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Concorrenza e costi elevati all’origine del crollo

Concorrenza e costi elevati all’origine del crollo

Dopo il boom degli anni scorsi freno dell’export verso Oriente: India e Cina sono diventate competitor

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OROSEI. Dando uno sguardo ai numeri la domanda viene spontanea: perché il marmo di Orosei costa così poco? Come si sa viene venduto a blocchi nella quasi totalità, e il prezzo medio si aggira attorno ai 16 euro a quintale, talvolta meno. È un marmo di serie A, ma viene venduto come fosse di serie C. Ed è in crisi nonostante ciò. Il marmo di Carrara, per dire, costa dieci volte tanto, però è sul mercato da duemila anni contro i 65 di quello di Orosei.

Il problema come sempre è nella globalizzazione: aprendosi con lungimiranza alla platea internazionale, in particolare della Cina ormai una ventina di anni fa, gli imprenditori hanno dovuto accettare lo scotto di entrare in un mercato enorme ma con prezzi minori. Il sistema comunque reggeva sino a poco tempo fa. Poi è accaduto che le maggiori aziende committenti, la Cina e l’India, i paesi più popolosi del mondo, hanno cominciato a produrre marmo a costi ancora più bassi. E senza oneri di trasporto, che sono a carico del destinatario: per tornare all’esempio del mercato cinese, portare i blocchi su gomma sino ai porti sardi costa 500 euro, poi c’è il prezzo dei container e del viaggio: mille, mille 200 euro in genere. E così i più grandi paesi acquirenti sono diventati competitor. Ora sul mercato si è affacciato un altro colosso, la Turchia, che ha un marmo molto simile al “daino” di Orosei.

Che fare per aggirare questi nuovi ostacoli? Una soluzione è nei trasporti, attualmente su gomma almeno in Sardegna. Gli imprenditori vorrebbero imbarcarli su piccoli cargo direttamente a Orosei, magari utilizzando il porticciolo di Osalla, che dista solo qualche chilometro in linea d’aria dalle cave. Il consigliere regionale FrancoMula, ex sindaco di Orosei, sta dando voce a questa ipotesi con una proposta di legge. Altro capitolo sono gli sfridi, cioè il materiale di scarto della lavorazione, che ammonta al 70% dell’estrazione e viene messo in una discarica (veniva in realtà, perché ora è satura). La Regione anni fa si era impegnata a utilizzarlo nel rifacimento delle strade, come base per l’asfalto al posto della terra da riporto. Alle promesse non sono seguiti i fatti. Per fare un esempio, nella costruzione della strada statale Sassari-Olbia nessuna ditta, anche a causa dei ribassi effettuati, ha utilizzato gli sfridi. Poi ci sono i fondi regionali indicati dal piano di rilancio del Nuorese, che nel 2016 destinavano 11 milioni al comparto. Ma a Orosei non si è visto un euro. (paolo merlini)

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