L’ex Paci promuove l’intesa: «Gioco di squadra»
Assessore nella precedente giunta Pigliaru, si era impegnato per chiudere positivamente la vertenza
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SASSARI. L’accordo con il governo viene promosso anche da chi guidava l’assessorato prima di Giuseppe Fasolino. Ovvero Raffaele Paci, titolare di Programmazione e Bilancio nella giunta Pigliaru. Assessore che nei quattro anni precedenti ha lottato per avere a un accordo, scontrandosi soprattutto con quelli che sulla carta erano i governi amici.
Paci, come giudica l’intesa tra la Regione e il governo?
«Il mio è un giudizio positivo, perché si va a chiudere una vicenda in ballo da molti anni. Grazie a un lavoro congiunto portato avanti dalla giunta precedente e poi ripreso dalla giunta Solinas c’è stata la possibilità di concludere questa vertenza. Ma ci sono stati anche un governo, un ministro dell’Economia (Roberto Gualtieri, ndr), e uno degli Affari regionali (Francesco Boccia, ndr) che si sono mostrati sensibili».
A differenza del passato.
«Tutti gli sforzi fatti da noi in passato, con l’impugnazione della ultime quattro finanziarie che hanno portato alla clamorosa sentenza della Consulta di gennaio che ha dato totalmente ragione alla Sardegna, hanno fatto capire al governo che non si poteva andare più avanti senza accordo».
Si registrano anche voci contrarie sull’intesa: crede si potesse ottenere di più?
«Sulle cifre si può sempre discutere, ma quando si fa un accordo si deve trovare la linea di equilibrio. Altrimenti si è costretti alle forzature. Noi per primi le avevamo fatte quando abbiamo messo in bilancio i 285 milioni, che non potevamo spendere perché non li avevamo. Ma era una forzatura per rivendicare i nostri diritti».
Le è dispiaciuto, dopo anni di battaglie, non aver messo lei la firma sull’accordo?
«A me fa piacere avere contribuito in modo importante. Se noi non avessimo preparato i dossier giustamente ripresi di Solinas, se non avessimo fatto i ricorsi, se non avessimo tenuto la schiena dritta impugnando le finanziarie di Renzi, Gentiloni e Conte non credo saremmo arrivati a questa conclusione. È la dimostrazione che ci vuole continuità d’azione. Fasolino l’ha mostrata nel modo di confrontarsi con Roma, nei dossier, nelle richieste di prendere la Sicilia come esempio. Ma non sarebbe stato possibile arrivare all’accordo se un governo come quello attuale non fosse stato attento. A differenza di quelli precedenti che hanno avuto bisogno delle bastonate della Corte per capire che questo gioco non poteva andare avanti». (al.pi.)
Paci, come giudica l’intesa tra la Regione e il governo?
«Il mio è un giudizio positivo, perché si va a chiudere una vicenda in ballo da molti anni. Grazie a un lavoro congiunto portato avanti dalla giunta precedente e poi ripreso dalla giunta Solinas c’è stata la possibilità di concludere questa vertenza. Ma ci sono stati anche un governo, un ministro dell’Economia (Roberto Gualtieri, ndr), e uno degli Affari regionali (Francesco Boccia, ndr) che si sono mostrati sensibili».
A differenza del passato.
«Tutti gli sforzi fatti da noi in passato, con l’impugnazione della ultime quattro finanziarie che hanno portato alla clamorosa sentenza della Consulta di gennaio che ha dato totalmente ragione alla Sardegna, hanno fatto capire al governo che non si poteva andare più avanti senza accordo».
Si registrano anche voci contrarie sull’intesa: crede si potesse ottenere di più?
«Sulle cifre si può sempre discutere, ma quando si fa un accordo si deve trovare la linea di equilibrio. Altrimenti si è costretti alle forzature. Noi per primi le avevamo fatte quando abbiamo messo in bilancio i 285 milioni, che non potevamo spendere perché non li avevamo. Ma era una forzatura per rivendicare i nostri diritti».
Le è dispiaciuto, dopo anni di battaglie, non aver messo lei la firma sull’accordo?
«A me fa piacere avere contribuito in modo importante. Se noi non avessimo preparato i dossier giustamente ripresi di Solinas, se non avessimo fatto i ricorsi, se non avessimo tenuto la schiena dritta impugnando le finanziarie di Renzi, Gentiloni e Conte non credo saremmo arrivati a questa conclusione. È la dimostrazione che ci vuole continuità d’azione. Fasolino l’ha mostrata nel modo di confrontarsi con Roma, nei dossier, nelle richieste di prendere la Sicilia come esempio. Ma non sarebbe stato possibile arrivare all’accordo se un governo come quello attuale non fosse stato attento. A differenza di quelli precedenti che hanno avuto bisogno delle bastonate della Corte per capire che questo gioco non poteva andare avanti». (al.pi.)
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