I piccoli negozi affondano, in dieci anni addio a 1 su 5 in Sardegna
Commercio al dettaglio, nell'isola il dato peggiore a livello nazionale. Bene invece la grande distribuzione alimentare che cresce del 6 per cento
SASSARI. I piccoli negozi, quelli di quartiere a due passi da casa, affondano. Un crollo generale, da un capo all’altro dell’Italia. Ma particolarmente sentito in Sardegna. Se infatti, come ha rivelato il report curato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’Italia ha perso quasi 200 mila negozi di vicinato negli ultimi 10 anni, con una percentuale pari al -12,1, nell’isola il valore sale sino a -19,1: è proprio la Sardegna la regione più colpita dalla moria. Dopo la Sardegna, i negozi più colpiti sono stati quelli di Abruzzo con -18,3% e Umbria con -16,6%. L'andamento delle imprese attive nel piccolo commercio, invece, ha subito la riduzione più significativa in Valle d'Aosta con -18,8%, in Piemonte con -14,2% e in Friuli Venezia Giulia con -11,6%. Di segno opposto la Calabria (+3%), il Lazio (+3,3%) e la Campania (+4,6%). E la conseguenza della crisi degli ultimi dieci anni è stato il taglio dei consumi per un importo pari a 21,5 miliardi di euro.
L'anno scorso, la spesa complessiva dei nuclei familiari del Paese è stata pari a poco più di 1.000 miliardi di euro. E se dal 2007, anno pre-crisi, al 2018 il valore delle vendite al dettaglio nei negozi di vicinato è crollato, nella grande distribuzione è invece salito del 6,4%. Per quanto riguarda la Sardegna, all’interno della grande distribuzione domina il segmento discount, con alcuni marchi nazionali che resistono e annunciano massicci investimenti e altri invece che arrancano o gettano la spugna. In generale, si può dire che in Sardegna, complice anche la straordinaria offerta, i sardi preferiscono fare la spesa nei centri commerciali e nelle catene della grande distribuzione. Un trend proseguito anche nei primi 9 mesi del 2019: mentre nei supermercati, nei discount e nei grandi magazzini le vendite sono aumentate dell'1,2%, nelle botteghe e nei negozi sotto casa la contrazione è stata dello 0,5%».
A livello regionale le contrazioni maggiori si sono verificate in Umbria (-443 euro al mese), in Veneto (-378 euro) e in Sardegna (-324 euro). In controtendenza i risultati in Liguria (+333 euro al mese), in Valle d'Aosta (+188 euro) e in Basilicata (+133 euro). La situazione di difficoltà è proseguita anche nell'ultimo anno, in particolar modo al Nord: in Lombardia, in Trentino Alto Adige, in Emilia Romagna, in Piemonte, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia la spesa mensile media delle famiglie nel 2018 è stata inferiore a quella relativa al 2017. Dall'analisi delle funzioni di spesa, sempre tra il 2007 e il 2018, la contrazione più importante ha riguardato l'acquisto dei beni (-10,3%), mentre i servizi sono cresciuti del 7%. Nel dettaglio, i beni non durevoli sono crollati del 13,6%, quelli semidurevoli si sono ridotti del 4,5% e quelli durevoli del 2,8%.
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