Fancello: «Via dai 5 stelle per colpa della Manca»
La consigliera regionale accusa la capogruppo: «Io e Cuccu siamo state bullizzate. Non mi dimetto dall’aula e non passo all’Udc, resto nel Misto senza bandiera»
SASSARI. La burrasca nei 5 stelle non tende a placarsi. L’addio di Elena Fancello ha messo in luce un gruppo regionale, o forse l’intero Movimento, spaccato in due o più tronconi. Non una novità per i 5 stelle sardi, da sempre alle prese con lotte fratricide. Ma mai si era arrivati a uno scambio di accuse feroce come quello in scena questi giorni. Da una parte, la consigliera nuorese che abbandona il Movimento, dopo avere attaccato il gruppo regionale e lo staff politico nazionale, dall’altro la capogruppo Desirè Manca che le chiede di dimettersi da consigliera. Ora è di nuovo il turno di Elena Fancello, che conferma non solo la sua decisione di divorziare dai 5 stelle, ma soprattutto ribadisce le accuse nei confronti della numero uno del gruppo consiliare.
Fancello, la capogruppo ha detto che per coerenza e rispetto per gli attivisti dovrebbe lasciare lo scranno di consigliere.
«Potrei provocatoriamente rispondere chiedendo le sue dimissioni, almeno da capogruppo, visto che la ritengo la principale responsabile della scarsa produttività del gruppo e dell’imbarazzante piega mediatica cui si associa l’immagine del M5s in Consiglio».
Il suo addio però è stato criticato molto dagli attivisti.
«La maggior parte di loro, pur comprendendo la mia scelta e le critiche espresse, non ha condiviso la scelta di passare al Misto, sostenendo che avrei dovuto continuare a combattere dall’interno per un Movimento migliore, così come stanno cercando di fare loro. Con diversi di loro ho rapporti di stima reciproca e le mie competenze e il ruolo da me ricoperto continueranno a essere a loro disposizione per cercare di dare soluzione ai problemi di tutti i sardi. Ognuno di noi, pur con una importante condivisione di principi, ha il proprio limite di sopportazione e tolleranza, oltre il quale non è opportuno andare».
A cosa si riferisce?
«Molto ha inciso la situazione vissuta personalmente a livello di gruppo regionale e nello specifico il comportamento dell’onorevole Manca. Contro me e la collega Carla Cuccu - le dissidenti come ci chiama la stampa - Manca ha adottato un comportamento prevaricatore e discriminatorio. Per dirla con un termine abbastanza in uso oggi, siamo state bullizzate. La spiegazione che mi sono data io è che avere cervelli pensanti in un gruppo è considerato pericoloso per un capo che cerca di incrementare il proprio potere. Da qui la strategia “divide et impera” che ha visto i tre colleghi maschi ripararsi sotto la gonnella della capogruppo e schierarsi contro di me e la collega Cuccu. Laddove non arriva l’autorevolezza, si compensa con l’autoritarismo. Forse la famigerata foto della Manca col busto di Mussolini non era una semplice goliardata».
C’è stato qualche episodio in particolare che l’ha spinta ad accelerare il divorzio?
«Più che singoli episodi, la necessità ormai improcrastinabile di lavorare meglio e più velocemente. Abbiamo a disposizione un budget annuo di 60mila euro per consigliere e io ho chiesto ufficialmente alla capogruppo di poter avere un collaboratore personale, ricevendo, con voto contrario della Manca e dei tre colleghi maschi, un rifiuto senza valide motivazioni. Rifiuto che determina tutt’ora per il gruppo la perdita di importanti risorse che potrebbero essere messe al servizio di una attività politica più incisiva. Dopo 7 mesi, insomma, ho dovuto arrendermi all’assenza di un adeguato spirito di gruppo, di un sereno clima di collaborazione e di stima reciproca, necessari per una proficua attività politica. La prova è nell’imbarazzante situazione, diventata prassi, che le proposte di legge presentate da me e Cuccu fossero firmate solo da noi e non dagli altri componenti del gruppo».
Lei e Cuccu però non eravate presenti all’incontro con il premier Conte.
«Semplicemente perché non ne siamo state informate. Abbiamo saputo dell’incontro soltanto a cose fatte, dalla pagina Facebook del gruppo e dalla stampa. Abbiamo chiesto spiegazioni riguardo a questa esclusione alla capogruppo, senza ovviamente ricevere alcuna risposta».
Potrebbe esserci un ripensamento sul suo addio al M5s?
«No, resto nel Misto senza bandiera. Queste situazioni non si possono risolvere. Non c’è un segretario regionale a cui rivolgersi. C’è solo questo fantomatico staff a Roma».
Si dice sia pronta a passare all’Udc di Oppi.
«Assolutamente no».
Dal Misto cambierà il suo atteggiamento nei confronti della giunta Solinas?
«Io porterò avanti il progetto del mio territorio, oltre che della Sardegna. Mi batterò per la vertenza entrate. E per i giovani e le aziende, che sono la mia vita. E soprattutto non hanno colore politico».
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