Romina Meloni, parlano le sorelle: lei non c’è più, voi salvatevi

Il ricordo della donna di Ozieri uccisa a Nuoro dall’ex compagno e l’invito alle vittime: denunciate

SASSARI. L’ultimo ricordo che hanno di lei è il sorriso felice. Perché Romina, che nella vita ne aveva passate tante, non aveva mai perso la voglia di vivere, di andare avanti con ostinazione alla ricerca della felicità. «Mia sorella era una persona positiva, non si abbatteva mai. Andava incontro all’amore e finalmente l’aveva trovato». Gabriella è una delle cinque sorelle di Romina Meloni, la donna di Ozieri di 49 anni uccisa il 31 marzo dell’anno scorso a Nuoro dall’ex compagno Ettore Sini. L’uomo, agente di polizia penitenziaria a Badu’e Carros, non accettava la fine del loro rapporto e il fatto che Romina avesse iniziato una nuova relazione. «Con Gabriele, la persone che l’aveva resa di nuovo felice», racconta Gabriella. Con lei c’è anche Claudia, la sorella più giovane. Insieme ricordano con commozione Romina, provano a spiegare come tutto sia cambiato da quando lei non c’è più. «Nostro padre Giuseppe – dice Claudia – un omone grande e grosso, da quando Romina se n’è andata è diventato la metà. Parla spesso di lei, guarda le fotografie e viene sopraffatto dalla tristezza. Piange spesso». Come tutti loro, una famiglia molto unita – sei sorelle, tre fratelli, nipoti e cognati – all’interno della quale Romina aveva un ruolo importante. «Lei parlava con tutti – dice Claudia – e dava consigli preziosi. Ci incoraggiava con il suo sorriso contagioso». Era una persona amata Romina, per la sua gentilezza e la disponibilità con tutti nonostante la fatica: «Sgobbava tutto il giorno nelle strade di Ozieri come operatrice ecologica e trovava anche il tempo di fare volontariato nella Protezione civile. E non si lamentava mai». Solo negli ultimi mesi ogni tanto quel sorriso si spegneva.

Il motivo l’aveva confidato alla sorella Gabriella: «Ho paura, mi manda tanti messaggi, vuole tornare con me, mi pedina – mi aveva detto –. Io le avevo suggerito di denunciare il suo ex, di non aspettare perché poteva diventare pericoloso». Romina però non le aveva dato ascolto, «temeva che lui si arrabbiasse ancora di più – dice Gabriella – forse che potesse prendersela con i figli, l’amore più grande di Romina. Allora ha aspettato, sperava che lui si stancasse, che accettasse la fine del loro rapporto. Così non è stato».

Quella sera l’ex compagno ha deciso che se Romina non poteva essere più sua non doveva appartenere a nessun altro uomo: ha sparato a lei e ha quasi ucciso anche il compagno Gabriele Fois, uscito dal coma solo dopo molti mesi. Ecco perché dalle sorelle di Romina Meloni arriva un messaggio forte a tutte le donne vittime di violenza o di stalking da parte di mariti, ex compagni o spasimanti respinti: «Andate a denunciare, chiedete aiuto – dicono Gabriella e Claudia – e allontanatevi da chi vi fa del male». Ancora: «Non fate l’errore di pensare che certe cose a voi o alle persone che vi sono care non possano succedere. Anche noi eravamo convinti di questo, sino a quella sera terribile, quando Romina è stata uccisa. Nessuno è immune, tutte siamo a rischio e dobbiamo tutelarci».

Otto mesi dopo di Romina resta un dolce ricordo. La famiglia chiede giustizia per lei e per i suoi due figli, Nicola di 27 anni e Alessandro di 14, che hanno perso la mamma in una maniera così atroce. E poi resta quell’ultima immagine: Romina sepolta con le scarpette rosse, simbolo della violenza sulle donne, di un amore malato che diventa follia.

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