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Tensioni in maggioranza la manovra rischia lo stop

Tensioni in maggioranza la manovra rischia lo stop

Difficile che l’ok alla Finanziaria arrivi in tempo: inevitabile l’esercizio provvisorio Fibrillazioni per la presidenza della commissione Bilancio: è lite tra Psd’Az e Fdi

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CAGLIARI. La battaglia contro l’insularità è di tutti, ma «serve maggiore unità e meno liti fra i partiti per dare più peso, in Italia e in Europa, alle rivendicazioni della Sardegna», ha detto l’ex presidente della Regione Mario Floris e leader dell’Uds. La prossima Finanziaria, invece, è solo un problema della maggioranza di centrodestra, che continua a essere schiacciata fra nomine, come la presidenza della commissione bilancio del Consiglio regionale, e conti che non tornano soprattutto nei rapporti complicati con lo Stato.

Insularità. «Se i sardi vogliono vedere affermati, riconosciuti e praticati i propri diritti fondamentali, devono poter contare su strutture politiche, organizzative e di governo che siano pronte e decise a superare le divisioni». È questo l’appello lanciato da Mario Floris, che dopo aver sottolineato «finalmente qualcosa si muove», ribadisce però anche questo: «La Sardegna ha sempre più bisogno di una voce forte e unica», e questo può accadere solo se «tutte le donne e gli uomini di buona volontà, presenti in tutti i partiti, dessero vita a un organismo unitario indipendente, capace di portare a livello nazionale ed europeo le nostre istanze, coinvolgendo la gente, le forze politiche e di governo in un progetto innovativo e credibile». E quindi la stessa insularità – ha sottolineato ancora il leader dell’Uds – non va vista come panacea di tutti i mali, ma deve diventare al più presto un’unica moderna e avanzata proposta istituzionale su come dovranno cambiare i rapporti fra la Regione e lo Stato e fra la Regione e l’Europa».

Finanziaria in bilico. Nessuno della maggioranza lo dice ancora, ma è molto probabile che il via libera alla legge di bilancio della Regione, sarebbe la prima del centrodestra al governo con Christian Solinas, potrebbe arrivare non prima di gennaio. Da settimane l’assessore Giuseppe Fasolino è impegnato, con il suo staff, a preparare una bozza da presentare fra poche settimane al Consiglio, ma l’esercizio provvisorio di almeno un mese sembra inevitabile. Vuol dire che da gennaio in poi la Regione potrebbe essere costretta ad andare avanti a singhiozzo nella gestione di conti e finanziamenti. L’unica strada per evitare l’esercizio provvisorio e che la Finanziaria sia approvata dal Consiglio entro dicembre, ma le premesse sono tutt’altre.

Fibrillazioni continue. Nonostante gli appelli all’unità dopo ogni vertice di maggioranza e anche le sollecitazioni del governatore Solinas, il centrodestra continua a essere attraversato da più di un problema. Uno su tutti: la nomina del presidente della commissione bilancio, ormai vacante da quasi tre mesi dopo le dimissioni di Paolo Truzzu (Fdi), eletto sindaco di Cagliari. Tempo fa il governatore aveva detto: «Non voglio che questa nomina finisca al centro di una disputa fra i partiti ed è per questo che andrò alla ricerca di una figura sopra le parti fra i 36 consiglieri della maggioranza». Ma non l’avrebbe ancora trovata, mentre nel frattempo le tensioni fra Fratelli d’Italia e il Psd’Az, sono loro contendersi la presidenza, invece sono aumentate. Come se non bastasse, la maggioranza è su di giri anche per alcune nomine (Enas, Area e Istituto etnografico) che continuano a essere in bilico da settimane.

Rapporti con lo Stato. La Giunta non è riuscita ancora a chiudere la partita degli accantonamenti. Per la verità gran parte della colpa è del governo Conte-bis. I vari ministri hanno ricevuto, in questi mesi, più di un ultimatum dalla Regione, ma finora da Roberto Gualtieri (Economia) a Francesco Boccia (rapporti con le Regioni) si sono sempre girati dall’altra parte. Con il risultato che la Sardegna non sa ancora se riuscirà a incassare gli arretrati (intorno ai 300 milioni) e neanche quale sarà la quota di accantonamenti che quest’anno dovrà versare per far fronte al debito pubblico nazionale. Forse è anche per quest’incertezza che la Finanziaria 2020 sembra destinata a non essere approvata a dicembre. (ua)

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