Vertenza entrate, Fasolino: "Abbiamo vinto una battaglia di tutti i sardi"
di Alessandro Pirina
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Il governatore Christian Solinas e l'assessore Giuseppe FasolinoL’assessore regionale al Bilancio dopo l'accordo con il Governo: «Ci siamo accontentati? No, perché l’isola riavrà quello che le è stato tolto»
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SASSARI. Tre mesi fa, di fronte al franare del Conte primo, si mostrava fiducioso che l’accordo sull’entrate la Regione l’avrebbe comunque portato a casa. Oggi, con la firma del governo Conte secondo in cassaforte, confessa che mai avrebbe immaginato questo epilogo. «Credevo saremmo arrivati allo scontro». Giuseppe Fasolino, assessore alla Programmazione e al Bilancio, mostra soddisfatto i risultati di una trattativa che andava avanti da anni, con Stato e Regione in posizioni sempre distinte e distanti. In tre mesi, invece, le due parti hanno trovato il compromesso su accantonamenti, arretrati e contributi straordinari - secondo non pochi detrattori al ribasso - che da un lato restituisce alla Sardegna più o meno quanto le spetta, dall’altro le permette di provare a risollevarsi da una crisi che sembra senza uscita.
Assessore, cosa rappresenta per lei l’accordo siglato due giorni fa a Roma?
«È un’intesa di grande importanza. Innanzitutto, perché il governo ha riconosciuto quelli che erano i diritti della Sardegna. E questo è un aspetto fondamentale. C’è poi quello economico, perché finalmente la nostra isola potrà riavere quello che le era stato tolto in passato. Sono state buttate le basi perché in futuro si possa arrivare a una riduzione degli accantonamenti come già accade per la Sicilia, che prima aveva un trattamento diverso rispetto a oggi. Dal 2020 potremo avere nelle nostre casse 153 milioni in più ogni anno».
C’è chi sostiene che questo accordo non sia una vittoria e che si dovesse ottenere di più.
«Io non credo che ci siamo accontentati, abbiamo ottenuto un grande risultato. Sul pregresso la sentenza della Consulta riconosceva alla Sardegna 285 milioni per il 2018, comunque da concordare con lo Stato. Mentre per il 2019 prevedeva parametri per arrivare a 285 milioni, ma sempre da concordare con lo Stato. Anche nella migliore delle ipotesi sarebbero stati 285 più 153. È vero che non ce li danno subito, ma allo stesso tempo ci è stato permesso di pluriennalizzare i 240 milioni del vecchio disavanzo sanitario in tre anni che avremmo dovuto pagare subito».
L’accordo prevede anche 1,4 miliardi per gli investimenti.
«Innanzitutto, 111 milioni vincolati per l’edilizia sanitaria, più un altro miliardo e 400 milioni che potremo utilizzare per il progetto di Sardegna che abbiamo in mente. Penso alle strade, alla scuola, al rischio idrogeologico, ai siti archeologici. Sono tante le cose di cui abbiamo bisogno e necessitano di essere programmate. Perché queste risorse non riguardano solo questa amministrazione, ma abbiamo davanti un percorso lungo che attraverserà più amministrazioni».
A tal proposito, la battaglia sugli accantonamenti era iniziata con la giunta Pigliaru.
«È una battaglia dei sardi che non può avere colore, chiunque ha governato l’ha portata avanti. C’era il rischio si arrivasse a uno scontro ad altissimi livelli, dopo la caduta del governo ne ero convinto, invece siamo riusciti a chiudere la partita».
Com’è stata la trattativa?
«Abbiamo avuti scontri duri ma è stata portata avanti con lealtà. Il fatto che gli attori di questo accordo rappresentino quasi tutto l’arco costituzionale, con la Regione di centrodestra e il governo di centrosinistra e M5s, dà una grande serenità. Sono felice che l’intesa sia arrivata con un governo di colore diverso dal nostro. È stato fondamentale il rapporto di Solinas con il viceministro Antonio Misiani, oltre al grande lavoro della struttura del mio assessorato che ha lavorato giorno e notte con la ragioneria dello Stato per arrivare al migliore testo».
Assessore, cosa rappresenta per lei l’accordo siglato due giorni fa a Roma?
«È un’intesa di grande importanza. Innanzitutto, perché il governo ha riconosciuto quelli che erano i diritti della Sardegna. E questo è un aspetto fondamentale. C’è poi quello economico, perché finalmente la nostra isola potrà riavere quello che le era stato tolto in passato. Sono state buttate le basi perché in futuro si possa arrivare a una riduzione degli accantonamenti come già accade per la Sicilia, che prima aveva un trattamento diverso rispetto a oggi. Dal 2020 potremo avere nelle nostre casse 153 milioni in più ogni anno».
C’è chi sostiene che questo accordo non sia una vittoria e che si dovesse ottenere di più.
«Io non credo che ci siamo accontentati, abbiamo ottenuto un grande risultato. Sul pregresso la sentenza della Consulta riconosceva alla Sardegna 285 milioni per il 2018, comunque da concordare con lo Stato. Mentre per il 2019 prevedeva parametri per arrivare a 285 milioni, ma sempre da concordare con lo Stato. Anche nella migliore delle ipotesi sarebbero stati 285 più 153. È vero che non ce li danno subito, ma allo stesso tempo ci è stato permesso di pluriennalizzare i 240 milioni del vecchio disavanzo sanitario in tre anni che avremmo dovuto pagare subito».
L’accordo prevede anche 1,4 miliardi per gli investimenti.
«Innanzitutto, 111 milioni vincolati per l’edilizia sanitaria, più un altro miliardo e 400 milioni che potremo utilizzare per il progetto di Sardegna che abbiamo in mente. Penso alle strade, alla scuola, al rischio idrogeologico, ai siti archeologici. Sono tante le cose di cui abbiamo bisogno e necessitano di essere programmate. Perché queste risorse non riguardano solo questa amministrazione, ma abbiamo davanti un percorso lungo che attraverserà più amministrazioni».
A tal proposito, la battaglia sugli accantonamenti era iniziata con la giunta Pigliaru.
«È una battaglia dei sardi che non può avere colore, chiunque ha governato l’ha portata avanti. C’era il rischio si arrivasse a uno scontro ad altissimi livelli, dopo la caduta del governo ne ero convinto, invece siamo riusciti a chiudere la partita».
Com’è stata la trattativa?
«Abbiamo avuti scontri duri ma è stata portata avanti con lealtà. Il fatto che gli attori di questo accordo rappresentino quasi tutto l’arco costituzionale, con la Regione di centrodestra e il governo di centrosinistra e M5s, dà una grande serenità. Sono felice che l’intesa sia arrivata con un governo di colore diverso dal nostro. È stato fondamentale il rapporto di Solinas con il viceministro Antonio Misiani, oltre al grande lavoro della struttura del mio assessorato che ha lavorato giorno e notte con la ragioneria dello Stato per arrivare al migliore testo».
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