino a negare il diritto costituzionale a essere curati».

Differenze. Nel confronto fra la Sardegna, il Mezzogiorno e le regioni del Nord – scrive l’associazione – è evidente che «esistono delle forti disuguaglianze nei livelli essenziali dell’assistenza ed è questa la vera emergenza da risolvere, in tempi stretti, per evitare sperequazioni sempre più evidenti fra i cittadini». Stesso discorso, sempre per Cittadinanzattiva, si ripete su come ciascuna regione affronta il dramma delle liste d’attesa. «Nonostante esista un piano nazionale per ridurle – si legge – soprattutto al Sud non esiste ancora un’azione mirata e sistematica per ridurle». Proprio il buco nero delle liste d’attesa è uno dei problemi più spinosi, insieme all’assistenza territoriale, che la Regione ha annunciato di voler affrontare (chissà se riuscirà anche a risolverlo) con la riforma sanitaria. (ua)

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