Parla l'ad del Mater Olbia: «Con noi migliorerà l’offerta di buona sanità»
Giovanni Raimondi dell’ospedale di Olbia targato Qatar-Gemelli «A novembre avremo altri 40 posti letto, ad aprile partiamo con la radioterapia»
OLBIA. Adesso si guarda solo avanti. «Per lo sviluppo della sanità sarda». Giovanni Raimondi, ad del Mater Olbia Hospital e presidente della Fondazione Policlinico Gemelli, rompe il silenzio. Parla dell’apertura di altri 40 posti letto a novembre e dell’avvio di interventi chirurgici sempre più complessi. Ma annuncia anche la partenza della radioterapia con il trattamento del paziente zero ad aprile 2020 e mette l’accento sull’integrazione dell’ospedale d’eccellenza nella rete sanitaria all’insegna di una collaborazione sempre più forte con ospedali e università.
Allora, dottor Raimondi, partiamo dal contratto firmato pochi giorni fa con l’Ats. Quanto è stato difficile raggiungere l’accordo e quali sono state le ragioni dello scontro. Avete pensato anche per un attimo di mollare tutto?
«L’importante, in questo momento, è prendere atto con soddisfazione che si è trovata una soluzione con il gradimento di entrambe le parti. Come sempre, quando ci sono passaggi complessi, ci possono essere visioni non coincidenti o qualcuno, magari da dietro le quinte, lavora perché non si trovino le giuste soluzioni. Ma quando i responsabili delle due parti concordano sull’obiettivo (che dal mio punto di vista è solo quello di incrementare l’offerta di buona sanità per i cittadini) è inevitabile che le strade si incontrino e le soluzioni si trovino. Posso solo dire che ho riscontrato un atteggiamento di attenzione e di apertura da parte dei vertici regionali e in particolare dell’assessore alla Sanità. Ho imparato in questi due anni e mezzo dedicati al progetto, che la partita del Mater Olbia, carica di vissuto e di storia pregressa, era per la Gallura e la Sardegna tutta. Quando è così, è solo guardando avanti e guardando ai fatti che si procede».
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Parliamo di soldi. Ci si è accordati, per arrivare all’intesa, su 17 milioni per 5 mesi del 2019: cinque subito, gli altri 12 più avanti. Che cosa vuol dire esattamente?
«L’importante è che con la firma del contratto, oltre a essere riconosciute le prestazioni effettuate, possono diventare operativi una serie di protocolli con le strutture pubbliche sulla condivisione di attività e percorsi clinico-assistenziali. Posso solo aggiungere che più in generale sono ancora pendenti i lavori del gruppo tecnico».
Ha sempre creduto nell’operazione Mater Olbia? E qual è stata la vostra strategia vincente come partner di Qatar Foundation?
«Gemelli è entrato in Mater Olbia nel luglio del 2017. Abbiamo risposto ad autorevoli sollecitazioni, ma lo abbiamo fatto con convinzione. Abbiamo ritenuto che ci fosse una domanda reale di servizi di qualità, la possibilità di strutturarla su Olbia e un partner autorevole e determinato come Qatar con cui realizzarla. Per questo abbiamo deciso di impegnarci ai più alti livelli sia clinici che manageriali. Spero ci sia apprezzamento per quello che Gemelli e Qatar hanno realizzato insieme. Far partire un ospedale in meno di due anni, con investimenti materiali e tecnologici di importo rilevante, quasi 30 milioni di euro, è stata una operazione tutt’altro che agevole, ma determinazione, competenza e rapporti chiari con le autorità competenti hanno dato i loro frutti».
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Una cosa che forse è opportuno chiarire: si parla di finanziamenti concessi al Mater, ma in realtà il termine più appropriato è budget, a fronte del quale vengono erogate prestazioni.
«In effetti parlare di finanziamento è improprio; la Regione paga prestazioni che vengono erogate ai pazienti nell’ambito del servizio sanitario regionale. E le paga verificandone l’appropriatezza e il rispetto delle regole. In effetti sono corrispettivi che sono riconosciuti al Mater Olbia come a ogni altro ospedale pubblico o privato che opera nell’ambito del Sistema sanitario regionale. Far coincidere il ruolo essenziale di una visione di indirizzo politico della sanità con l’erogazione del servizio solo da parte di strutture pubbliche, è una limitazione concettuale che mi trova in totale disaccordo. Al pubblico dovranno sempre restare appannaggio le funzioni di indirizzo, allocazione delle risorse, controllo della qualità e della appropriatezza delle cure; che questi obiettivi di pianificazione siano eseguiti da soggetti pubblici o privati poco importa nella mia visione, quello che importa è che i cittadini abbiano le cure dovute con efficienza e costi certi per le casse regionali».
Il Mater Olbia è un “ospedale pubblico” a tutti gli effetti con una parte privata, e ora può cominciare a correre. Qual è il piano operativo?
«Adesso intendiamo andare pienamente a regime anche accelerando i tempi ipotizzati nel corso del processo di accreditamento. Il primo obiettivo è completare l’apertura dei posti letto assegnati (altri 40 saranno aperti a novembre) proseguendo nell’offerta di prestazioni di crescente complessità. Per la parte privata, il programma prevede una attivazione strutturata nel primo semestre dell’anno prossimo. Abbiamo idee innovative per intercettare flussi di “turismo sanitario” che possono trovare nella unione fra qualità dell’ospedale e attrattività del territorio gallurese un connubio di sicuro interesse».
La Regione (e in particolare l’assessore Mario Nieddu) insiste molto su “abbattimento della mobilità passiva”. Ma sarà difficile che gli 80 milioni che si spendono ogni anno per far curare i sardi fuori dall’isola, possano diventare 30 all’improvviso.
«L’assessore ci ha chiarito molto bene questo obiettivo strategico che, peraltro, è totalmente condiviso da parte nostra. È chiaro che si tratta di avviare un processo: l’importante penso sia invertire la tendenza e convincere i cittadini che la qualità delle cure può essere trovata anche vicino casa e non solo “in continente”. Quando si parla di salute, ognuno di noi cerca anzitutto sicurezza e fiducia. Svilupparli nei pazienti non è una cosa che si fa dall’oggi al domani, ma sappiamo che è un obiettivo che fa parte della nostra missione e riteniamo di poter mettere in campo argomenti “convincenti”».
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Prestazioni d’eccellenza, ma non solo, per migliorare ulteriormente l’offerta sanitaria di questa isola. Un grande contributo lo darà il centro di radioterapia. A che punto sono i lavori e quando si partirà.
«I lavori per la costruzione dei bunker sono in pieno svolgimento. Confermiamo a oggi l’obiettivo di trattare il paziente zero con l’inizio di aprile 2020. È un complemento importante per la nostra offerta sanitaria, soprattutto consentirà di rafforzare la vocazione oncologica del Mater Olbia, mettendo a profitto l’esperienza del Gemelli che, dato forse non così noto, è il primo ospedale italiano per numero di prestazioni oncologiche».
Sinergia con gli altri ospedali e con le università. Come procede?
«Sono molto soddisfatto. Adesso che con la firma del contratto siamo pienamente integrati nella rete sanitaria, la collaborazione operativa potrà pienamente dispiegarsi, soprattutto, per esempio, nell’ambito della riabilitazione. Ci sono già stati comunque intensi e assolutamente positivi rapporti fra i singoli professionisti. Con l’Università di Sassari i rapporti sono molto buoni, abbiamo già stipulato alcune convenzioni e altri progetti sono allo studio. Vedo grandi prospettive di collaborazione con i centri di ricerca presenti in Sardegna, nei quali ci sono eccellenze di assoluto rilievo internazionale».
Alla fine del mese di settembre avete aperto le porte dell’ospedale alla popolazione organizzando il primo open day. Ed è stato un successo enorme.
«Per noi è stata una piacevolissima sorpresa; credo che ripeteremo l’esperienza magari concentrando le giornate su singole specialità per poter gestire meglio il flusso dei pazienti che è stato davvero imponente. Sostenere una adeguata politica di prevenzione è un fattore essenziale per migliorare il servizio alla salute».
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