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Export sabbia, la ricetta di Cherchi

Export sabbia, la ricetta di Cherchi

L’ex vicario della Zir di Chilivani: «Creiamo delle aziende a bocca di cava»

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SASSARI. Le imprese che estraggono e trasportano la sabbia non sono sole. L’allarme lanciato in questi giorni dalle aziende viene ripreso da Gianmario Cherchi, che ha un’esperienza profonda della materia. Ex vicario della Zir di Chilivani e già vicepresidente Aniem-Api Sarda, con delega regionale per il settore estrattivo. Lui già più di 20 anni fa aveva proposto di creare delle aziende a bocca di cava che trasformassero nell’isola la sabbia in ceramica e piastrelle. «Sono convinto sia la soluzione – spiega Cherchi –. L'economia dell'isola deve essere reattiva e rimanere in piedi. Da vicario della Zir regionale di Chilivani, lanciai l'appello per lavorare in loco, con la costruzione di opifici a bocca di cava, per la trasformare i silicati in piastrelle e ceramiche e per creare occupazione. E proprio dell'industria della ceramica si parlò a Fiorano Modenese, già dal febbraio del 1990, in occasione di un tavolo di lavoro allestito dall’assessorato della Provincia, a cui parteciparono anche i rappresentanti istituzionali del Logudoro-Goceano, del Monte Acuto e le delegazioni industriali dell'Assopiastrelle emiliane. Come operatore dell'industria estrattiva, ebbi modo di sollecitare gli imprenditori del settore perché prendessero in considerazione l'opportunità di realizzare in tempi ragionevoli un polo della ceramica nel Nord Sardegna. È doveroso, anche in funzione sociale, credere nella consapevolezza di sfruttare adeguatamente le risorse naturali esistenti nell'isola, specialmente nei territori del Logudoro. Gran parte del caolino utilizzato dall'industria modenese è coltivato a cielo aperto nelle cave del territorio. Così come le sabbie silicee e il lapillo vulcanico, che sono i componenti base per la confezione del “biscotto”. L’unico modo per non vedere la materia prima lasciare l’isola per essere trtasformato in altre regioni. L'area del modenese è satura, ha raggiunto una buona occupazione con le fabbriche a regime tanto da creare dei problemi di natura ambientale».

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