La Nuova Sardegna

L’Ue: «Stop all’embargo se abbattete 500 maiali»

di Giusy Ferreli
L’Ue: «Stop all’embargo se abbattete 500 maiali»

Il commissario a Urzulei visita gli allevamenti: presto l’isola sarà un modello 

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URZULEI. «Non c’è nessun embargo. Ci sono solo delle restrizioni derivanti dalla peste suina africana nella Sardegna, restrizioni che potranno essere tolte non appena si procederà all’abbattimento degli ultimi 5-600 maiali bradi illegali rimasti». Quando il commissario europeo alla Salute e alla sicurezza alimentare, il lituano Vytenis Andriukaitis, pronuncia queste parole l’aria del Supramonte si fa fredda e pungente.

Il commissario, arrivato in Ogliastra per toccare con mano i risultati ottenuti a Urzulei grazie alla collaborazione tra amministratori comunali, allevatori e Unità di progetto per l’eradicazione della Psa, nella mattinata ha indicato la strada maestra per arrivare finalmente alla soluzione di una piaga che affligge l’economia sarda da 40 anni.

La strada è quella degli abbattimenti. Si è interrotta quasi un anno fa (l’ultimo blitz contro i maiali clandestini risale all’8 febbraio) ma ormai si è in dirittura d’arrivo. «Siamo alla fine di questo percorso, serve soltanto un altro piccolo sforzo» ha detto il cardiologo lituano prestato alla Commissione europea.

Poco prima ha incontrato gli allevatori di Urzulei che si sono regolarizzati, ha ascoltato le loro preoccupazioni per i costi di attività che ancora non riescono a produrre reddito e ha scambiato le sue impressioni con gli amministratori comunali guidati dal sindaco di Urzulei, Ennio Arba. Dichiarando in maniera inequivocabile che, se si procederà ad abbattere i capi clandestini rimasti, i tempi per l’entrata di salumi e prosciutti sardi nel mercato europeo potranno essere rapidi. «Credo che entro l’anno, se si andrà avanti subito con gli abbattimenti, potremmo dare il via libera alla commercializzazione dei prodotti e subito dopo studiare un programma di finanziamenti a sostegno degli allevatori locali» ha detto ancora Andriukaitis che ha indicato un’altra, interessante prospettiva.

«La questione importante ora- ha sottolineato il commissario- è studiare un modello economicamente sostenibile per supportare gli allevatori locali. C’è un potenziale enorme per sviluppare questo comparto ed è fondamentale dare sostegno con dei progetti pilota». Il commissario lituano, che a breve verrà sostituito dalla cipriota Stella Kyriakides, vede nella Sardegna un modello “in fieri” capace di competere addirittura con il prosciutto iberico, pagato profumatamente dai gourmet di mezzo mondo. «Tutti conosciamo il Pata negra. Qui, una volta eradicata la malattia ci sono tutte le condizioni, a partire da quelle ambientali, per lanciare una Pata negra sardo, magari migliore». Il percorso tracciato dal commissario europeo ha però la necessità del rush finale. Nelle campagne della zona calda, a cavallo tra Ogliastra e nuorese c’è ancora chi si ostina a voler allevare i suini in maniera illegale. Sono questi animali il veicolo di trasmissione della malattia con i cinghiali che alimentano un circolo vizioso in grado di annullare tutti gli effetti della campagna messa in campo dalla Regione. Nel tour isolano, il commissario europeo, accompagnato e da uno stuolo di operatori e dai responsabili dell'Unità di progetto (tra gli altri Alberto Laddomada, direttore dell’Istituto zooprofilattico della Sardegna e Francesco Sgarangella, a capo del Servizio di prevenzione dei servizi veterinari), ha detto senza inutili giri di parole quello che in tanti pensano da anni. E cioè che la Sardegna ha tutte le potenzialità per sviluppare il comparto, che negli ultimi anni si sono fatti decisi passi in avanti verso l'eradicazione del morbo e che, tuttavia si è ostaggio dei pochi, pochissimi capi lasciati a pascolare allo stato brado senza controlli sanitari. Un'isola che deve fare i conti con i pochi che ancora si ostinano a mantenere una tradizione che, pur avendo profonde radici culturali, si è rivelata estremamente dannosa per l’economia dei territori. È questa ostinazione a tenere in ginocchio il comparto suinicolo sardo da oltre 40 anni ma forse è davvero arrivata l' ora di voltare pagina.

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