Ittiri, i genitori di Antonio Meloni: «Non vogliamo che succeda ancora»
«Non vogliamo che nostro figlio sia morto invano»
DALL’INVIATO A ITTIRI. Il sorriso di Antonio continua a splendere e a illuminare le pareti dell’abitazione a due piani di corso Umberto a Ittiri, dove da quasi due anni Caterina Tilocca e Francesco Meloni provano a farsi forza l’un l’altro dopo la tragedia che li ha colpiti una mattina di fine novembre del 2017, nella quale hanno perso il loro unico figlio quattordicenne.
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Qui ogni centimetro parla di Antonio e della sua gioia di vivere. Le gigantografie dello studente appese al salone, le cornici sulla credenza, con il suo viso da bambino accanto alla maglia della Torres donata pochi mesi dopo la tragedia dal capitano Tore Pinna, raccontano la spensieratezza di un ragazzino che si stava affacciando alla vita e che amava lo studio e lo sport. «Non si può perdere la vita a soli 14 anni mentre si sta per andare a scuola» spiegano senza rabbia, ma con fermezza i genitori di Antonio seduti uno accanto all’altro nel divano di casa.
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«Proprio la scuola – aggiungono i coniugi Meloni – uno dei posti più sicuri e amati da nostro figlio».
Antonio era un bravo ragazzo e un ottimo studente. La mattina del 24 novembre di due anni fa era uscito di casa sorridente come al solito e aveva raggiunto la fermata dell’autobus per recarsi a Sassari, dove aveva iniziato da appena due mesi a frequentare il liceo Scientifico Spano di via Monte Grappa. I suoi insegnanti avevano già capito che avrebbe fatto una carriera scolastica brillante. La tragedia si era consumata quando l’autobus era comparso da via IV Novembre e aveva iniziato la manovra per entrare nel piazzale di via Missingiagu. Solo che quell’imbuto che porta alla fermata è troppo stretto, e il mezzo snodabile troppo ingombrante. Era stato in quel momento – come ogni mattina – che i ragazzi avevano cominciato a corrergli a fianco per cercare di salire prima degli altri e assicurasi un posto a sedere. L’autista aveva rallentato, ma secondo quanto accertato dalle indagini non si era fermato. Nella calca Antonio era rimasto impigliato tra le ruote centrali dell’autosnodato ed era stato travolto. Per questo i giorni scorsi il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Sassari Carmela Rita Serra ha ordinato l’imputazione coatta per l’autista dell’Arst, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Mario Leo.
«Quando abbiamo saputo della richiesta di archiviazione è stato per noi un altro durissimo colpo – spiegano Caterina Tilocca e Francesco Meloni – perché sembrava che l’unico responsabile fosse nostro figlio. Quindi abbiamo deciso di opporci fermamente perché vogliamo che la giustizia faccia il suo giusto corso per rispetto della verità, di noi e soprattutto di Antonio. Non vogliamo, in sostanza, che fatti del genere succedano nuovamente – aggiungono i genitori del giovane studente – e che altri possano soffrire quanto stiamo soffrendo noi». (l.f.)
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