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Fenu: partita chiusa per volontà di M5s e Pd

Fenu: partita chiusa per volontà di M5s e Pd

Il senatore grillino esulta per l’intesa raggiunta tra il governo Conte e la giunta a guida centrodestra

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CAGLIARI. L’articolo della Manovra finanziaria nazionale dedicato in esclusiva ai «contenziosi con le Regioni a Statuto speciale» è il numero 100. Nell’ultima bozza uscita da Palazzo Chigi e destinata alle Camere, c’è scritto: «In accordo con il ministero dell’economia e delle finanze è istituito un fondo di 250 milioni per il 2020 e 400 milioni a decorrere dal 2021, destinato alle Regioni a Statuto speciale. Entro il 31 marzo del 2020, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri e su proposta del ministero dell’economia, saranno stabiliti gli enti e le modalità di riparto del fondo». Al di là dell’inevitabile linguaggio burocratico è proprio da questa cassaforte che, nei prossimi mesi, dovrebbero arrivare gran parte degli arretrati che la Sardegna aspetta da anni dopo aver dimostrato: «Buona parte degli accantonamenti imposti finora dai vari Governi erano illegittimi».

Le cifre. La capienza del fondo straordinario è ancora da definire, ma i milioni non dovrebbero discostarsi molto da quelli previsti nella bozza. È vero, nell’articolo numero 100, non c’è un riferimento diretto alla Sardegna, ma è proprio la Sardegna l’unica Regione a Statuto speciale ad aver aperto ancora un contenzioso con lo Stato sui rapporti finanziari. Il Friuli ha chiuso la partita abbastanza di recente, mentre la Sicilia ha blindato da tempo la percentuale degli accantonamenti – è l’1,14 per cento del Prodotto interno lordo regionale – che ogni anno deve versare per far fronte al debito pubblico nazionale. Resterebbe quindi solo la Sardegna, anche se ancora qualcosa dovrà essere chiarito sulla dotazione del fondo straordinario. Ad esempio: per il 2018 da sempre la Regione sollecita il rimborso di 285 milioni, mentre per il 2020 la quota massima prevista dal Governo è 250 milioni. Quindi all’appello mancherebbero 35 milioni ed è probabile che sarà questo uno dei temi al centro della fase finale della trattativa annunciata per questa settimana.

L’indiscrezione dei 5 stelle. Il primo parlamentare sardo a far circolare la notizia dell’esistenza del fondo straordinario è stato il senatore Emiliano Fenu dell’M5s. «Il Governo – ha scritto in un comunicato – è pronto a chiudere il contenzioso con la Sardegna. Ho avuto la conferma anche dal viceministro per gli affari regionali, Antonio Misiani, che mi ha rassicurato sull’ormai imminente accordo per chiudere il caso con la convocazione della Regione a Roma». Per poi sottolineare: «Oggi abbiamo avuto quindi la conferma della volontà da parte del Governo e della maggioranza 5 stelle-Pd di definire finalmente i rapporti finanziari e gli arretrati che spettano alla Sardegna».

Più soldi. Sempre secondo il senatore Fenu, ecco la seconda indiscrezione, alla fine «la riserva finanziaria del fondo ammonterà a 2,1 miliardi ed è proprio da questa dotazione che sarà possibile attingere fino al 2026 per regolare i contenziosi finanziari con le Regioni autonome». Ma dell’esistenza di questa riserva almeno per ora non c’è traccia nella bozza della legge di bilancio nazionale anche se dell’esistenza il senatore del Movimento si dichiara più che sicuro.

La sentenza. Ma qual è la prova regina per cui la Sardegna può pretendere questi milioni? È la sentenza della Corte costituzionale, depositata a gennaio, dopo il ricorso presentato dalla giunta di centrosinistra Pigliaru contro gli accantonamenti, ammontavano a 781 milioni, imposti dal governo Gentiloni con la Finanziaria 2018. A uscire malconcio da quello scontro istituzionale era stato solo Palazzo Chigi, definito all’epoca tiranno nei confronti della Sardegna e soprattutto «incapace di definire, in accordo con la Regione, una cifra equa per risanare il debito pubblico nazionale». Per aggiungere poi anche altre legnate sempre sulle spalle dello Stato: «Con la Regione dev’esserci invece – è scritto nella sentenza – una leale collaborazione e quindi il calcolo degli accantonamenti andrà concordato nel rispetto della dimensione del Prodotto interno lordo regionale rispetto a quello nazionale, alle funzioni e agli oneri a carico della Regione (un esempio su tutti: la sanità) e in base agli svantaggi strutturali permanenti, ai costi dell’insularità, ai livelli di reddito pro capite e al finanziamento dello Stato per garantire i livelli essenziali dei diritti civili e sociali in Sardegna». Sono tutte regole che nessun precedente Governo mai ha applicato e quindi, se l’accordo dovesse essere chiuso in settimana, il primo sarebbe quello giallorosso. Sarà il Conte bis, che però finirà per firmarlo con una Giunta di centrodestra. (ua)

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