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Sabbia, crisi dell’export anche i sindacati in allarme

Sabbia, crisi dell’export anche i sindacati in allarme

Carrus, Cgil: «Deve essere garantita la continuità delle merci. È una priorità» A rischio i cinquecento posti di lavoro delle imprese dell’intero settore

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SASSARI. L’allarme lanciato dalle imprese che estraggono sabbie silicee e minerali viene raccolto dal sindacato. È stato l’assessore ai Trasporti Giorgio Todde a spiegare il pericolo di un crollo di tutto il sistema produttivo che dà lavoro a 500 operai. Ogni anno vengono estratte 2 milioni di tonnellate di materia prima che viene esportata nella penisola. In totale 50mila viaggi di camion che arrivano oltre Tirreno e che da soli valgono il 25 per cento del movimento di tutti i tir sulle navi. Mezzi che partono carichi di sabbia e ritornano con altri beni importati nell’isola. Questo circuito rischia di interrompersi. Il motivo è semplice: l’assenza di certezze sulla continuità territoriale marittima delle merci. L’assessore Todde per primo si è schierato con le imprese e i lavoratori e ha lanciato un ultimatum al ministro dei Trasporti. Ha chiesto un confronto urgente e una convocazione a Roma per comprendere quali siano i piani e i progetti del governo. A luglio del 2020 scade la convenzione con la Tirrenia, che vale oltre 70 milioni di euro all’anno, ma non si sa nulla di quella nuova e i tempi rischiano di essere troppo stretti per un nuovo bando, ma anche per una eventuale proroga dell’attuale regime.

Il sindacato. Ma anche il sindacato scende subito in campo per difendere i 500 lavoratori delle tre imprese che gestiscono il settore dell’estrazione, del trasporto e della trasformazione delle sabbie silicee. «Una situazione inaccettabile e che ci preoccupa molto – spiega il segretario regionale della Cgil Michele Carrus –. Non si può accettare che le aziende sarde vengano penalizzate dalla assenza di certezze sui trasporti. E ancora di meno si può accettare che 500 lavoratori perdano il lavoro. Ma si deve andare a monte di questa vicenda. C’è un aspetto che deve essere messo in evidenza. La Sardegna ha bisogno di un sistema di trasporti efficiente per le persone e le merci. Questo vuol dire che deve avere un servizio di qualità che garantisca costi, frequenze e competitività al sistema produttivo. Gli imprenditori sardi devono avere le stesse condizioni di quelli che lavorano nella penisola. Per questo è necessario un riequilibrio del fatto di essere un’isola. Perché la Sardegna non solo è un’isola, ma è anche un unicum nel Mediterraneo. È il doppio della Corsica e ha 4 volte i suoi abitanti. È l’isola di grandi dimensioni più lontana dalla terraferma. Per questo l’Europa dovrebbe riconoscere il suo status di regione ultraperiferica».

Carrus ha qualche dubbio anche sull’efficacia della lotta per l’insularità in Costituzione. «Lotta nobile e giusta nei suoi principi, ma sono convinto che sia necessario l’intervento della politica. Non basta scriverlo».

Poi l’affondo sulla continuità. «Si deve parlare di continuità in un senso globale. Di intermodalità, di un sistema insufficiente per i bisogni della Sardegna – continua Carrus –. Per prima cosa non si possono considerare in modo separato la continuità marittima e quella terrestre. Né si può dimenticare la continuità delle merci, che è un capitolo centrale per far camminare l’economia della Sardegna alla stessa velocità di quella delle altre regioni. Ma in questo caso io chiamo in causa anche la Regione, che ha responsabilità. Non elabora un piano dei trasporti da decenni. Si va avanti con la continuità marittima decisa ai tempi del governo Berlusconi dal ministro Altero Matteoli, che da oltre 70 milioni di euro alla Tirrenia per un servizio che mi pare non soddisfi il mercato. Ma vado oltre dove è il piano strategico della Regione. Qual è la sua posizione sulla continuità marittima. Qual è la sua proposta su quella aerea. Il governatore e l’assessore dicono di avere presentato un modello di Ct1 a Roma, ma con chi hanno discusso Hanno deciso da soli senza il confronto con nessuno? Credo che questi nodi siano centrali e siano la base per evitare che si verifichino emergenze come quella che sia abbatte sul sistema di estrazione della sabbia». (l.roj)

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